LA DONNA DI PISTICCI NELLA POLITICA E SOCIETÀ CIVILE

La ricorrenza del I Maggio può rappresentare una preziosa occasione per ricordare il ruolo che la donna pisticcese ha ricoperto nella vita politica, sindacale e sociale contribuendo alla conquista dei diritti spesso negati, al prezzo di grandi sacrifici e sofferenze. Già durante la Grande Guerra continuarono ad occupare un posto importante nella società e nel mondo del lavoro, in agricoli degli uomini impegnati sui vari fronti. Angelina Lodico e la crocerossina Elvira Roncarati immolarono la loro giovane esistenza nell’azione di soccorso ad ammalati e bisognosi.  Nel luglio 1942, circa cento donne pisticcesi si erano energicamente opposte al trasferimento di ammassi di grano dai magazzini comunali, chiedendo il ripristino della libera circolazione. Altre manifestazioni furono poi promosse da contadine e braccianti in aziende e in località e di campagna per sollecitare nuovi contratti, l’adeguamento dell’orario di lavoro e in genere migliori condizioni di vita. Negli anni del dopoguerra, la partecipazione femminile nella sezione di Pisticci del Pci si è fatta sentire in maniera più determinata, quando fu costituito un coordinamento di cinque donne, che hanno ricoperto posti di responsabilità. Due erano capo cellule del partito, Amalia Vittoria Cataldo e Maria Immacolata Gaeta, mentre Camilla Quinto divenne la segretaria delle Donne Comuniste. La casalinga Anna Maffei, di Salvatore e di Maria Grazia Scazzarriello, nata il 5 dicembre 1928, sposò nel 1947 il segretario della sezione del PCI di Taranto Nicola Laviola. Nel 1955 venne invitata dal partito a frequentare a Faggeto Lario un corso di Mistica Comunista. Morì a Taranto il 14 maggio 2007. Marta Maria Di Tolve, nel 1950, per la sua intensa attività sindacale, venne dichiarata “Pericolosa per l’ordine pubblico” e schedata negli archivi dalla polizia. A spingere la componente femminile pisticcese a scendere in lotta nelle campagne ed in paese era soprattutto il diffuso impoverimento e l’aggravarsi delle condizioni di vita dei ceti rurali. Non rimanevano nelle loro case né si limitano a sostenere a parole  le rivolte dei propri uomini, ma con i fatti diventavano loro stesse le principali promotrici e animatrici di manifestazioni  e di proteste. L’associazionismo femminile pisticcese ha assunto con gli anni una dimensione di rilevante portata, affiancando spesso partiti, sezioni ed istituzioni. Sorgero così nel giro di pochi anni numerosi organismi in rosa ed in contrapposizione tra di loro, come anche l’Unione Donne Italiane, il Cif (Centro Italiano Femminile), l’Azione Cattolica, il Terzo Ordine Francescano, le Confraternite Femminili, che attestano tutte le potenzialità, la volontà e le capacità delle donne nel nuovo tessuto sociale, assistenziale, culturale e politico. In contrapposizione, ma sempre nel pieno rispetto delle idee, si vennero organizzando i movimenti della Unione Donne Italiane (Udi) di ispirazione comunista e socialista. 

Nel campo della solidarietà Titina Grande e Assunta D’Ercole (La monaca dello Spirito Santo) mentre ad Angela Maria Pasquale va il grande merito di essere stata la prima donna consigliere comunale. Tra le battaglie più importanti intraprese, quella della partecipazione del voto alle donne. Colui che, forse, più di tutti, ha contribuito a diffondere maggiormente il rito del pianto funebre è stato il regista Luigi Di Gianni che, nel 1952 girò il documentario “Magia Lucana”. Gli furono segnalate alcune donne di rione Terravecchia particolarmente versate per il pianto funebre e che indossavano il costume tradizionale: Marietta, Carmina “a grossa”, Costantina “a rumorosa”, Filomena “a presuntuosa” e Antonietta “a preziosa”. La trama del documentario era tutta incentrata sulla morte tragica di un contadino precipitato in un burrone con il carro a causa del cavallo imbizzarrito. 

     Luogo prescelto per la “fiction” i tornanti della strada la località Pozzitello, tra i calanchi argillosi, dove fu collocata una bara, con le donne già pronte per il rituale del pianto. Subito dopo la deposizione del morto, le donne-prefiche cominciarono a intonare la loro lugubre cantilena agitando il fazzoletto bianco sulla bara per poi portarlo sul volto. Marietta, che aveva assunto il ruolo di corifea, in preda al grande dolore per la morte del marito, si graffiava il volto e i capelli saltando e battendo a terra i piedi, seguita dalle altre compagne di sventura e di dolore, sorelle e figlie del defunto. Quelle che dovevano essere lacrime finte divennero come per magia vere. Le improvvisate attrici avevano dimostrato anche in quella circostanza tutta la loro abilità interpretativa, e anche il regista ne rimase sorpreso. Marietta, alla quale fu chiesto come avesse fatto a trasformare la finzione in realtà, rispose che si era ricordata della sua vita di sacrifici e stenti e che aveva pensato alla madre che aveva perso il marito. 

     Il documentario vinse al Festival di Venezia il primo premio per la recitazione e scenografia. L’elenco della protagoniste potrebbe essere ancora più ma non mancheranno le occasioni di approfondimento.

 GIUSEPPE CONIGLIO

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