Cia-Agricoltori: da Matera, “Cibo e’ cultura e salute”

La Cia-Agricoltori Basilicata – che ha contribuito al riconoscimento di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, già negli anni precedenti con la Festa Nazionale dell’Agricoltura a Matera e con la Carta di Matera – rilancia l’impegno del mondo agricolo e dell’agroalimentare intorno alla parola d’ordine “Il cibo è cultura e salute. La terra è ricchezza”. A rinnovare l’iniziativa della confederazione oggi a Matera si è svolto un convegno con la presenza del presidente nazionale Dino Scanavino, insieme a rappresentanti delle istituzioni e dell’associazionismo agricolo e culturale.

“Il legame fra cibo e cultura – sottolinea il presidente Scanavino – è qualcosa di universale, ancestrale e se vogliamo elementare. Come il territorio che proprio a Matera dà un senso agli elementi culturali del paesaggio che i contadini di una volta hanno saputo conservare e tutelare e che ne fanno, a partire dai Sassi, la caratteristica di unicità, sino a superare il retorico e vecchio clichè di mondo contadino simbolo di arretratezza. Per questo ci sentiamo protagonisti dell’evento Matera 2019 e vogliamo dare il nostro contributo per la migliore riuscita e perché i benefici proseguano negli anni futuri. I turisti, gli ospiti, qui, come accade in ogni località turistica del Paese, sono attratti dal cibo. Bene ha fatto dunque la Cia lucana – ha aggiunto – a legare questa manifestazione con la presentazione dei prodotti più conosciuti dagli italiani quali l’olio, il pane di Matera, i salumi con l’ottima intuizione di legare la sana alimentazione della dieta mediterranea alla salute, dieta patrimonio Unesco come i Sassi. In tutto questo Matera è motivo-simbolo d’orgoglio per l’intero Mezzogiorno e il Paese”.

Il presidente della Cia di Matera Giuseppe Stasi ha anticipato alcune proposte di azioni da attuare durante l’intero anno perché – ha detto – gli imprenditori agricoli interpretano il ruolo di custodi delle tradizioni in senso innovativo. La forte identificazione culturale dei produttori dell’alimentare tipico e di qualità li porta a sentirsi coinvolti in prima persona. Del resto l’agricoltura della provincia di Matera è un vero e proprio esempio di produzioni di qualità e di numeri importanti: il Metapontino intanto è la capitale italiana delle fragole; ma si coltivano anche arance, mandarini e clementine; albicocche e pesche. Insomma l’ortofrutta è l’economia del territorio costiero. Prodotti che da “souvenir” per i turisti sono diventati l’export verso l’estero. Annunciato il prossimo appuntamento del Festival della cucina contadina per il 19 febbraio a Marconia.

Il presidente Scanavino ha anche affrontato il tema di più forte attualità che riguarda il diffuso malessere degli agricoltori specie delle regioni del Sud con due forti simboli – i pastori sardi e i gilet arancioni degli olivicoltori pugliesi – accomunati dalla scarsa remuneratività di produzioni importanti del “made in Italy”. Una miscela esplosiva di protesta: da una parte la crisi deflattiva ampiamente riconosciuta che si è abbattuta sul Paese e dall’altra condizioni intollerabili per i pastori sardi per la vendita del latte a prezzi stracciati. Siamo dinnanzi all’epilogo di un lungo percorso di disfunzioni del mercato che hanno portato i produttori di latte sardi a mettere in scena la protesta, spiega. Tra gli agricoltori italiani c’è grande preoccupazione per le manifestazioni attualmente in corso in Sardegna e anche per questo noi condividiamo la protesta degli allevatori per il crollo del prezzo del latte, insufficiente anche a coprire i costi di produzione”. Tra le proposte presentate: “Dobbiamo cominciare a pensare a una seria diversificazione del prodotto, non dobbiamo più concentrarci solo sul pecorino romano, diversificare la produzione di formaggio per slegare la produzione del latte dall’andamento del prezzo del pecorino romano, la cui produzione andrebbe comunque ridotta. E quella della diversificazione e della filiera per il latte come per il resto dei prodotti d’eccellenza – dice Scanavino – è la via maestra da seguire.

A raccogliere il “testimone” i giovani imprenditori associati ad Agia che hanno coniato i termini “agricUltura” e “CulturaColtura” perché – spiega il presidente di Agia-Cia Rudy Marranchelli – il paesaggio rurale, i frutti, le tradizioni contadine, l’amore dei giovani per una terra difficile ma allo stesso tempo passionale costituiscono i temi della narrazione di Matera 2019. E noi – aggiunge – prima di essere narratori siamo protagonisti di storie di successo di aziende, agriturismi, attività innovative e di ricerca, etiche e solidali.

Per queste motivazioni la nostra idea di “brand Qualità Basilicata” , quale Marchio d’Area ed efficace strumento di marketing – sottolinea il direttore regionale della Cia Donato Distefano – continua ad avere una centralità. L’idea progettuale parte dall’individuazione di un’area territoriale che si impegna a realizzare una rete di prodotti e servizi, sia pubblici che privati, tra loro omogenei, coordinati e complementari, non sovrapponibili e non concorrenziali. Uno strumento legato da un mix di caratteristiche: ambientali, come paesaggio, flora, fauna; economiche, come attività agricole, industriali e di servizi; culturali e sociali, come eventi storici, espressioni artistiche, tradizione e folclore, abitudini religiose; agroalimentari, come produzioni tipiche. Di fronte alla competizione globale, agli scenari del cambiamento e alle sfide del futuro, l’ipotesi prefigurabile non è un mondo senza agricoltori, una agricoltura consegnata alle multinazionali alimentari ma un mondo con agricolture “plurali” e con agricoltori più protagonisti, in grado di innescare processi più integrati tra agricoltura, ambiente, turismo, artigianato, cultura, welfare, tra città e campagna, tra produttori e consumatori.

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