Pisticci: Giorno della Memoria e del Ricordo

L’Italia dedica ogni anno due date alla commemorazione delle vittime delle più gravi forme di persecuzione. La ricorrenza, istituita con L. 211 del 20/7/2000, ha lo scopo di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione degli ebrei e degli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio e, a rischio della propria vita, hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. Il 27 gennaio si celebra così il Giorno della Memoria, in concomitanza di quel 27 gennaio 1945 in cui il campo di concentramento di Auschwitz fu liberato. Una data simbolo per l’intera umanità, scelta per perpetrare il ricordo della brutalità dell’uomo sull’uomo. Il 10 febbraio ricorre il Giorno del Ricordo, dedicato alla memoria di tutte le vittime delle foibe e dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati. Ricorrenze vicine e purtroppo ancora fortemente divise da motivazioni ideologiche da superare. Il I maggio 45, mentre sull’Europa già soffiavano venti di pace, le truppe del maresciallo Tito raggiungevano Trieste e occupavano Pola, Gorizia e Trieste. Nel maggio 1945, furono deportate circa 3.400 persone di varia etnia, secondo le stime degli angloamericani. Di queste, più di un migliaio perse la vita in esecuzioni, ma anche in prigioni jugoslave e in campi di concentramento. Si aggiungano le vittime italiane, delle zone multilingue della Dalmazia, Istria, Fiume e delle isole del Quarnero. Moltissimi italiani furono arrestati e condotti nei campi di concentramento oppure infoibati nelle vicine cave carsiche. Oltre ai fascisti c’erano anche antifascisti del CLN e comunisti italiani. L’obiettivo di Tito era non tanto colpire il fascismo quanto l’italianità di Trieste e Venezia Giulia. Dopo 40 giorni, le vittime della terribile violenza furono circa 5.000. In seguito al trattato di pace del 10 febbraio del 1947 circa 300 mila profughi giuliani e dalmati furono costretti ad abbandonare le loro case, fino al 1956. Gli italiani li accolsero con diffidenza e pregiudizio, non sapendo se considerarli italiani o meno. Ancora una volta istituzioni e scuole di Pisticci, dalla nobile storia e dalle forti tensioni politiche e che pure fu sede di un campo di concentramento, ha ignorato le due ricorrenze. Solo Etnie di Tinchi e Unitrè di Pisticci hanno ricordato i due eventi, come avviene da molti anni. (G. C.)

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