EXPORT MADE IN ITALY NEL MONDO: LA “”RICETTA”” CAMERAITALAFRICA

La seconda ondata della pandemia ha inferto un duro colpo all’export Made in Italy nel mondo, ma il ‘food and beverage’ resiste. Anche se si arena su un faticoso +0,1% nei primi 10 mesi del 2020 (rispetto al 2019), resta comunque in netto vantaggio rispetto al -12,0% delle esportazioni complessive del Paese. I più tradizionali e economici alimenti della dieta mediterranea aiutano a calmierare il carrello della spesa, con incrementi sui 10 mesi 2020 pari al +15,6% per la pasta. Mentre scendono i vini (-8,4% in valore) e le acque minerali (-8,5% in valore). Il comparto delle Dop italiane ha raggiunto un fatturato nel 2019 di 16,9 miliardi, pari all’8,4% del fatturato agroalimentare complessivo del Paese, equivalente a 202 miliardi (145 miliardi di industria alimentare + 57 miliardi del primario). E sul fronte dell’export, sempre nel 2019, un risultato pari di 9,5 miliardi di euro, pari al 21,9% dell’intero export agroalimentare italiano (43,4 miliardi). 

Nel 2019 l’interscambio commerciale tra Italia e Africa ha avuto un volume pari a 19,5 miliardi di euro, che rappresenta il 4,3% del totale degli scambi tra l’Italia e il resto del mondo. E’ quanto emerge da una ricognizione effettuata dal Centro Studi della Camera di Commercio ItalAfrica centrale. L’Italia si conferma così primo investitore europeo nel continente africano, con un trend stabile da 3-4 anni.
”Questi dati – ha dichiarato l’Ing. Alfredo Cestari, presidente della CdCItalAfrica Centrale – confermano l’enorme potenzialità che il mercato africano rappresenta per il nostro Paese e la capacità degli imprenditori italiani di essere presenti in questo contesto, ma ci dicono anche che si sono ormai affacciati in Africa competitor agguerriti come la Turchia e, ovviamente, la Cina, che potrebbero approfittare della crisi prodotta dal coronavirus per acquisire ulteriori quote di mercato”. ”L’Italia – ha aggiunto Cestari – ha partnership molto forti con Sud Africa, Nigeria e in generale con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, ma ci sono ampi margini per rafforzare il nostro interscambio con Angola, Burkina Faso, Tanzania, Uganda, Senegal. Occorre allora un’azione di sistema, che veda l’Italia e in particolare il Mezzogiorno sempre più proiettata verso l’Africa, i cui mercati si espanderanno ulteriormente nel futuro”. ”E’ per questo che la CdCItalAfrica ha messo appunto il progetto Sud Polo Magnetico che stiamo presentando e promuovendo presso le istituzioni meridionali e nazionali in queste settimane”, ha continuatoCestari. Per la Basilicata – secondo i dati Bankitalia 2019 – l’esportazione verso Paesi dell’Africa raggiunge i 59 milioni di euro, un livello decisamente basso che al tempo stesso esprime un potenziale di export decisamente alto. Sud Polo Magnetico” trova in Basilicata tutte quelle condizioni, quelle potenzialità non sfruttate appieno che ne fanno un posto ideale per implementare il progetto di sviluppo. Mettiamo innanzitutto al centro la valorizzazione del Sud da un punto di vista delle infrastrutture. Se non si fa questo, avremo sempre un’Italia che viaggia a due-tre velocità. Per conferire di nuovo un ruolo al Mezzogiorno d’Italia dovremo guardare non solo al mercato europeo o del nord Italia, quanto piuttosto presentare le zone economiche speciali alle imprese che guardano al nostro territorio come la piattaforma geografica, fisica, per entrare nel grande ambito africano restando con i regolamenti europei.

Un progetto – continua Cestari – che potrebbe rappresentare un’opportunità innovativa laddove il Covid-19 ha costretto a rivedere quasi completamente le consolidate relazioni economiche. Non so se questa sia la strategia più semplice o vantaggiosa ma sicuramente è da tenere in grande considerazione. Altrimenti per gli imprenditori del nostro Sud, dopo questa tragica situazione arrivata dopo una fase già difficile, diventerà sempre più dura. O a queste imprese si danno risposte e strumenti finanziari adeguati, o saremo costretti a guardare con negatività una mancata attenzione verso questo grande mercato. E potrebbe essere troppo tardi quando le nostre imprese se ne dovessero accorgere”.

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