CORONAVIRUS – FASE 2/ L’estate al mare potrebbe essere salva, una sfida che può diventare una grande opportunità per il Sud

di Ingrid Iaci

“Se tra maggio e giugno riusciremo a fare quello che va fatto non è impossibile che in luglio e in agosto si riesca ad andare anche al mare, in fondo le vacanze sono un pezzo importante del nostro Pil. E’ abbastanza evidente che quest’anno chi potrà fare delle vacanze le dovrà fare per forza nel nostro Paese e non fuori: non importeremo valuta importante, ma magari non ne esporteremo neppure”. Queste le parole pronunciate da Massimo Galli, direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano ospite del Tg4, intervenuto sull’emergenza coronavirus. Inoltre, l’esperto virologo ha sottolineato l’importanza di questi prossimi 15/20 giorni per programmare la ripartenza. Tutto dipenderà, come ormai sentiamo dire da settimane, dai nostri comportamenti.

E sempre in tema di ripresa, è intervenuta il sottosegretario del Mibact, Lorenza Bonaccorsi, che ha detto ciò che tutti noi volevamo sentirci dire: “Andremo al mare questa estate. Stiamo lavorando per fare in modo che possa essere così.”

Però ha anche aggiunto che, sebbene siano al vaglio del comitato scientifico tutte le possibili forme di sicurezza perché ciò avvenga senza rischi di una nuova ondata di contagi, il Governo sta pensando a nuove forme di turismo, il cosiddetto “turismo di prossimità”, orientato più “ai borghi rispetto ai luoghi più affollati”.

E questa non sembra essere una cattiva notizia, se ciò dovesse significare riscoperta e valorizzazione di angoli nascosti, e chissà anche nuove forme di economia per aree finora dimenticate.

In ogni caso, sia l’esponente del mondo scientifico sia il rappresentante politico, sono concordi nel lanciare lo stesso messaggio: “SE” sarà possibile viaggiare, lo si potrà fare entro i confini nazionali.

Certo per l’Italia questo significa fare a meno degli stranieri che per il Bel Paese rappresentano una buona fetta di Pil, se si pensa che negli esercizi ricettivi dei primi 20 comuni italiani per numero di presenze si concentrano circa 129 milioni di presenze, pari al 30% del totale. (Fonte: relazione ISTAT pubblicata a novembre 2019).

Volendo, quindi, cominciare a ragionare su una possibile riconversione delle vocazioni di alcuni territori, tra cui quello ionico, possiamo immaginare una diversificazione in chiave turistica, approfittando del fatto che gli spostamenti degli italiani dovranno essere contenuti entro i confini nazionali? Gli attori economici locali, con il supporto delle istituzioni, dovrebbero già iniziare a programmare un’azione sinergica in questa direzione. 

Sarebbe auspicabile che questa pandemia si trasformasse in opportunità e desse un valore diverso ai sacrifici che tutti in queste ore siamo chiamati a sostenere.

È un sassolino lanciato in un mare… di idee, chissà se qualcuno saprà cogliere la sfida.

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