CIA: AUMENTO COSTO E CONSUMA FARINE, MA NEI SUPERMERCATI ANCORA SCARSA E’ QUELLA DI GRANO LUCANO

Il prezzo delle farine è aumentato del 7% nel giro di un mese. Secondo la rilevazione dei prezzi all’ingrosso effettuata dalle Camere di Commercio ed elaborata da Unioncamere e Borsa merci, si è registrato un aumento delle vendite nei supermercati, in particolare +2,4% per la semola, ingrediente prezioso soprattutto per la pasta fatta in casa. Dati indicativi della tendenza degli italiani a riscoprire in questo periodo di restrizioni forzate la tradizione della pasta fatta a mano, della pizza o del pane. Ma – avverte la Cia-Agricoltori – c’è ancora poca farina di grano lucano in vendita sugli scaffali dei supermercati. Per questo all’interno della campagna promozionale “Compra lucano! Mangi sano e dai una mano”, promossa dal Dipartimento Agricoltura della Regione, che raccoglie una nostra “antica” sollecitazione e che quindi condividiamo e sosteniamo, c’è bisogno di promuovere la vendita di farina proveniente da stabilimenti che lavorano solo grano lucano, se vogliamo realmente valorizzare la nostra risorsa fondamentale della dieta mediterranea e favorire l’accrescimento del reddito dei cerealicoltori.

Per i consumatori della Basilicata, la regione considerata la “più pastaiola” d’Italia con una punta di consumo negli ultimi anni sino a toccare i 42 kg pro capite, che divisi per i 365 giorni dell’anno, fanno l’equivalente della quantità minima di un piatto di spaghetti ogni tre giorni (rispetto alla media nazionale di 24 kg pro capite, vale a dire un piatto di spaghetti ogni 5 giorni) – secondo la Cia – è questo un aspetto di grande interesse.

Leonardo Moscaritola, responsabile GIE-Cia (Gruppi Interesse Economico) cerealicolo sottolinea che i nostri produttori di grano duro si interrogano sul futuro del comparto che è “aggredito” dalla spietata concorrenza di Paesi extra Ue con prezzi da svendita perché il grano non è certo di qualità e subisce i controlli dovuti da noi, specie se biologico. Gli agricoltori sono costretti a competere con l’immissione nel mercato di frumento proveniente dall’estero, chissà come e da chi prodotto. 

La Cia ricorda che come Agrinsieme Basilicata (oltre alla Cia, Confagricoltura, Cooperative Italiane e Copagri) ha avviato da tempo il progetto di Filiera “Grano duro appulo lucano”, parte del pacchetto complessivo di progetti di filiera con circa 160 imprese coinvolte (di cui 132 agricole, 13 di trasformazione, 11 di commercializzazione), 44,152 milioni complessivi per l’attuazione dei quattro progetti di filiera (cereali, latte, bio, carni) di cui 20 milioni di euro di investimenti privati. Con circa il 25% della Superficie Agricola Utile -gli areali interessati dalla colture di frumento duro sul territorio, sebbene in diminuzione negli ultimi anni, sono un potenziale produttivo di tutto rispetto (con valori di circa 5 milioni di quintali) che può, con adeguati interventi, tradurre la sua potenzialità in sviluppo. 

Il ricorso a Protocolli di Produzione –  si sottolinea – non va inteso come una banale omogeneizzazione delle produzioni di frumento e dei loro derivati, piuttosto questi saranno orientati a definire gli ambiti varietali di coltivazione, in un’ottica di aumento della qualità dei grani (basso contenuto di micotossine e potenzialmente buoni livelli proteici), senza con questo perdere il legame con il territorio che deve rappresentare sempre il riferimento del progetto che, ma solo in una fase molto avanzata, potrà evolversi in un’ipotesi di marchio / certificazione della filiera. 

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