CORONAVIRUS. Non è vero che il virus è democratico, a pagare il prezzo più alto sono i Paesi più poveri

di Ingrid Iaci

A chi sostiene quanto è democratico il coronavirus, che questo male è come la livella perché colpisce tutti, bisogna dire: non è vero!

Il coronavirus non è democratico. È vero ha colpito altezze reali, capi di stato, attori e calciatori alla stessa stregua di centinaia di persone comuni. 

Ma non si racconti la favola che è la stessa cosa essere colpiti dal virus in Italia piuttosto che in Cina, in America piuttosto che Ecuador o India.

Le immagini che arrivano da questi angoli remoti del mondo rivelano in realtà ciò che già sappiamo, mettono ancora più in evidenza il grande divario tra i cosiddetti paesi industrializzati e i paesi del terzo mondo.  Non che si voglia qui affermare che nei paesi industrializzati si stia evitando il disastro che questa pandemia porta con sè, anzi!, ma è pur vero che il grado di civiltà quantomeno evita di vedere scene di sanificazione di massa come in India, per strada, con gettiti di disinfettante sulla folla o corpi buttati nei cassonetti o peggio ancora bruciati per strada come in Ecuador. 

Come era facilmente prevedibile, la diffusione del virus in queste aree del mondo crea ben altre preoccupazioni, non certo quelle relative ai posti letto, alle terapie intensive o ai dispositivi di protezione individuale. 

Qui siamo all’anno zero delle condizioni igieniche, delle condizioni minime di vivibilità.

E allora forse occorrerebbe fare una riflessione in più su ciò che è stata l’agire politico delle potenze mondiali di questi ultimi decenni. 

“Non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato” ha detto il Papa in preghiera nel mezzo di una deserta piazza San Pietro, sintetizzando in pochissime righe la politica internazionale degli ultimi decenni.

Forse è davvero arrivato il momento di rendersi conto che le nazioni non possono più permettersi di pensare per sè, questo male ha dimostrato quanto piccolo è questo villaggio globale chiamato Terra e che, come nelle comuni famiglie, è meglio trovare una formula che vada bene a tutti.

Una lezione, a questo punto, dovremmo averla imparata, e cioè capire che ciò che è accaduto in Cina non era poi tanto lontano da quello che di lì a poco sarebbe arrivato nelle nostre case e che, giammai, nella drammatica emergenza che stiamo vivendo, avremmo potuto fare a meno degli aiuti della Cina, della Russia, di Cuba e dell’Albania. 

Nè tantomeno Germania, Spagna, Francia, Inghilterra, o America, in un primo momento incredule e “distanti” rispetto a quanto stava accadendo in Italia, possono ora permettersi di non tener conto delle esperienze maturate in Italia o altrove in termini di terapie, distanziamento sociale e quant’altro.

Come noi per primi abbiamo tratto insegnamento dall’esperienza cinese, così gli altri Paesi stanno osservando con attenzione ed interesse a ciò che accade nello stivale.

Ecco, allora sarebbe auspicabile se diventasse prassi questo guardarsi gli uni con gli altri con gli occhi del reciproco aiuto, mettendo al centro degli interessi internazionali la salute delle persone, il ben-essere di tutti gli esseri umani. 

Senza falsa retorica, occorre riprendere in mano il destino del mondo senza dimenticare i problemi di sempre: povertà, fame e pace nel mondo.

L’appello è rivolto ai Paesi industrializzati, come sempre, alle grandi potenze che hanno abbandonato quei mondi meno sviluppati, nei decenni che hanno preceduto questa incredibile esperienza. Quei Paesi che oggi, con un bagno di umiltà, hanno dovuto piegarsi di fronte ad un essere infinitamente minuscolo, invisibile che ha messo in ginocchio le economie mondiali.

Quei Paesi che hanno dovuto ingoiare una pillola amara, prendere coscienza che era tutta una illusione, quella di credere di essere sani, forti, invincibili, in una società che, invece, era tutto “malata”. 

Se vai da solo vai piano ma tutti insieme si va lontano, recita un proverbio africano, che in questo momento suona come il migliore dei consigli.

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