Ebab (ente bilaterale artigianato Basilicata): 821 DOMANDE CIG IN DEROGA PER 2151 LAVORATORI

Ad oggi sono 821 le domande per un numero complessivo di 2151 lavoratori del comparto artigiano istruite dall’Ebab (ente bilaterale artigianato Basilicata) per il riconoscimento della CIG in deroga. Lo rende noto Rosa Gentile, presidente dell’Ente sottolineando lo sforzo che si sta procedendo nonostante solo due dipendenti e le difficoltà oggettive di lavoro. C’è comunque una buona sinergia di azione tra Ente, associazioni di categoria, sindacati e consulenti. Le preoccupazioni maggiori – continua  – riguardano quanti hanno commesse con clientela nazionale ed estera e quanti hanno fatto investimenti specie nel turismo e nei servizi. Per questo, i tempi di erogazione degli aiuti devono essere rapidi con un interlocutore istituzionale unico per le imprese.

Intanto da oggi lunedì 20 aprile gli imprenditori associati a Confartigianato potranno collegarsi ai mille Artigiancassa Point operativi presso le Associazioni territoriali di Confartigianato per richiedere on line e ottenere in tempi rapidissimi, entro 7/8 giorni da quando viene presentata la domanda, prestiti di 25mila euro con garanzia al 100% dello Stato secondo quanto previsto dal Decreto liquidità. Non solo. Artigiancassa ha anche accolto la sollecitazione di Confartigianato e renderà disponibile agli imprenditori una linea di credito fino a 100mila euro, garantiti al 90% dallo Stato, che ha un processo di erogazione automatico molto simile a quello utilizzato per i prestiti fino a 25 mila euro, con una valutazione di merito creditizia molto semplificata. Le condizioni economiche applicate ai due tipi di operazioni sono uguali.
Rimettere in moto il prima possibile il sistema produttivo composto dalle micro e piccole imprese che più di altre rischiano di soccombere, per il protrarsi della restrizione forzata, sotto il crollo verticale del fatturato e della crisi di liquidità – evidenzia Gentile – è la priorità. Di qui la necessità di consentire al più presto la riapertura delle micro e piccole imprese in ragione del loro ridotto impatto sul potenziale rischio di contagio.
Lo chiediamo per quelle imprese – spiega la dirigente Confartigianato – in cui opera il solo titolare, magari affiancato dai propri collaboratori familiari, normalmente conviventi. Lo chiediamo per le piccole imprese manifatturiere che normalmente hanno dipendenti e collaboratori che risiedono nello stesso Comune dove ha sede l’impresa o nei Comuni confinanti e che raggiungono il posto di lavoro in larghissima maggioranza con mezzi privati. Lo chiediamo per le imprese del settore costruzioni, a larghissima prevalenza imprese artigiane, che operano in cantieri dove il distanziamento tra persone è facilmente realizzabile.
Quella delle piccole imprese – sottolinea ancora – è una realtà produttiva di cui tenere prioritariamente conto, che può essere rimessa al più presto nelle condizioni di operare, senza confonderla all’interno delle pieghe di un dibattito che coinvolge impianti produttivi di grande dimensione nei quali convergono ogni giorno tanti lavoratori in un sol punto. Nelle piccole imprese tanti lavoratori raggiungono tanti punti di lavoro in tantissimi comuni italiani, senza concentrazioni.

Commenta per primo

Commenta

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*