Matera: Raduno dei Bersaglieri la nota vice presidente Anb

Riveviamo e Pubblichiamo il  contributo del vice presidente nazionale ASSOCIAZIONE
BERSAGLIERI al termine del 67° RADUNO NAZIONALE DEI BERSAGLIERI, che
si è tenuto a Matera

Daniele Carozzi, vice presidente Anb: “I bersaglieri, combattenti coraggiosi dal cuore buono”

“Centottanta passi al minuto corrono, centoquaranta marciano. I bersaglieri sono nati per andare oltre, sempre oltre, e fare molto di più. Basta pensare che gli alpini compiono solo centodieci passi al minuto”. Mentre lo racconta, Daniele Carozzi, vicepresidente nazionale Associazione Bersaglieri, sorride e racconta come tra il corpo dei bersaglieri e degli alpini ci sia uno “sfottò continuo”, una “goliardica schermaglia”, perché “è forte in tutti noi l’amor di Patria”. Poi, però, continua e, sempre sorridendo, dice: “D’altronde il fondatore del corpo degli alpini è stato Perrucchetti, un bersagliere, con l’incarico di dar vita a un corpo di montagna”.

Daniele Carozzi nel Corpo dei Bersaglieri è entrato in concomitanza con il servizio militare, ma il suo cuore non ha mai smesso di battere sotto quell’uniforme. “Questa appartenenza mi ha aiutato nella vita – spiega – le corse sfiancanti, gli allenamenti durissimi te li porti dentro per sempre”.

Ognuno di noi ha una propria idea della figura del bersagliere, che parte dall’iconografia più nota e si completa con quello che la fantasia, i racconti in famiglia, la storia hanno restituito e restituiscono.

All’immagine dei “fanti piumati” si accosta il tocco di una carezza, il dolce suono della fanfara, il senso di solidarietà, il passo di marcia, ma “il bersagliere – interrompe Carozzi – in realtà è un guerriero, un combattente, che ha preso per mano l’Italia, conducendola fino alla sua Unificazione, continuando a supportarla durante le missioni estere”.

La cronaca, in effetti, non può smentire quanto sostiene il vice presidente Anb: “Giuseppe La Rosa, di Barcellona Pozzo di Gotto, è l’ultima Medaglia D’oro al valor Militare che il nostro Corpo commemora. Giuseppe era un bersagliere caduto in Afghanistan. Ha visto entrare un ordigno esplosivo nel carro su cui si trovava con i suoi commilitoni e ha fatto loro scudo con il suo corpo. Giuseppe è morto dilaniato. Questo è il bersagliere”.
E durante la parata di domenica 19 maggio, che ha visto sfilare, correre, marciare, urlare, sorridere e piangere bersaglieri provenienti da tutta Italia, e anche dall’estero, di caduti ne sono stati ricordati davvero tanti.

In Italia ci sono 570 associazioni di Bersaglieri, “noi arriviamo a contare 26 mila componenti nel Corpo e il nostro augurio è che questo numero possa aumentare” – confessa Carozzi.

Durante il gran concerto che sabato 18 maggio si è tenuto al Parco del Castello, a Matera, il freddo e il vento che hanno avvolto i presenti, pubblico “comune” e autorità, non hanno vinto contro il calore e le emozioni sprigionate dalle esibizioni delle Fanfare di nord, centro e sud Italia. I bersaglieri che si sono alternati sul palco all’ombra della torre, abbracciata dal tricolore, hanno intonato canzoni e suonato melodie commoventi e struggenti, sintesi della durezza che le esperienze sul campo hanno dettato nel tempo, e continuano a dettare.
“La Ricciolina”, “Piume baciate”, “Il Reggimento di Papà”, non sono contenuti di fantasia o frutto della penna di un autore particolarmente ispirato. Sono, invece, le parole dei testi di componimenti che aiutano ad esplorare le emozioni di chi le esperienze narrate le ha vissute davvero. Ne “Il Reggimento di Papà”, chiamato al fronte, un giovane padre di famiglia lascia moglie e bimbo, di pochi anni. Il saluto è coinvolgente, molto di più l’attesa del ritorno, quando la donna e il figlio scrutano tra i volti dei soldati che rientrano, ma non riconoscono quello del proprio caro. Non c’è. È caduto onorando la Patria. Una voce esorta il bimbo: “Alza la testa, sii orgoglioso di tuo padre e ricordati di lui quando sarai soldato nel suo reggimento”. “Le piume baciate”, invece, sono quelle tipiche del cappello dei “fanti piumati” che sfiorano il viso del bersagliere di sentinella, ricordandogli i baci della mamma, della moglie, degli amici lontani.

Daniele Carozzi vuol consolidare un concetto chiaro. Vorrebbe che chiunque, pensando alla figura del bersagliere, “non si focalizzasse solo sul senso della ‘solidarietà’, che spesso gli viene associata, ma sui princìpi di forza, carattere, spiritualità, fede, costanza e, soprattutto, coraggio, tanto coraggio, richiesto per superare i momenti più bui. “In questo clima ‘pacifistoide’ in cui viviamo – conclude – perdiamo di vista quanto forte sia il bisogno di difesa”. Viva l’Italia, viva la Basilicata, viva i Bersaglieri.

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