Familismo amorale a 5 stelle

Quasi un’ovvietà.
A differenza del portavoce del sesto piano di via Moro, questa volta il bando pubblico c’è stato e, su circa 140 partecipanti, l’hanno spuntata due nomi che circolavano da mesi ben oltre via Moro, tanto da essere azzeccati anzitempo attraverso i social media.

Una virtù divinatoria che aveva indicato l’esito di una scelta annunciata in due militanti del M5S.

Di più, a quanto pare, uno dei due, già candidato alle ultime comunali, sarebbe legato sentimentalmente con una esponente di governo pentastellata.

La cosa non è passata inosservata, ovviamente.
Ha suscitato un vespaio di polemiche a valle di una contraddizione in termini con la politica di una formazione che, sempre sui social – usati come assillante cassa di risonanza specialmente dal sindaco – ha criticato duramente i partiti tradizionali quali campioni di clientelismo e occupazione del potere.

Questa volta a ripetere “vergogna” sono proprio alcuni militanti che non hanno mai digerito certe pratiche, quelle che hanno da sempre attribuito ad altri.

Un male endemico denunciato con convinzione e a più riprese ma che, per ironia della sorte, ora torna indietro come un micidiale boomerang sulla bocca di chi lo ha scagliato da sempre con veemenza, senza sconti nei confronti dei protagonisti della “vecchia politica”.

Che dire?
Sembra un film già visto. Inevitabilmente, viene in mente l’espressione “familismo amorale”, che è diventata di uso corrente da quando il sociologo statunitense Edward Banfield studiò una comunità della Basilicata con l’obiettivo di trovare conferme a un difetto permanente, a suo giudizio, alla base dei mali profondi della società italiana.

In particolare, nel Mezzogiorno spiegava l’arretratezza, l’avversione nei confronti dello spirito di comunità, ovvero quello che Bennardi ha evocato come un disco rotto durante tutta la campagna elettorale.
Il nemico, per il sindaco, era sempre da un’altra parte, nel lato oscuro della politica di chi non riesce a cooperare, se non per un tornaconto personale.

Combatteva, a parole, proprio il familismo amorale, quello che ripete da sempre il fatidico “tengo famiglia”, quello che si comporta secondo una retriva “regola aurea”: massimizzare i vantaggi materiali e immediati del nucleo di parenti, del clan degli amici e dei militanti, dei “clientes”, come li definivano lapidariamente i latini.

Vizi che denunciano i guasti provocati dalla cronica carenza di senso civico.
Combattuti nelle piazze ma, di colpo, praticati nelle chiuse stanze di un improvviso potere piovuto, per una serie di contingenze favorevoli, nelle mani dei pentastellati materani, la cui lista – dopo oltre tredici anni di militanza sul territorio – si è attestata intorno al 10 per cento dei consensi.

Molto peggio hanno fatto gli alleati, benché i prodigi del maggioritario abbiano premiato, oltre ogni misura, anche chi ha palesemente perso le elezioni con un misero 4 per cento dei consensi. Oggi, però, tutti insieme vanno a fare compagnia a chi li ha preceduti al sesto piano di via Moro.

Non c’è dubbio, viva il cambiamento.

Pasquale Doria (Matera Civica), Giovanni schiuma e Marina Susi (Centrosinistra).

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