Basilicata In Azione si dedica al futuro dell’Università degli studi della Basilicata Donato Pessolano, referente lucano del partito, incontra il dottor Giuseppe Romaniello, direttore generale Unibas

La formazione è sempre stata una priorità per Basilicata In Azione. Sin dal mese di maggio infatti sono stati numerosi gli interventi sul tema della ripartenza della scuola in sicurezza. «Siamo stati i primi a dedicarci al tema scuola proponendo la realizzazione di un tavolo tematico sull’argomento. Il nostro appello è stato lanciato alle istituzioni politiche, scolastiche e sindacali. Un appello purtroppo inascoltato. Quanto conta la sicurezza dei nostri figli? Non è il momento di parlare attraverso slogan, ma di agire. Come già affermato a maggio senza effettuare prove concrete sul territorio i genitori e gli alunni arriveranno impreparati a settembre. La politica non deve fare solo il tifo ma deve essere pronta a fare squadra per il bene del territorio. Vedo che in molti hanno seguito la nostra scia relativa alla scuola, ma non ho mai sentito azioni concrete. La nostra proposta di creazioni di un tavolo di lavoro lo era e lo è sempre» afferma Donato Pessolano, referente di Basilicata In Azione. «La generazione che sta pagando il peso di questi mesi di incertezza è sicuramente quella dei ventenni – continua Pessolano – i nostri giovani hanno visto riaccendersi le luci della movida ma non le aule universitarie per le lezioni in presenza, per questo ed altri motivi ho chiesto un confronto con il Dg Unibas Giuseppe Romaniello».L’incontro, avvenuto nella mattinata del 15 luglio, ha sicuramente chiarificato la situazione dell’ateneo lucano. La bocciatura del Censis non è poi così netta. Analizzando i dati con il Dg Romaniello, si nota una discrepanza, registrata su Almalaurea rispetto allo scorso anno, nel conseguimento di un contratto di lavoro per i neo laureati magistrali. L’ulteriore dato negativo è riservato ai servizi e all’internazionalizzazione. I dati positivi invece sono riferibili alle strutture, alle borse di studio e alla comunicazione.«Parto dicendo che l’Unibas non ha mai chiuso – afferma Romaniello – il 6 marzo abbiamo avuto due casi di Covid nell’università, abbiamo chiuso momentaneamente l’ateneo per realizzare la sanificazione. Abbiamo riaperto dopo quattro giorni e siamo passati ad una presenza stabile del personale al 10 per cento. Il 90 per cento degli uffici ha continuato invece in smart working. Il 98 per cento dei corsi il 15 marzo era online, molte lezioni hanno avuto una frequenza di 70 per cento di corsisti. Non tutti i nostri iscritti hanno però la possibilità di connettersi da casa. Dobbiamo pensare infatti che il 38 per cento dei nostri iscritti accede alle agevolazioni della cosiddetta no tax area, con un reddito inferiore a 30 mila euro». Emerge da questi dati che il 38 per cento degli studenti proviene da una fascia debole della popolazione, che sta accusando ancor di più il colpo della crisi pandemica. L’ateneo lucano conta 6.700 iscritti, lo scorso anno il trend delle iscrizioni era leggermente in crescita. Il Dg Romaniello ha precisato che dal primo luglio 2020 gli esami e le lauree sono tornati in presenza, e che dal primo settembre si cercherà di attuare tutte le condizioni per seguire in presenza i corsi e per assicurare anche la didattica a distanza per chi non riuscirà a recarsi in aula. Si pensa ad una prenotazione della frequenza e ad incentivare la permanenza in città evitando gli spostamenti. Parte dell’incontro è stata dedicata alla situazione della mobilità, della permanenza e delle case alloggio per gli studenti. «Il nostro obiettivo – afferma Romaniello – è quello di rispettare i vari punti dell’Agenda 2030. Lavoriamo per una università sostenibile, non solo per quanto riguarda i costi e gli iscritti. Siamo sensibili a tematiche green e al reciproco rapporto col territorio che non può abbandonare l’ateneo, dall’altra parte è l’ateneo a dover lavorare per il territorio. Lavoriamo affinché la nostra università sia un’eccellenza».«Stiamo elaborando alcune proposte per l’Unibas che renderemo note nei prossimi giorni – afferma Pessolano – ciò che conta è che un ateneo nato per dare valore a questa terra non può essere dimenticato, gli interessi dei nostri studenti sono al primo posto, in questi mesi così convulsi parliamo molto di turismo di prossimità ma perché non diamo l’opportunità ai giovani e alle loro famiglie di poter formarsi nel proprio territorio? Abbattere il pendolarismo è necessario ed obbligatorio. Lavoreremo in tal senso».

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