LA NOSTRA STORIA. FESTA DI MATRIMONIO DI TANTI ANNI FA QUANDO IN CHIESA SI ANDAVA IN FILA A COPPIE. U SPUSALIZIE

La nostra storia. Se è vero che le cose belle vanno vissute fino in fondo, quella festa di matrimonio  di tanti anni fa, “u spusalizie”, aveva un sapore tutto particolare  ed  era tutta da vivere e da gustare. Il giorno “speciale”, parecchio atteso,  era preceduto dalla  esposizione del corredo da parte della sposa nella casa dove viveva. Una mostra di vestiti, dall’intimo al pesante, ma anche di coperte, lenzuola, tovaglie e altro, di cui era stata dotata la futura sposa per affrontare  la nuova vita. I visitatori, dai parenti dello sposo a quelli vicini e lontani della sposa, amiche, amici e soprattutto il vicinato. Il giudizio sulla esposizione, era  oltremodo  importante, se non altro per dimostrare le capacità e l’impegno dei genitori della sposa, nella dotazione di un guardaroba e altro,  di tutto riguardo. Ma quel giorno, era caratterizzato anche dal pranzo di commiato, offerto dalla famiglia della sposa al nuovo parentato. Nel tardo pomeriggio la grande cerimonia in chiesa, che si raggiungeva in corteo. Caratteristica dei matrimoni dell’epoca, appunto, le coppie  che si formavano dietro la sposa, accompagnata dal papà o da un parente intimo, seguito dal  compare e dalla commara  ( ora si chiamano testimoni)  e da diverse altre, tutte sotto braccio. Non mancava una certa spettacolarità a questa sfilata, dove venivano indossati eleganti vestiti, con in mostra i migliori gioielli di famiglia. Importante era il numero delle coppie partecipanti, che in un certo senso, qualificava  e……quantificava l’evento. Le domande di prammatica infatti,  e i commenti che seguivano non potevano prescindere da : “ quante coppie c’erano?”. Lo sposo, come adesso, attendeva in chiesa ( prevalentemente ci si sposava in Chiesa Madre )  e poi tutto si svolgeva secondo i canoni della tradizione  sotto gli occhi del sacerdote ( all’epoca, in particolare celebrava l’arciprete di S. Pietro e Paolo, don Vincenzo Di Giulio, grande oratore che chiudeva il rito con un riverente pensiero augurale  sulla nuova vita che attendeva gli sposi. Il corteo delle coppie, si ricomponeva, con in testa i novelli sposi,  ritornando così al luogo di partenza, dove venivano offerti  “ i complimenti “ ( si chiamavano così) i dolci  delle allora pasticcerie di Tonnuccio il Tarantino ( Terso)  o dei fratelli Nicola, Tonino e Armando Colacicco, con il  liquore fatto in casa, dalle varie sfumature e colori. In allegria si ballava tango, valzer, mazurka e, naturalmente quadriglia, al suono di un grammofano  con i dischi della “Voce del Padrone”  o con le note di un concertino. Si andava avanti fino a notte inoltrata, poi i commiati,  auguri di rito,  regali e, magari, da parte di pochi intimi, l’accompagnamento degli sposi fino al nuovo nido. Naturalmente, con gli ultimi saluti e l’augurio per una “piacevole, lunga notte d’amore”.  Tutto quello che abbiamo raccontato, sperando sempre di fare cosa gradita soprattutto a chi di queste cose conosce poco o niente, è andato avanti sino, più o meno alla metà degli anni 50. Poi le cose cambiarono. In chiesa si andò in macchina e quì vennero inaugurate nuove sale per le feste, come  Sala Caruso,  Sala  Europa- Rosano e l’altra   dove adesso c’è la cappella di S. Rocco. Qualcuno però,  sceglieva anche  la sala del Cinema Colosseo come si regolò, ricordiamo,  la coppia Gigino Terso e Adriana Quinto. Ritornando all’epoca, è importante richiamare l’attenzione su quella che era la “spettacolarità”  del corteo di coppie  che riusciva a dare anche  un tocco di classe e caratterizzava in modo alquanto speciale l’evento. Peccato non essere riusciti a recuperare qualche antica foto, che testimoniasse quei particolari momenti della bella storia dello “sposalizio”  dell’epoca.

MICHELE SELVAGGI

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