Summa: “Sarà l’autonomia delle diseguaglianze, specialmente al sud. Necessario un nuovo patto di coesione tra nord e sud del Paese e un grande piano di investimenti nazionale”

Questa sarà l’autonomia delle diseguaglianze, specialmente al sud. L’efficienza, il benessere, l’uguaglianza dei diritti fondamentali non possono essere beni limitati, e la risposta a problematiche comuni a tutto il Paese non può essere l’attribuzione di maggiore autonomia e maggiori risorse ad alcuni territori, lasciandone indietro altri. Non si può rompere il vincolo di solidarietà statuale né cancellare il principio perequativo, non può essere messa in discussione l’unitarietà della contrattazione nazionale. Sanità, prestazioni sociali, istruzione e formazione, lavoro e tutela dell’ambiente devono essere garantiti in tutte le regioni, attraverso una legislazione nazionale e con un’adeguata copertura finanziaria.

È questa la posizione della Cgil Basilicata sull’autonomia differenziata, tema di discussione proprio in questi giorni al governo. Se n’è parlato a Matera all’incontro “No alla secessione dei diritti. L’autonomia differenziata fa perdere il Paese” promosso da Cgil Basilicata e Cgil Matera attraverso le voci autorevoli di Ludovico Vico, già deputato della Repubblica italiana, Gianfranco Viesti, docente di Economia applicata all’Università Aldo Moro di Bari e Stefano Lepri, editorialista economico di “La Stampa”, alla presenza del segretario generale Cgil Matera Eustachio Nicoletti. Ha concluso l’incontro Angelo Summa, segretario generale della Cgil Basilicata.

“Dal 2001 a oggi – ha detto Summa – dalle modifiche del Titolo V fino all’atteggiamento dell’Emilia Romagna, governata storicamente dalla cultura di sinistra, abbiamo assistito alla subalternità politica della sinistra italiana al pensiero leghista sull’autonomia, compresa l’offerta politica valoriale su temi portanti, tra cui quello della coesione del Paese in discussione in questi giorni. Da molto tempo il Mezzogiorno non ha rappresentanza politica e se oggi la questione dell’autonomia ha assunto questa portata, i motivi vanno ritrovati anche in questo vuoto di rappresentanza.

Rimossa la questione del Mezzogiorno e del gap infrastrutturale – ha continuato Summa – la questione meridionale è stata soppiantata da quella settentrionale. Il Mezzogiorno è fuori dal dibattito politico. Parlando di una materia che romperà l’unità nazionale, chi si candida a governare questo Paese o questa regione non può non attivare una discussione sui diritti fondamentali quali istruzione e sanità che, se il provvedimento andrà in porto, saranno commisurati al territorio in cui un cittadino vive. Viene meno così lo Stato nazionale, i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione e dal diritto di cittadinanza saranno legati alla territorialità. Ciò significa che il gettito fiscale legato al trasferimento dello Stato alle regioni non dipenderà più da un criterio proporzionale”.

Summa pone come esempio la sanità. “Se la Basilicata per la sanità – ha detto Summa – ha avuto fino a questo momento un trasferimento pari a 1 miliardo e 40 milioni di euro, per il principio della fiscalità e del Pil, della capacità differenziale della regione, la Basilicata avrà molti milioni in meno e non potrà assicurare la già complessa rete ospedaliera. Il punto – ha precisato Summa – è che le regioni del nord nella crisi generale del momento pensano di risolvere la loro crisi utilizzando il serbatoio del sud, sottraendo risorse al Mezzogiorno.

E la Basilicata, nel Mezzogiorno, rischia di più. Una piccola regione di 573mila abitanti, rischia di perdere la sua connotazione. La domanda da porsi, dunque, è come fermiamo questa situazione. L’unico modo – ha affermato il segretario generale della Cgil Basilicata – è allargare la partecipazione e offrire un’alternativa a questo disegno scellerato che vuole rompere l’unità nazionale. È necessario un nuovo patto di coesione tra nord e sud del Paese da rilanciare con coraggio. Affrontare il tema dell’articolo 119 con cui dare attuazione al federalismo che individui fabbisogni standard. Perché non è vero che la spesa pubblica al sud è maggiore che al nord, la spesa pubblica pro capite al sud per servizi, sanità, istruzione e trasporti è nettamente più bassa. Un cittadino lucano dovrebbe avere la spesa pro capite uguale a quella del nord. Certo, anche il sud ha sbagliato quando ha dimostrato un cattivo utilizzo della spesa pubblica e dei fondi comunitari, senza mettere il merito al centro dell’azione governativa.

Consapevoli di ciò – ha ripreso Summa – è indubbio che l’autonomia differenziata farà male al Mezzogiorno nell’immediato ma nel lungo termine anche al nord: se si svuota il Mezzogiorno, non solo il sud sarà più piccolo e più debole ma con lui anche il nord, dove l’80% della domanda viene dal sud. L’unica soluzione – ha concluso Summa – è un grande piano di investimenti nazionale. Altrimenti la regionalizzazione su sanità, istruzione, mobilità e ambiente riguarderà anche i contratti e il lavoro. Mi auguro che la forza politica del Parlamento, la cui maggioranza è costituita da politici del sud, abbia un ripensamento. Solo un rinvio del provvedimento può salvare questo Paese”.

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