Pisticci. L’Armistizio dell’8 settembre 1943

PISTICCI – Otto Settembre 1943. Anche a Pisticci, che quel giorno festeggiava la Madonna di Loreto, giunse la notizia del Patto di Cassibile con gli Angloamericani che segnò la fine della guerra. Per le comunità della bassa-Valbasento, la presenza di una postazione tedesca e di una pista di atterraggio costituì un serio pericolo. Già l’anno precedente un bimotore dell’aeronautica italiana, adibito ai collegamenti con lo Stato Maggiore del gen. Geloso, comandante delle truppe di Grecia, precipitò in loc. Castelluccia, forse per un attentato e tutti gli alti ufficiali dell’equipaggio  persero la vita. (in foto, i funerali delle vittime). Ma il peggio doveva ancora venire. Il 16 agosto ‘43, infatti, giorno di S. Rocco, la stazione ferroviaria di Pisticci, dove stazionava una tradotta militare tedesca, fu bombardata da aerei alleati e nei giorni seguenti altri bombardamenti interessarono San Basilio e San Teodoro. Tutta l’area dello Scalo di Pisticci fu nuovamente sorvolata e mitragliata da un aereo inglese, denominato “Pippo” che aveva mansioni di raid e terroristici, di natura psicologica, per demoralizzare la popolazione civile. L’8 settembre, un giovane operaio pisticcese, che aveva appreso la notizia da Radio Londra fu arrestato per impedire che la diffondesse. Quando, poi, della zona di S. Gaetano si udirono alcuni spari, i fedeli si recarono a pregare nella cappella della Madonna di Loreto. Ma Pisticci corse il grave pericolo di essere rasa al suolo nei giorni successivi all’armistizio, quando la divisione “Hermann Goering” in ritirata dalla Sicilia si proponeva di istituire l’ultimo baluardo difensivo sulla collina del Casale, una postazione strategica importante per il controllo e baricentrica tra le valli del Basento, il mare e la Valle del Cavone. Ma proprio quando l’imponente colonna stava per raggiungere la meta, la strada saltò a causa di una violenta esplosione. Gli stessi giovani militari austriaci, che presidiavano il paese, prima di abbandonarlo, avevano minato la zona, per impedire l’annunciato ingresso di truppe angloamericane. E così i panzer tedeschi, dopo aver subito qualche perdita, fecero marcia indietro. La resistenza degli antifascisti pisticcesi era comunque già in atto: alla periferia, infatti, erano pronti alcuni coraggiosi volontari, armati alla meglio. Fermenti e disordini si registrarono anche nel campo di concentramento di Marconia, dove molti confinati antifascisti si diedero alla fuga, per entrare nelle file partigiane.

GIUSEPPE CONIGLIO

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