PISTICCI: 21 NOVEMBRE 1976 LIBRO DI DON ROCCO ROSANO RACCONTA LA FRANA CHE SPAZZO’ VIA IL RIONE CROCI

PISTICCI. Quel 21 novembre 1976. Una data storica che segnò uno dei più grandi disastri della Basilicata. Doveva essere una tranquilla domenica di autunno, con la celebrazione, della festa di Madonna delle Grazie nella cappella della Valle del Cavone. Invece quella mattina i TG e i GR nazionali, riportarono in prima pagina il disastroso evento solo di qualche ora prima. Il tutto consumato in pochi minuti di una notte piovosa. Un vasto movimento franoso, aveva di colpo cancellato l’antico, storico rione Croci. Un disastro, per fortuna senza vittime, e questo grazie all’impegno del sindaco di allora, l’on. Nicola Cataldo, che con coraggioso e responsabile intervento – coadiuvato dal Capo dell’Ufficio Tecnico geom. Michele Motta,dal Comandante dei VV.UU. Cap. Rocco Silletti e dallo assistente geom. Peppe Coriglione, il vice sindaco Antonio Calciano e l’Assessore Mingo Bellini – si era prodigato fino a pochi minuti prima della tragedia, per convincere i residenti restii ad abbandonare le case. Cataldo, abitante di quel rione, conosceva uno per uno tutti. Li supplicò e alla fine, pochi istanti prima della tragedia, riuscì a convincerli. Corsa contro il tempo che si risolse nel modo sperato. Una specie di miracolo! E non a caso qualcuno si ricordò  del “legno santo”, per tanti anni simbolo cristiano della zona, ma anche della Madonna delle Grazie, che si festeggiava proprio quel giorno. Il triste episodio, viene ricordato da don Rocco Rosano, Parroco fino a poco fa di S.Pietro e Paolo, attraverso un libro da lui scritto e titolato “ H0 VISTO – UN MONDO CAPOVOLTO, LA MORTE DI UN QUARTIERE”. Un centinaio di pagine in bella veste e preziose inedite foto ( Venezia e Fanuzzi), per le edizioni Setac in Europa, in cui l’autore ci propone uno dei capitoli più drammatici della nostra storia, vissuto in prima persona, diretto testimone e “sempre in prima fila nell’opera di soccorso – come si legge nella presentazione dell’opera da parte del prof Giuseppe Coniglio –  dove oltre all’aiuto materiale si distinse anche per l’aiuto spirituale, non facendo mancare mai la preghiera, a vantaggio di quelle sfortunate persone, private di quella piccola casa, sogno conseguito dopo anni di sacrificio e lavoro”. In quelle ore drammatiche, il sacerdote seppe anche spogliarsi del suo abito talare, per indossare, sull’esempio francescano, i panni più umili di uomo, per prestare soccorso a chi ne aveva bisogno, mettendo a disposizione la sua modesta abitazione, come primo rifugio per gli sfollati. Non mancano nel libro, alcune considerazioni sul pre e post frana, sul bilancio dei danni, non a caso, ricordando in parallelo, la notte del 9 febbraio 1688, “la notte di Sant’apollonia”. Il prezioso lavoro di don Rocco è arricchito da alcune testimonianze, considerazioni di carattere morfologico del prof. Coniglio e da toccanti poesie sull’argomento, pensate e scritte dall’autore. Insomma, un’opera che va direttamente al cuore di quella notte di tregenda, che la nostra città non dimenticherà mai. Chiudiamo con il pensiero di don Rosano al termine di quella tragica giornata: “In ginocchio – si legge –  raccolgo davanti a Dio questa giornata catastrofica. Abbondanti le lacrime scendono dagli occhi. Non so da quanto tempo piango. Ci sono le ultime cose da fare: informarsi dei movimenti di sicurezza per la notte. Ed infine il letto mi accoglie. Nel buio della stanza, con gli occhi chiusi mi appare nella mente una fiumana di gente che scende su di me, gente ferma che ascolta con partecipazione la Messa celebrata, che sale, che scende, ascolta….per molto tempo. Infine, il sonno mette fine anche stasera alla giornata”.

MICHELE SELVAGGI

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