LA NOSTRA STORIA. QUEL VENERDI NERO DELLA SETTIMANA SANTA DI TANTI ANNI FA

PISTICCI. La nostra storia, torna su un episodio legato alla  Pasqua  di tanti anni fa. Un  venerdì “nero” di quella settimana santa che, non sappiamo, quanti ancora ricordano, per il modo in cui fu vissuto e il clamore e lo sdegno che suscitò nei fedeli pisticcesi. Nessuno mai, dal clero ai fedeli,  pensava di poter assistere ad  uno spettacolo  che suonò di offesa alla chiesa pisticcese e al popolo tutto che allora cominciava a gustare i primi segnali della fine della guerra. Episodio, riesumato tra ricordi e racconti d’epoca. E’ necessario comunque, per meglio capire quello che si verificò,  ricordare quelli che erano quei tempi di grande difficoltà e miseria, per un popolo come il nostro che comunque, nonostante tutto quello che aveva attraversato in 5 anni di conflitto, cercava di risollevarsi senza comunque mai perdere il senso della fede. Nella nostra città, da qualche tempo, si erano creati degli strani gruppi, spalleggiati, si diceva, da altre persone che rimanevano dietro le quinte. Gruppi che si notavano spesso per episodi  più o meno impositivi e violenti  verso cittadini tranquilli che, magari non intendevano a sottomettersi. Persone che comunque cercavano di imporre i loro voleri  ed a cui nessuno o solo pochi, tentava in qualche modo di reagire.  Come è noto, da sempre, anche qui, ogni anno si celebra la Settimana Santa in preparazione della Pasqua di Resurrezione, il cui momento clou è rappresentato dalla celebrazione dei santi misteri del “venerdì santo”, con le processioni delle varie parrocchie. Allora, quella più importante, era la  pomeridiana e serale con le statue di Gesù morto e dell’Addolorata, che partiva dalla chiesa Madre, si congiungeva in piazza San Rocco con l’altra della  Concezione e proseguiva per le principali vie dell’abitato fino a sera. Fu proprio in piazza San Rocco quel venerdì, che un gruppo di queste persone si “impadronì” ( è la parola esatta) quasi con violenza, delle immagini sacre in corteo, caricandole in spalla e iniziando uno strano rito che  consisteva nel rallentare a loro piacimento e in modo sconsiderato, la marcia del corteo, praticando un passo avanti e diversi indietro.  Praticamente quindi il corteo quasi non camminava e avanzava in modo più che anomalo, a passo di “lumaca”, atteso che si doveva coprire un lungo percorso attraverso l’abitato. A nulla valsero le tante proteste dei fedeli lungo il tragitto e soprattutto quelle dell’Arciprete don Vincenzo Di Giulio che usò parole forti contro queste persone e che già durante la predica del giovedì santo – come lo stesso qualche anno dopo ci ricordò –  avendo intuito quello che poi doveva accadere, li aveva quasi “pregato” di desistere da quegli insani propositi. Quella processione, per rispetto al momento di passione, non fu interrotta anche se molti la abbandonarono, e fece il suo rientro in chiesa, “solo”  intorno alle ore  4 della  mattina successiva. Una cosa inaudita che significò una vera, grande indignazione e offesa per i simulacri, per il clero pisticcese e per i fedeli. Una cosa mai vista. Questo purtroppo,  fu quel   “venerdì santo nero”  di tanti anni fa.

MICHELE SELVAGGI

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