È IPOTIZZABILE UN MODELLO DI CONFRONTO POLITICO RISPETTOSO DELL’ALTRUI DIGNITA’?

Lo spunto per questa riflessione, che ritengo attuale e pertinente per il clima politico che il nostro paese si accinge a vivere in vista della chiamata alle urne, sia per rispondere alla domanda referendaria di riduzione del numero dei parlamentari del 20 e 21 settembre prossimi, sia per quanto attiene l’ elezione, nella primavera prossima, della nuova Amministrazione Comunale, me l’ha fornito un episodio al quale nessuno, penso, gradirebbe assistere, ovvero, constatare che una persona, che conosci da sempre e con la quale hai avuto modo di intrattenerti in amichevoli conversazioni, ti ha tolto il saluto. 

La cosa poteva interessarmi fino ad un certo punto, se le motivazioni di siffatto comportamento non avessero avuto una ragione degna di nota. Rivestendo invece la cosa, una importanza che attiene il costume dei cittadini che aspirano a rivestire ruoli nelle Istituzioni e delle modalità con le quali pensano di confrontarsi con la parte avversa, mi sono chiesto se, per caso, considerare l’antagonista politico alla stessa stregua di un nemico, tanto da togliergli il saluto, piuttosto che considerarlo un degno avversario con il quale dialogare e confrontarsi democraticamente, dipendesse da una sorta di pregiudizio rancoroso nei riguardi di colui che non condivide le tue idee, oppure, fosse il risultato dell’azione degli stimoli esercitati sull’immaginario personale, dalle narrazioni degli accesi scontri di personalità politiche di caratura storica, assimilate durante il percorso formativo soprattutto ad indirizzo umanistico.

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Come non ammettere, per esempio, che lo scontro politico tra Cicerone e Catilina, senatori della Roma antica repubblicana, candidati entrambi alla carica di Console, non abbia ancora oggi un certo peso nella prossemica che vede due candidati opporsi per la conquista di uno scranno nella Pubblica Amministrazione?

La prima orazione di Cicerone, la cosiddetta “Prima Catilinaria”, ovvero la più nota delle quattro invettive contro il suo antagonista Catilina, che recita: “Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?” (Fino a quando, Catilina, continuerai ad abusare della nostra pazienza?), ritengo sia da sempre, in politica, il più forte incentivo allo scontro personale, “degnamente raccolto” nel corso della Storia da non pochi facinorosi oppositori politici, con conseguenze anche drammatiche.

Al di là del merito della disputa degli anzidetti oppositori, nel quale non entriamo, potendo essere oggetto di successivo approfondimento, ciò che mi preme sottolineare è la durezza degli scontri e l’asprezza delle invettive, che spesso colpivano la sfera personale, come quando lo stesso Cicerone accusò pubblicamente un altro suo antagonista politico, il Magistrato Publio Clodio Pulcro, di indicibili nefandezze compiute a danno dei propri congiunti. 

Ma la storia ci insegna che esiste anche un modello di confronto politico basato sul rispetto, anche non condividendole, delle idee e della dignità dell’avversario. Come non ricordare in proposito, il rapporto epistolare tra Piero Gobetti, limpido ed eroico antifascista, e Giovanni Papini, convinto e retorico filo-fascista?

Antitesi, questa, perfetta, di ordine culturale, morale, politica, eppure espressa con tutti i riguardi del rispetto dell’uomo per l’uomo, un grande insegnamento per tutti e soprattutto per le generazioni future. Mi auguro.

Caro Avvocato Albano è questo il modello di confronto che vorrei caratterizzasse l’agone politico del nostro Paese. Ora e per sempre.

Negli interventi nei quali ho parlato della ex giunta Di Trani, della quale, come è noto, non ho condiviso, importanti scelte, tra le quali quella della costruzione di un depuratore dei reflui urbani in località “Madonna delle Grazie”, non ho fatto alcun attacco personale, pur avendone ricevuti, né, penso, che aver parlato di poca credibilità politica dell’ex vice sindaco Dr. Albano, tuo fratello, in occasione dell’intervento nel quale fornivo qualche ragguaglio circa la inopportunità ed inutilità di allocare nei pressi della villa comunale il cosi- detto “Ecocentro”, voluto dall’amministrazione Verri, possa averne offeso la dignità, tanto da non meritare più il tuo saluto. 

Io non toglierò il saluto ad alcuno. Né a te, né a tuo fratello, nè a Di Trani. 

Chiudo con l’augurio che questa mia, lungi dall’essere un “J’accuse” contro chicchessia, possa contribuire alla ricerca di un modello di confronto politico sempre più democratico e rispettoso dell’intelligenza e della dignità dell’avversario.

Francesco Di Benedetto – (Commissario Cittadino – Fratelli d’Italia)

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