Questa volta il tempo non ha fatto differenze tra Nord e Sud.

Dalla Sicilia al Triveneto, i territori sono stati sferzati da violenti nubifragi e le coste, soprattutto quella ionica, distrutte dalla forza d’urto delle onde.

Ma, ancora una volta, nel valutare i danni e le conseguenze, la differenza la sta facendo la politica.

Da giorni si parla, giustamente, delle ferite inferte a Venezia. Radio e televisioni raccontano la presenza delle istituzioni, le promesse e le misure adottate immediatamente. 

Ancor prima di fare la stima dei danni, già sono pronte delle somme per i privati e per le attività del Nord Est.

Malgrado i cinque miliardi e mezzo di euro spesi per il sistema di barriere (MOSE), Venezia diventa sempre più fragile e indifesa contro le avversità atmosferiche.

Su questo progetto la politica ha intavolato un sistema di tangenti e corruzione in grado di sottrarre soldi pubblici.

Ma, invece di tacere, i rappresentanti della Lega Nord invitano i meridionali a lavorare piuttosto che piangersi addosso o elemosinare fondi. 

L’Europa che distrugge la sovranità popolare, lo Stato ladrone, ora sono diventati gli interlocutori privilegiati a cui chiedere interventi straordinari.

Il grande inganno del popolo di Pontida, laborioso, onesto(?), premuroso (magari), che racconta senza conoscerlo, di un Sud malavitoso, sfaticato, incapace di produrre ricchezza, è ancora una volta servito. 

Le ingiustizie e i soprusi inferti al mite Popolo meridionale non cessano. Come si dice dalle nostre parti: cornuto e mazziato. 

Qualche politico autoctono tenta timidamente di far sapere all’Italia che i danni li ha subiti anche Matera ma nessuno prende a cuore le sorti del Metapontino.

Solo una semplice richiesta di stato di calamità dal Presidente Bardi, in colpevole ritardo e quasi accompagnata dalle scuse per avere osato tanto. Tutto qui.

Da come si sta muovendo la politica, sembra quasi che non sia successo nulla, che Policoro, Scanzano, Nova Siri, Pisticci e Metaponto, non abbiano subito conseguenze dal passaggio dell’uragano. La storia si ripete.

Il disinteresse che siamo costretti a costatare ancora una volta, ci indigna e ci rende furiosi.

La Basilicata e il Governo hanno dimenticato l’antico granaio d’Italia che ora hanno vocato a discarica europea.

I nostri agricoltori, gli operatori turistici, i commercianti e le imprese, hanno subito l’ennesimo colpo mortale, ma chi ci sta uccidendo davvero è l’insolente indifferenza delle istituzioni.

A parte qualche foto vicino a una pozzanghera di politici in cerca di consenso, non si è visto nulla.

Nella classifica degli ultimi, dopo il Mezzogiorno c’è solo il Metapontino.

 

Rocco Caramuscio  Referente Italia in Comune Basilicata

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