Mozione di sfiducia Pittella, il dibattito in Consiglio regionale

La mozione di sfiducia è stata illustrata in Aula dal consigliere Giovanni Perrino (M5s). “Come evidenziato dal procuratore capo Pietro Argentino – ha detto Perrino -, ‘il sistema sanitario è stato piegato interessi privatistici e logiche clientelari’. Argentino parla di concorsi pilotati col ‘taroccamento’ dei punteggi e la distruzione dei verbali con i voti reali ottenuti dai ‘raccomandati’. Il Gip Rosa Nettis parla di ‘un sistema di corruzione e di asservimento della funzione pubblica a interessi di parte di singoli malversatori, su sollecitazione di una moltitudine di questuanti espressioni di pubblici poteri apicali che si interfacciavano tra loro, in uno scambio reciproco di richieste illegittime e promesse di dazioni indebite’”. “Il quadro accusatorio che emerge dai provvedimenti cautelari – ha aggiunto Perrino – appare di assoluta, inaudita gravità e rappresenta l’ennesimo, stavolta devastante, colpo alla credibilità ed onorabilità istituzionale della Giunta e, indirettamente, rappresenta, dinanzi a tutta la nazione, una inaccettabile onta per il Consiglio regionale della Basilicata. Al di là dei successivi esiti processuali, che rappresenta esclusiva attribuzione della magistratura, l’ultima gravissima e inquietante vicenda giudiziaria che ha coinvolto direttamente e personalmente il presidente della Giunta regionale, rende di fatto impossibile una prosecuzione, anche temporanea dell’attività della giunta regionale in questa coda finale della decima legislatura e impone al Consiglio regionale, ripristinando il necessario rispetto delle istituzioni e, ancor prima, dei cittadini Lucani il dovere politico e morale di porre finalmente termine, con qualche mese di anticipo, alla corrente legislatura”. “Vi chiediamo di dare un segnale ai lucani – ha concluso Perrino – e di dare seguito a questa mozione di sfiducia, cosa che potrebbe anche in qualche maniera servire alla maggioranza per provare a salvarsi la faccia”.

“La mozione di sfiducia un atto totalmente e tristemente sterile, un’arma spuntata per un agone politico che meriterebbe ben altri argomenti di confronto e non le scorciatoie strumentali dei giacobinismo per indebolire la democrazia e avvantaggiarsi a colpi di improvvisazioni demagogiche, tutto ciò a pochi mesi da un voto che non subirebbe variazioni temporali seppure questa mozione fosse approvata”, ha detto il consigliere Mario Polese del Pd, che ha denunciato “una battaglia politica oggetto di una campagna di odio e di livore personale, come sta accadendo anche in dispregio dei principi della nostra Costituzione per la quale ogni cittadino, nessuno escluso, è innocente fino all’ultimo grado di giudizio”. “C’è un sentimento forcaiolo strisciante – ha aggiunto ancora Polese -, pericoloso per l’intera tenuta democratica del nostro Paese, parente culturalmente a quegli stessi sentimenti di aggressione e veemenza contro le debolezze e le diversità che è proprio delle esternazioni di Salvini e di Di Maio, major e minus habens di uno stesso scellerato cliché, quello della mortificazione quotidiana dei diritti civili e sociali del nostro paese al netto delle appartenenze e casacche. Siamo chiamati a produrre leggi, proporre idee per garantire ai lucani sicurezza e garanzia del futuro tanto per quei cittadini che ci hanno votato tanto per quelli che non ci hanno sostenuto, non siamo delegati a sostituirci ai giudici, a ergerci a censori soprattutto se questo è motivato da meri calcoli elettorali. Non abbiamo il diritto di interferire, il tema è troppo serio, i tribunali di piazza si facevano nel Medioevo, oggi siamo nel 2018 ed io non farò lo stesso errore. Al contrario l’emozione per il rapporto umano e personale, prima ancora che politico con Marcello Pittella, sono certo che anche in questa occasione sta per far valere le proprie ragioni e la propria estraneità. Noi – ha concluso – abbiamo il dovere di portare a termine gli impegni assunti con i cittadini”.

Gianni Leggieri (M5s) ha accusato con forza “il sistema del partito democratico, un sistema clientelare che va spazzato via, in cui è rimasta solo la cultura delle poltrone. Non siamo qui per fare i pubblici ministeri, ma dobbiamo esprimere il nostro giudizio politico, nascondere la polvere sotto il tappeto non serve a nessuno. Il Consiglio regionale si trova in una situazione veramente particolare. Due indagini in corso, oltre a Pittella anche un altro consigliere è sottoposto a misure cautelari. Potete sostenere che non è successo niente? La realtà è chiara: abbiamo un sistema diffuso di malaffare che coinvolge i vertici della politica lucana, con comportamenti messi in atto senza alcuna vergogna da chi comanda. Se ritenete che sia normale un sistema fondato sulle raccomandazioni fate bene a votare contro la mozione di sfiducia. Questa classe politica ha fallito, è ora di andare a casa ed è giusto mettere fine a questa esperienza”. Leggieri ha inoltre parlato “della situazione di stallo di questo Consiglio regionale, che ormai si riunisce solamente per decretare la mancanza del numero legale. Parliamo del fatto che la democrazia in questa regione è un miraggio, visto che ormai gli assessori non si preoccupano neppure più di rispondere alle interrogazioni, parliamo del fatto che le proposte di legge ormai vengono rimpallate dalle Commissioni al Consiglio senza essere discusse, ricordo il disastro del bilancio regionale e dei rilievi già mossi dalla Corte dei Conti in attesa del Giudizio finale. Tutte argomentazioni valide per dichiarare il fallimento dell’esperienza di questa maggioranza. Prima o poi – ha concluso Leggieri – le lezioni arriveranno e sarete spazzati via perché la vostra arroganza non vi permette di ammettere di aver fallito, perché il vostro sistema ormai non regge più e le promesse non mantenute in tutti questi anni vi si stanno ritorcendo contro. Perché il vento del cambiamento è arrivato anche in questa regione e non potrete arrestarlo”.

“La mozione di sfiducia è uno strumento previsto da statuto e regolamenti, è nelle prerogative dei consiglieri. Se esiste vuol dire che può essere utilizzato” ha detto Gianni Rosa (Lb-Fdi) replicando a Polese. “I fatti che sono emersi con l’inchiesta della magistratura – ha aggiunto Rosa – dimostrano che siamo di fronte a una gestione personale della cosa pubblica rispetto ai doveri di un amministratore che dovrebbe badare al bene comune. Oggi dobbiamo discutere del governo regionale e di ciò che è avvenuto in questi anni. La questione giudiziaria non mi interessa, io mi occupo di fatti e mi aspettavo che il blocco dei concorsi e dell’appalto degli interinali fosse stato fatto. Invece con l’appalto per gli interinali all’Arpab state continuando sulla stessa strada”. Rosa ha poi fatto riferimento alla nomina dei commissari delle Asl. “E’ emerso che avendo valutato l’impercorribilità giuridica della proroga – ha detto – si sia scelto di eludere l’impedimento normativo con un ricorso irrituale all’istituto del commissariamento. Dopo tre anni dalla nomina di questi direttori generali, nonostante le minoranze, compreso il sottoscritto, denunciano la illegittimità, questo governo ha deciso di commissariare confermando le stesse persone”. Rosa ha inoltre richiamato l’articolo 54 della Costituzione, in base al quale “i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore. Dov’è il vostro onore? – ha chiesto ai consiglieri della maggioranza. “Non me ne frega assolutamente nulla di Di Maio e Salvini, io ho soltanto ascoltato cittadini che hanno detto: ‘mio figlio in quel concorso probabilmente non è stato ammesso perché non era il più bravo’, per poi scoprire le ‘liste verdi’ dei raccomandati. Avete scelto di andare avanti? Bene, ma almeno fatelo con onore, annullate l’appalto di 45 milioni per gli interinali in sanità”.

“Non ho condiviso i contenuti della mozione, che recita espressamente quanto è scritto nell’ordinanza – ha detto Giannino Romaniello del Gruppo misto -, ma confermo il giudizio politico che riguarda le scelte del governo regionale, anche sugli ultimi fatti che sarà la magistratura a decidere se sono penalmente rilevanti. Oggi siamo costretti a prendere atto che dei cittadini che hanno partecipato a concorsi per trovare lavoro, non lo hanno trovato perché qualcuno è stato favorito. Un dato politico che attiene anche al modo in cui si è operato. Il centrosinistra aveva cercato prima del 2010 di avviare un processo di riorganizzazione della sanità, ma non è stato in grado di portarlo avanti. Dal punto di vista organizzativo sono rimaste le stesse Asl di allora, e quando abbiamo affrontato il tema del decreto 70 dovevamo riprendere il ragionamento sul superamento del sistema incentrato sugli ospedali, rafforzare la medicina del territorio”. A parere di Romaniello “siamo di fronte al fallimento di una strategia di gestione della sanità, culminato in un atteggiamento ondivago della Giunta sul commissariamento delle Asl. Non meraviglia che i pubblici ministeri indichino questo come uno dei temi in cui si è violata la norma. E’ mancata una visione della sanità e non solo, del resto se dal 2006 ad oggi la Regione non ha fatto le gare del trasporto pubblico una ragione ci sarà, e la magistratura fa emergere queste incongruente e questa incapacità a governare questi processi. I fatti ultimi non evidenziano che questo modo di esercitare la funzione di governo danneggia la politica, purtroppo siamo nell’epoca in cui quell’idea di politica come servizio è accantonata, siamo nella epoca dell’uomo solo al comando e in parte la vicenda della sanità dimostra che si è affermato questo concetto. Questa idea della politica ha fatto allontanare i cittadini. Si faccia quindi ‘un passo di lato’, questo è l’unico modo per ridare una prospettiva al centrosinistra. Non ho sottoscritto la mozione ma non posso non votare la sfiducia perché una classe politica deve farsi da parte per dare la possibilità ai lucani di esprimere un’altra classe politica. Auspico un confronto politico – ha concluso Romaniello – che faccia emergere un progetto per la nostra terra”.

“Siamo stati chiamati dall’opposizione – ha detto Paolo Galante di Realtà Italia -, in una sorta di sfida su fatti e questioni giuridiche, che sono cosa distinta dalla responsabilità politica. Siamo stati quasi chiamati come maggioranza ad un obbligo morale di difesa, che non trova in quest’Aula una giusta collocazione. Il nostro tribunale sono i cittadini, che valuteranno. Qui non difenderò Marcello Pittella per le condotte che dovranno essere giudicate nel tribunale, difenderò quelle azioni che appartengono alla politica e alla maggioranza. Consapevole che si sono commessi degli errori, ma nel tempo abbiamo provato a difendere i lucani. E quanto alle raccomandazioni, non ho problemi a dire che sono il male atavico in tutta Italia ed è ancora più forte dove c’è carenza di lavoro. Ma mi guarderei bene dal fare l’indignato censore. Guardate che in questo mondo si è in due, c’è qualcuno che chiede e c’è qualcuno che da, e non è facile dire io non c’entro. La questione deve essere affrontata con maggiore serietà e determinazione e la maggioranza ha provato a farlo, dal 1983 abbiamo dato a 7 mila lavoratori della terra una opportunità, poi si è provato con i Copes, con il reddito d’inserimento. Quante persone stiamo aiutando? Migliaia, sapendo che questa disoccupazione non è frutto delle politiche del centrosinistra. Questi sono i problemi di questa terra. Voterò contro la mozione, non perché non ho interesse per i giovani che si sono visti superati da altri nei concorsi, ma per la responsabilità che ho di trovare soluzioni per quei giovani, per una società che sia più giusta e democratica. Non mi iscriverò fra quelli che usano la doppia misura. Quest’Aula merita un ragionamento diverso e noi dobbiamo fornire il nostro contributo, il nostro compito è esattamente quello fornire risposte ai lucani”.

“A dispetto di quanto ha detto Polese – ha affermato il consigliere Michele Napoli – la mozione di sfiducia non è un atto sterile, ma è l’unico atto a disposizione di un opposizione che vuole stare sulle questioni e far emergere le contraddizioni del governo regionale. La mozione ci pone di fronte ad una domanda: qual è l’attuale stato di credibilità di questa istituzione?. Se la magistratura deve fare chiarezza su questioni penali, a non spetta il compito di chiederci qual è il sentiment della società rispetto alle scelte del governo regionale. Questa brutta vicenda mina a mio avviso la credibilità dell’istituzione Regione e la fiducia dei lucani in questa classe dirigente che viene ad essere percepita in maniera sempre più negativa da chi vorrebbe una politica per davvero in grado di dare delle risposte concrete ai bisogni di un territorio. Ciò che è accaduto è rimbalzato ovunque, l’immagine che è passata è quella di una terra di malcostume. Questa immagine diffusa è stata devastante per l’immagine della Basilicata, è stato dato un colpo durissimo alla democrazia, il malaffare sembra connesso all’esercizio del potere, quel che appare ai più è una classe dirigente che esercita le decisioni per esercitare il potere. Il fallimento del governo regionale sta anche nel fatto che sin dall’atto del suo insediamento avrebbe dovuto iniettare una dose massiccia di fiducia, invece sui temi c’è il fallimento della classe di governo. La gente si aspettava una netta discontinuità dal passato, a cominciare dalle procedure delle nomine, ma la Regione per la prima volta non ottiene la parifica perché il principio di trasparenza va a farsi benedire. Di fronte ai tanti problemi risolti – ha concluso Napoli – non credo che questo governo sia per davvero nelle condizioni di garantire quella legittima pretesa dei lucani che vogliono e vorrebbe una Basilicata diversa, migliore e capace di stare nel mondo come dovrebbe una degna istituzione”.

“Non aderisco al voto di sfiducia su una vicenda giudiziaria”, ha detto Aurelio Pace del Gruppo misto. “La mozione di sfiducia è uno strumento legittimo per discutere di metodi, forme, tenuta democratica e qualità dell’azione politica messa in atto”, ha aggiunto Pace che poi ha fatto riferimento ad un’altra inchiesta “che nel 2016 ha riguardato la Basilicata e fece passare la nostra terra come terra di malaffare, e per la quale proprio ieri abbiamo visto tutti assolti”, ripetendo le parole che su quella vicenda pronunciò il parlamentare Gaetano Quagliariello: “Perché i giudizi penali non si danno in questa assemblea e infine perché le garanzie valgono prima per gli avversari e poi per gli amici ho sempre rispettato e non verrò meno oggi, rimango contrarissimo all’automatismo per cui l’iscrizione sul registro degli indagati debba comportare obbligatoriamente le dimissioni, demandando agli inquirenti la selezione della classe politica e prima ancora della celebrazione di un processo e privando così la politica della sua autonomia”. “L’approdo dell’approvazione la mozione di sfiducia – ha aggiunto ancora Pace – sarebbe più grave di quello che noi vogliamo andare a risolvere. Questa Assemblea democratica è stata votata dai cittadini, le istituzioni non si sfiduciano, si modificano, si condizionano, si proteggono, si tutelano. Io devo un rispetto preliminare e sostanziale agli uomini, queste condizioni sono state le stesse che hanno caratterizzato il mio giudizio sugli altri consiglieri regionali che hanno avuto vicende giudiziarie. Difendere quei colleghi significa difendere quel voto popolare, vuol dire difendere le istituzioni che noi con tanto decoro diciamo di rappresentare e che ci pone in termini di dignità per difendere chi ha una presunzione di innocenza oggi perché difendendo lui rafforziamo queste istituzioni nel servizio al popolo lucano”.

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