GLI EFFETTI DELLA PANDEMIA SU ECONOMIA E LAVORO AL SUD: CESTARI, IN TANTI PENSANO AI SOLDI EUROPEI MA ANCORA SENZA PROGETTI CONCRETI

“Leggo tantissime proposte sull’impiego del Recovery Fund, tra le quali c’è chi si spinge a chiedere che la metà dei 209 miliardi preventivati vada alle Regioni del Sud. Ma nessuno mette in guardia sull’impiego delle risorse europee che sinora sono arrivate al Mezzogiorno, in buona parte per la programmazione 2014-2020 ancora da spendere e da impegnare e nessuno mdette in guardia dalla necessità di predisporre progetti perché ad ogni progetto corrisponda un capitolo di spesa”. Alfredo Cestari, presidente del Gruppo omonimo e della Camera di Commercio ItalAfrica, nonostante la nuova delicata fase della pandemia, non ha interrotto il giro al Sud per incontrare imprenditori ed amministratori e per offrire il contributo di idee e progetti per la ripresa del Mezzogiorno che è la parte più debole del Paese e che da questa Pandemia sanitaria continua a subire i maggiori effetti negativi.  “C’è una scadenza fondamentale e ravvicinata – aggiunge Cestari – rappresentata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, che il governo ha inviato al Parlamento e alle Regioni. Un’opportunità che ci fa temere un altro rischio, cioè che il governo raccolga dai ministeri e dalle Regioni dei progetti di investimento, in alcuni casi anche interessanti, senza però una logica di insieme. Sarebbe un grave errore. Occorre inserire i progetti di investimento all’interno di un disegno organico di politica industriale, finalizzato ad aggredire le strozzature allo sviluppo presenti in Italia e in particolare nel Mezzogiorno. Di qui il mio giro per le realtà del Sud a fornire, in un clima di grande disorientamento, prima di tutto una bussola di orientamento e a spiegare la nuova strategia possibile che trova fondamento operativo nel progetto “Sud Polo Magnetico”, presentato in più occasioni anche  in Basilicata con incontri e seminari in Val d’Agri e in Valbasento, oltre che al Presidente della Regione Bardi, come agli altri Governatori delle Regioni del Sud e al Premier Conte, ai Ministri economici con i quali è in corso un’efficace interlocuzione. Parole d’ordine: innovazione, trasformazione, potenziamento, infrastrutturazione e progettualità. Le risorse sono tante ed appartengono ai territori e alle grandi vocazioni di aree sconfinate di territorio. Il Progetto si rivolge al Sud del mondo ma guarda anche al Sud d’Europa. Promuoviamo un Sud che non si contrappone al Nord ma, al contrario, mette insieme le imprese non solo del nord Italia ma anche d’Europa. Parole d’ordine: innovazione, trasformazione, potenziamento, infrastrutturazione e progettualità. Le risorse sono tante ed appartengono ai territori e alle grandi vocazioni di aree sconfinate di territorio. Con una fortissima contro-involuzione: i giovani che non abbandonerebbero più il Sud d’Italia, provando a contenere il fenomeno dello spopolamento, consentendo ai ragazzi di mettere in pratica nelle loro terre d’origine quello che hanno imparato andando fuori, organizzando una rete di giovani professionalità, donne capaci, istituzioni meno burocratiche ma più attente ai bisogni del cittadino. “Le nostre proposte – aggiunge Cestari – sono da tempo sui tavoli delle istituzioni regionali del Sud e rappresentano il contributo che intendiamo offrire per la ripartenza del 2021 che come segnala la Svimez è più differenziata su base regionale rispetto all’impatto del Covid-19 nel 2020.
Il progetto “Sud Polo Magnetico” che è la sintesi ed il frutto di una trentennale esperienza di lavoro oltre che la collaborazione ricevuta da esperti nazionali e internazionali sulle tematiche economiche e di investimento è un’opportunità innovativa laddove il Covid-19 ha costretto a rivedere quasi completamente le consolidate relazioni economiche.
Non so se la nostra sia la strategia più semplice o vantaggiosa ma sicuramente è da tenere in grande considerazione. Altrimenti per gli imprenditori del nostro Sud, dopo questa tragica situazione arrivata dopo una fase già difficile, diventerà sempre più dura. O a queste imprese si danno risposte e strumenti finanziari adeguati, o saremo costretti a guardare con negatività una mancata attenzione verso questo grande mercato. E potrebbe essere troppo tardi quando le nostre imprese se ne dovessero accorgere”.

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