CON L’ECOBONUS i borghi hanno una nuova possibilità e rimettono in moto il motore dell’edilizia.

I borghi insieme alle località di mare hanno salvato la stagione turistica al Sud e in Basilicata. Dopo la pandemia sono in molti a voler tornare in luoghi più tranquilli, dove il contatto con la natura e le bellezze artistiche, il buon cibo e i ritmi meno frenetici della città favoriscono una migliore qualità della vita. Ecco che l’ecobonus diventa una doppia opportunità: i nostri borghi, in buona parte da recuperare se non del tutto abbandonati, hanno una nuova possibilità per tornare a vivere ed attrarre turisti e rimettono in moto il motore dell’edilizia, un comparto fondamentale per l’economia locale, regionale e nazionale. Da queste “convinzioni” l’ing. Alfredo Cestari, presidente del Gruppo omonimo, rilancia l’appello innanzitutto agli amministratori locali a “utilizzare il potente incentivo per il recupero di centri storici e piccoli Comuni”. Sul futuro dei borghi l’ecobonus si intreccia con il “pacchetto di idee-proposte” contenuto nel Progetto Pilota “Sud: Polo Magnetico”, messo a punto dal Gruppo Cestari attraverso “Finance & Planning” (società del Gruppo che si occupa  di consulenza specializzata nei finanziamenti italiani, europei, internazionali ed in particolare nei programmi di cooperazione esterna, con sede a Bruxelles). Obiettivi: valorizzare e promuovere in un’ottica di nuove strategie turistiche i borghi, custodi di storia, identità e tradizioni, stimolando proposte e progetti che vengono direttamente dai territori.  In proposito gli strumenti individuati risultano particolarmente efficaci per raccogliere le opportunità di Matera 2019 ed andare oltre il 2019 e la Capitale Europea della Cultura attraverso: interventi di miglioramento dell’aspetto estetico dei luoghi e degli edifici pubblici e del tessuto insediativo; il recupero e la rifunzionalizzazione di edifici e spazi pubblici per la promozione del turismo ecologico, culturale ed enogastronomico con spazi espositivi dell’artigianato artistico e di qualità e degustazione dei prodotti locali; interventi sul verde pubblico, l’arredo urbano e l’abbattimento delle barriere architettoniche con recupero e riqualificazione degli spazi per favorire maggiore accessibilità e mobilità interna; il recupero di immobili per la creazione di “ospitalità diffusa”; la realizzazione e potenziamento di centri per l’offerta turistica, di servizi per l’accoglienza e di itinerari ricreativo/turistico-culturali; la creazione e il potenziamento della collaborazione con associazioni culturali, reti di imprese, Università, istituzioni scolastiche per la creazione di nuovi contenuti, servizi culturali e artistici; interventi di promozione, di carattere turistico-culturale. Sempre in tema di opportunità per favorire il turismo e l’acquisto di immobili da parte di cittadini stranieri interessati a risiedere stabilmente o per parte dell’anno in Sud Italia tra cui pensionati prevalentemente nordeuropei, ci sono i benefici derivanti dalle agevolazioni previste dalla Finanziaria 2019 quali la flat tax al 7% per i pensionati che prendono residenza nei borghi del Mezzogiorno, oltre che puntare su persone ad alto reddito provenienti da paesi emergenti (Russia, Cina, Brasile, Africa, ecc.) senza dimenticare la crescente classe media degli stessi Paesi, soprattutto per quel che riguarda il turismo. Non si sottovaluti che la presenza di nuovi residenti farà crescere la domanda di beni e servizi con conseguente aumento dell’occupazione e la creazione di nuove opportunità economiche per la popolazione locale.

“In 5 anni – evidenzia l’ing. Cestari – si può prevedere un arrivo di nuovi turisti tra i 100.000 e 1 milione di presenze che, con un soggiorno di 3-7 giorni e una spesa media di 300€ a persona, porteranno un volume d’affari potenziale tra i 30 milioni di euro fino (nella seconda ipotesi) a 300 milioni di euro. Queste cifre – precisa – non sono solo legate al settore turistico, ma in generale a tutto l’indotto economico del territorio”. 

Il Superecobonus dunque può rappresentare una svolta nel rigenerare questo patrimonio e trasformare quelle che oggi sono seconde case abbandonate in immobili green e smart dove vivere e abitare, dove fare impresa e lavorare, anche a distanza, nei territori alpini e appenninici. Nei 5.552 piccoli Comuni d’Italia c’è una casa vuota ogni due occupate. E in questi ultimi anni sono state tante le iniziative per ripopolare alcuni borghi, dalle case vendute simbolicamente ad 1 euro, alla detassazione dei pensionati che tornano dall’estero. Ma finora i risultati sono stati scarsi. Secondo Uncem, Unione nazionale dei Comuni delle Comunità e degli Enti montani, se solo tornassero ad essere abitate il 15% delle abitazioni vuote nei piccoli comuni ci sarebbero 300 mila abitanti in più, e le opere di adeguamento edilizie potrebbero valere 2 miliardi di euro nella rigenerazione e decine di migliaia di nuovi addetti. 

Con il decretoRilancio è stata introdotta la possibilità di estendere l’agevolazione del superbonus del 110% , anche per quegli interventi di efficientamento energetico ai palazzi sottoposti ai vincoli previsti dal codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42) e a quelli bloccati da regolamenti edilizi, urbanistici e ambientali. Una opportunità per la riqualificazione dei centri storici e dei vecchi palazzi , ma anche per quei borghi antichi, nella maggior parte abbandonati e presenti un pò ovunque in tutta Italia.

Tra i lavori dedicati ai palazzi storici in grado di soddisfare i requisiti del superbonus del dl Rilancio c’è per esempio l’installazione di pannelli fotovoltaici, vietata in alcuni stabili se gli interventi sono invasivi. La detrazione si applica comunque a tutti gli interventi di efficientamento energetico purché alla fine dei lavori l’edificio goda di un miglioramento di due classi energetiche.

Si pensi al cappotto termico vietato su alcuni palazzi storici, oppure al divieto di installare schermature solari, o pannelli fotovoltaici, ecc. In questi casi «la detrazione si applica comunque a tutti gli interventi di efficientamento energetico, anche se non eseguiti congiuntamente ad almeno uno degli interventi di cui al comma 1» purché alla fine dei lavori l’edificio goda di un miglioramento di due classi energetiche». 

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