Il grido d’allarme del CAL (Consorzio Autoscuole Lucane)

In concomitanza con l’inizio della Fase 2 datato al 4 maggio 2020, dopo il lock-down ed a fronte delle pesanti conseguenze economiche causate dall’emergenza da Coronavirus, la segreteria nazionale dell’UNASCA (Unione Nazionale Autoscuole e Studi di Consulenza Automobilistica) esprime grande preoccupazione per il futuro del proprio settore. E dal CAL (Consorzio Autoscuole Lucane) della Basilicata sud occidentale lanciano alle istituzioni competenti un grido d’allarme per la tenuta delle proprie attività, considerate, da codice ATECO 85.53 istruzione, a “rischio medio alto”. Se, da un lato, essere formatori rappresenta una responsabilità stimolante, dall’altro, infatti, in questo particolare momento ed alla luce delle specifiche disposizioni governative, ciò fa ipotizzare tempi lunghi per la riapertura, in linea con le scuole pubbliche: eventualità che ritengono estremamente preoccupante, dal momento che, sottolineano in comunicato diffuso a mezzo stampa, si tratta di attività economiche costituite principalmente da micro e piccole aziende, spesso a carattere familiare, che hanno spento i motori il 9 marzo e per molte delle quali il rischio chiusura è concreto. «Per quanto ci riguarda non siamo rimasti immobili: le associazioni di categoria, in particolare l’UNASCA, sono da tempo al lavoro nei tavoli tecnici con i sindacati e con il Ministero delle infrastrutture, per proporre specifici ed efficaci protocolli di precauzione e protezione da sottoporre al governo per la ripresa delle attività, ma riaprire solo per compiti, incombenze e funzioni di segreteria rappresenta una falsa partenza», ha dichiarato Giuseppe Falabella, presidente del Consorzio Autoscuole Lucane. Che ha aggiunto: «È proprio questa collaborazione con il Ministero che ci fa sperare in una riapertura delle autoscuole e, simultaneamente, in una ripresa degli esami per la patente da parte della motorizzazione civile, auspicabilmente per il 18 maggio o al più tardi per il 1 giugno. Andare oltre, a nostro avviso, sarebbe economicamente insostenibile. Dal punto di vista tecnico siamo pronti ad affrontare i nuovi scenari lavorativi, anche sperimentando forme di didattica a distanza integrative di quelle frontali, ma da quello economico chiediamo un aiuto, a fondo perduto, sia alle istituzioni regionali sia a quelle  statali che ci consenta di riavviare le nostre attività in modo da garantire gli standard di sicurezza sanitaria necessari e, contemporaneamente, assicurare agli utenti una proposta formativa in linea con il nostro ruolo sociale».

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