A Pisticci il Convegno “Il coraggio di ribellarsi nel regno di Napoli”

L’interessante convegno di Pisticci, nell’ambito della terza edizione della “Taccariata” di Enotria Felix, che si terrà a fine luglio, ha (ri)proposto un particolare aspetto del ‘600, quello cioè del Coraggio del Riscatto nel Regno di Napoli. E’ emersa in via prioritaria la necessità di aprire un confronto storico più approfondito e quindi superare la dimensione ristretta della visione standardizzata delle argomentazione e del racconto. Quella del ‘600 fu in definitiva una rivolta o una protesta contro le classi dominanti e il vicereregno di Napoli? E chi veramente ne furono protagonisti nella più ampia dinamica dei contrasti tra le università clero, feudo, plebe e governo centrale? Forze che hanno sempre caratterizzato la vita sociale del regno, nel gioco tormentato e sofferto delle alleanze e delle separazioni più clamorose. Le sollevazioni popolari erano motivate non solo dalle discriminazioni fiscali che colpivano le classi meno abbienti ma anche da cause remote e dal basso tenore di vita. L’arrivo del nuovo vicerè Rodrigo de Leon d’Arcos, aveva generato a Napoli nuove tensioni e malcontento in un regno già stremato in cui erano stati alienati ventisei milioni di ducati. La gabella sulla frutta del 3 gennaio 1647 scatenò la prima rivolta promossa dal giovane Masaniello (Tommaso Aniello) che invitò Tiberio Carafa a porsi come capo del movimento. I rivoltosi invasero palazzo reale, forzarono le carceri, distrussero gli uffici e le abitazioni degli arrendatori. Svanito il tentativo di corruzione, il viceré, riconobbe Masaniello “Capitano generale del fedelissimo popolo napoletano”. Sembrava tutto finito ma l’aumento del prezzo del pane a 32 once, imposto con un colpo di mano, scatenò nuove violenze e incendi. Vittima di contrasti interni Masaniello fu ucciso il 16 luglio 1647, ma i tumulti si estesero in tutto il Regno tra cui Pisticci, paese ricco e florido ma anche fedele, come si rileva da un documento del 1604 dell’archivio di Salancas: “La tierra y castillo di Pesticio es de mucha ymportancia, Presidio eficiente, identata Tierra Demaniale, es convinientemente fuerte e dictha tierra es mui aficionada al servicio de su majestad. Dopo circa quarant’anni , il rapido cambiamento della situazione economica scatenò le prime sollevazioni popolari per liberare il paese dall’oppressione fiscale e dall’odiata categoria degli arrendatori e finanzieri. Tutti i generi alimentari e di prima necessità erano stati gravati da imposte più alte con esenzione di ecclesiastici, familiari, capifamiglia con dodici figli. A ispirare la rivolta a Pisticci, allora feudo di Gerolamo Cardenas e amministrata da Gaeta Delle Grottaglie, i due giovani contadini Biase di Leo e Vincenzo Vinciguerra, che il 2 gennaio 1648 a capo di circa mille rivoltosi, occuparono il paese. Nel corso della difesa trovarono la morte venti guardie al comando del ten. Bernardino Syon. Dopo i tumulti De Leo si nascose nelle campagne conducendo vita da insorgente. Nuovi tumulti scoppiarono nel 1649 quando la folla aggredì davanti alla Chiesa Madre don Damiano De Leonardis, vicario diocesano di Matera, accusato di favorire le classi agiate. Al convegno di Pisticci, moderato da Mirta Pastore, hanno preso parte i prof. Giampaolo D’Andrea, Dino D’Angella, Giuseppe Coniglio e l’accademico Luigi Serra. Presentata anche da Rocco Negro la nuova edizione della “Taccariata”.

G. C.

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