Dal ‘Rinnegato’ alle ‘Terre rosse’. La riscoperta di Giuseppe Brancale

A oltre dieci anni dall’avvio della pubblicazione dell’opera integrale dello scrittore vissuto tra la Basilicata e Firenze

A oltre dieci anni dall’avvio della pubblicazione dell’opera omnia dello scrittore lucano Giuseppe Brancale (Sant’Arcangelo, Pz, 1925 – Firenze, 1979), edita da Polistampa e comprensiva di editi negli anni ’70 e di inediti, sono emersi profili critici che hanno consentito un’ulteriore sedimentazione di questo autore che rilegge in modo originale la storia con gli occhi delle comunità lucane della valle dell’Agri dall’epoca romana al secondo dopoguerra, fino alla metà degli anni Settanta, attraverso i romanzi ‘Il rinnegato’, ‘Echi nella valle’, ‘Fantasmi che tornano’, ‘Lettere a Michele e altri racconti’. Il film che il figlio Giovanni ha tratto da ‘Il rinnegato’ con il nome di ‘Terre Rosse’ ha consentito una conoscenza molto larga dello scrittore, consentendo di rileggere con uno sguardo particolare, quello degli ostinati che non perdono l’umanità lungo le vicende storiche e personali che li riguardano. E così Giuseppe Brancale è arrivato in qualche modo a Hollywood, Firenze, Napoli, Mumbai, Lussemburgo e Parigi. Le terre rosse’ è stato finalista al Jagran Film Festival di Mumbai , nonché al Napoli Film Festival, menzione speciale al ‘Taranto Film Festival’ e vincitore dell’Hollywood International Moving Pictures Film Festival.
Al rilievo dato all’autore da uno scrittore sensibile e raffinato quale Mimmo Sammartino e da una critica letteraria come Elena Gurrieri, si devono aggiungere l’interesse manifestato dal Premio letterario Chianti che ne ha fatto conoscere i libri accanto a quelli del poeta Luciano Fintoni, e gli studi di Ada Rita Cutrino che ha pubblicato un saggio su ‘Nuova Antologia’, la rivista di lettere, scienze ed arti, fondata da Giovanni Spadolini e poi in ‘Ai confini del sole. Giuseppe Brancale romanziere del Sud’ (ed. Ladolfi), libro che legge a tutto tondo la vicenda e l’opera brancaliana. I protagonisti dei romanzi di Brancale, figure integre, umili, appartenenti in prevalenza alle classi meno abbienti della gerarchia sociale, “sulle cui vite sembra riflettersi un destino invisibile che nega il compimento di qualsiasi epilogo positivo, come se la millenaria storia di abusi e degrado del Mezzogiorno italiano si rispecchiasse nell’esistenza stessa della sua popolazione”. Con la sua scrupolosa attenzione per la ricostruzione storica, il suo tono discreto, il suo linguaggio formale e sorvegliato, il suo gusto classico ed elegante, focalizzandosi sui sentimenti e sui problemi della popolazione lucana, l’autore ha saputo ricondurre in modo rilevante e originale il tema locale nell’alveo della tradizione letteraria italiana del Novecento”. Lo studio analitico di Cutrino si affianca così all’edizione integrale delle opere di Giuseppe Brancale, curate da un critico letterario e d’arte quale Luca Nannipieri. I volumi sono ricchi di materiale inedito, fondamentale per comprendere appieno la singolare figura dello scrittore, il quale, con la sua variegata erudizione, si dichiara «amico del libri», strumenti capaci di insegnare sempre qualcosa di nuovo a chiunque si accosti con interesse e passione al loro universo.
Brancale, peraltro, insegnò nelle scuole di diversi paesi dell’entroterra lucano, “con l’obiettivo principale di far partecipare attivamente gli alunni all’azione didattica”. Questa intensa attività di promozione sociale, essendo egli vicino all’ideologia socialista, ed avendo assunto un ruolo di partecipante attivo nell’ambito delle lotte sociali, “mise Brancale in contatto con personaggi di spicco come Rocco Scotellaro. Inoltre il suo amore per la scrittura, fu la ragione principale del sodalizio con Carlo Levi”.
Elena Gurrieri, nel suo ‘Carte vive’ (Mauro Pagliai Editore) ha raccolto il corpus degli interventi di critica militante che ha prodotto su riviste di italianistica contemporanea in un decennio di ricerca. Alcuni sono dedicati proprio a Brancale, posto accanto ad autori come Claudio Magris a Tommaso Paloscia, da Eugenio Montale a Giuseppe Brancale, Aldo Palazzeschi, Gino Tellini, Sandro Penna e Leonardo Sinisgalli. Nella ‘biblioteca ideale’ di Elena Gurrieri trovano spazio Italo Svevo, Marinetti e Raboni, Umberto Saba ed Elena Salibra. “Brancale – nota Gurrieri – ha ripercorso criticamente le vicende complesse della storia del Sud Italia. Ha un occhio sempre vigile al piano dell’anima, mentre narra le storie dei suoi personaggi disincantati, con chiarezza ed onestà intellettuale”.
Se la matrice di fondo della scrittura di Giuseppe Brancale “pare mantenersi ben salda sulla cifra del realismo che da Giovanni Verga sale, su su, nella tradizione nazionale novecentesca fino al lavoro dei romanzi d´inchiesta di Leonardo Sciascia, ricorre nelle pagine dell´ultimo Brancale il lemma `sogno´ a testimoniare l´aggiungersi di un orientamento onirico nel pensiero e nella sensibilità dello scrittore lucano. Piace inoltre ascrivere tale novità ad un arricchimento del suo mondo psichico e creativo, divenuto capace di un più ampio e maturo sguardo sulle cose e le esperienze del suo stesso vissuto complessivo”.

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