WINFLY: PIU’ CHE FESTEGGIARE IL NOSTRO ABBANDONO A PISTICCI C’E’ SOLO DA VERGOGNARSI

Nota Presidenza Winfly (Gruppo Cestari)

L’annuncio del nostro abbandono, definitivo, dell’aviosuperficie Mattei di Pisticci, diffuso con tono trionfante dall’amministratore del Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Matera, ultimo in ordine di tempo della lunga lista di amministratori del Consorzio e della Regione responsabili della scandalosa inattività della struttura aeroportuale, dovrebbe far arrossire di vergogna chi lo ha fatto e tutti quelli che hanno responsabilità in questa storia che ha solo danneggiato i lucani e ha distrutto speranze di sviluppo.

E’ facile scaricare colpe proprie e ben individuabili su Winfly – unica società che in più di tre anni ha investito risorse finanziarie, umane, strumentazioni proprie con l’obiettivo di accelerare l’operatività dello scalo, oltre che per promuovere la Valbasento, Matera e l’intera Basilicata – pur di tentare di nascondere anni di inadempienze, ostacoli disseminati, boicottaggi, discriminazioni e penalizzazioni anche per favorire i piani, anch’essi miseramente falliti e dopo milioni di euro impiegati, dell’aeroporto di Pontecagnano-Salerno.

Siamo certi che la verità verrà a galla e da parte nostra c’è il massimo impegno a raccontare ai lucani cosa è realmente accaduto in questi lunghi anni. 

E’ una storia segnata da responsabilità politiche degli assessori regionali ai Trasporti che si sono succeduti con le giunte di centrosinistra del Presidente Pittella – Berlinguer, Benedetto, Castelgrande – sino al passaggio di testimone all’attuale assessore Merra della giunta Bardi. Ed anche fortemente segnata da responsabilità amministrative degli uomini del Consorzio Sviluppo Industriale di Matera del passato  – Chiurazzi, Di Chio – e del presente (Fuina). Si badi ai compensi elargiti: oltre 400 mila euro per Chiurazzi, oltre 120 mila euro l’anno per Di Chio  sino agli 80mila annui per l’attuale dg Fuina. Anche l’atteggiamento “silente” della sindaca di Pisticci Verri non è servito a nulla.

Winfly nonostante abbia costantemente  subito uno sleale atteggiamento di contrapposizione e – sia chiaro – deve essere ancora pagata per i danni accumulati in anni (circa 1.800.000 euro di attrezzature deperite in hangar e le somme spese per riattivare un edificio da dedicare a scuola di volo , con la pista chiusa da 4 anni senza operatori idonei) , non ha mai impedito lo sviluppo della pista Mattei, come testimoniano le azioni, iniziative, protocolli di intesa sottoscritti con altre società  che gestiscono aeroporti italiani sino a programmare attività per far arrivare a Pisticci delegazioni diplomatiche, gruppi di imprenditori che avevano manifestato la volontà di insediarsi in Val Basento ad una condizione: disporre di un aeroporto in grado di garantire la mobilità di persone e merci.

Basterebbe chiedere a chi oggi fa festa per la nostra partenza quante imprese si sono insediate in Val Basento in questi anni e quanti posti di lavoro si sono persi per occupazione diretta ed indotta a causa della chiusura dell’aviosuperficie. Un’infrastruttura aeroportuale inoltre che avrebbe potuto avere un ruolo strategico e fondamentale per il trasporto sanitario lucano (tanto più in emergenza pandemica) oltre che per servizi di Protezione Civile e diventare hub per Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, ecc. e, come da nostro progetto, diventare Polo Didattico per formare personale di volo e tecnici specializzati.

Winfly (Gruppo Cestari), insieme ad una campagna per ristabilire la verità dei fatti , ha deciso di non investire qui più un euro, augurando ai lucani che i sogni di  Enrico Mattei di volare da Pisticci e di industrializzazione della Val Basento possano realizzarsi anche se, francamente, non si intravedono politiche, strategie ed azioni in questo senso.

Forse il modo più efficace per racchiudere sinteticamente questa storia è il titolo utilizzato dal Sole 24 Ore per un articolo di qualche tempo fa a firma dello scrittore Giuseppe Lupo, “La pista sul futuro in una terra che non decolla”.

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