Tinchi: Riapre al al culto la Cappella di Cristo Re

Riapre al culto, dopo gli interventi di restauro, la Cappella di Cristo Re nella frazione Tinchi. La cerimonia è in programma il 18 luglio, con la presenza dell’arcivescovo di Matera Caiazzo, del clero, autorità e fedeli. Sarà presente anche una delegazione del Comune di Marianopoli con cui Pisticci è gemellata proprio nel nome di Angelina Lo Dico. A partire dal 1921, Angelina Lo Dico, una giovane insegnante di 21 anni, di nobili virtù e di una eccezionale forza d’animo, si prodigò per far erigere a Tinchi, frazione di Pisticci in Basilicata, -dove era stata inviata per ricoprire un incarico temporaneo di maestra elementare- a prezzo di grandi sacrifici personali e privandosi anche del minimo bisogno materiale, una piccola cappella, fornendo lei stessa il materiale edile che le veniva donato e talvolta aiutando i muratori nella preparazione della calce e cemento. Nata a Marianopoli, in provincia di Caltanissetta, l’8 aprile 1900, apparteneva ad una agiata famiglia: il padre era farmacista e la madre insegnante, prima di dieci figli, cinque dei quali morti in tenera età. Fu avviata agli studi a Noto presso le suore Domenicane ma fu uno zio sacerdote che influì sulla sua formazione religiosa e spirituale. Dirigente di Azione Cattolica e “iniziatrice“ del Terzo Ordine Francescano del suo paese, fu sempre attiva e partecipe a tutte le attività di Apostolato e di vera missione cristiana, nel massimo rispetto dell’art. 2 del Regolamento del Terz’Ordine: Osservare esemplarmente nel mondo il Santo Vangelo. Nella Parrocchia di Marianopoli, il parroco D. Luciano Vullo la poneva sempre come modello da imitare. Nell’ambito del Terz’Ordine occupò varie cariche e più volte venne eletta Maestra delle Novizie. Fu la vera anima della Fraternità attraverso l’Apostolato della Preghiera, della Parola, dell’Esempio e della Penitenza, vivendo così pienamente il programma Eucarestia-Apostolato-Eroismo. A Marianopoli aveva conosciuto un giovane, Virgilio Rizzo, con cui si fidanzò ma ben presto comprese che non poteva vivere accanto a lui come moglie. Contribuì tuttavia a risvegliare la fede nel giovane che si era assopita. Dal 1921 al 1931, Angelina Lo Dico insegnò nella borgata di Tinchi, dove regnavano povertà e miseria, priva di una scuola e di una chiesa. Il 5 giugno del 1922 fu accettata la sua iscrizione nel Terzo Ordine Francescano di Pisticci. Per ascoltare la S. Messa si recava, percorrendo dieci chilometri a piedi, con mezzi di fortuna o sul dorso di qualche asino, a Pisticci dove visitava anche i detenuti e confortava le famiglie bisognose. Se le cattive condizioni climatiche o altro le impedivano di fare ritorno a Tinchi, trovava sempre accoglienza e ospitalità nella casa di Teresa Panetta. La pluriclasse che gli era stata assegnata venne ricavata da una piccola cascina della famiglia Laviola, tuttora esistente in via Pisa, dove pure alloggiava. Di mattina insegnava agli alunni provenienti da Tinchi, Serricchio, Canala e Caporotondo, mentre di pomeriggio era sempre disponibile a dare lezioni agli adulti ed agli analfabeti. Angelina, in seguito, si adoperò per l’istituzione di altre pluriclassi nelle località vicine e talvolta tenne lezioni all’aperto, quando le condizioni atmosferiche lo consentivano, ai numerosi figli di braccianti, impegnati nella coltivazione del tabacco. Spesso poi raggiungeva a piedi i casolari più lontani e sperduti per assistere i poveri e gli ammalati di malaria, ai quali praticava le cure necessarie. Affinché anche agli abitanti di Tinchi fosse concessa la gioia della S. Messa, allestì una cappella provvisoria presso una stalla ed ottenne che l’altare potesse essere consacrato dall’arciprete di Pisticci don Vincenzo Di Giulio. In un piccolo appezzamento di terreno donato dalle famiglie Di Leo e Rosano, fece costruire la Cappella di Cristo Re, portata a termine nel 1929, che divenne il punto di riferimento per gli abitanti della piccola comunità, officiata con una certa frequenza dai cantori pisticcesi don Gaetano Castiello e don Mimì Di Giulio. Per la costruzione della cappella, tutta la borgata diede un valido contributo, con questue e il ricavato della vendita di frutta, verdura e del grano che la stessa Lo Dico andava a spigolare durante l’estate, mentre gli scolari della maestra di mattina recavano mattoni e sabbia. Francesco Vigoriti e Michele Giannone offrirono la loro prestazione gratuitamente e la famiglia Gesualdi mise a disposizione una somma di denaro, in memoria di un figlio deceduto nel corso della I Guerra Mondiale. Per comprare la campanella, che volle robusta e squillante tale da poter essere ascoltata da tutti, Angelina Lo Dico si privò anche delle uova fresche che le venivano donate. La Cappella di Cristo Re fu inaugurata la domenica delle Palme dello stesso anno, con una solenne e lunga processione che attraversò anche le vicine località di campagna. Alcuni mesi dopo, in seguito ad una accorata supplica, ottenne che la sua scuola fosse visitata dal Padre Provinciale. Così la maestra annotò l’importante avvenimento nel Registro di Classe: “25 aprile 1929. Oggi abbiamo avuto in mezzo a noi il Rev.mo Padre Francescano. Il Provinciale dei Frati Minori della Provincia Calabro Lucana; il quale avendo avuto il piacere di Celebrare la S. Messa, nella Cappella di questa campagna, visitò anche la Scuola. Il Rev.mo Padre, fornito della dolcezza di S. Francesco e di molta attitudine pedagogica, s’intrattenne tutto il tempo con i piccoli, raccontando numerosi fatterelli, che gli alunni sebbene alcuni li conoscessero pur l’ascoltavano con molta attenzione.”

Angelina, intanto, continuava sempre a pregare per i più bisognosi. Contratta una grave forma di tubercolosi, fu costretta a lasciare Tinchi ed a ritornare in Sicilia, dove, nel novembre 1932, si spense a soli 33 anni. Aveva sempre cercato di nascondere il suo male con il sorriso e nel suo letto non vedeva altro se non il Crocifisso. In una lettera inviata allo zio mons. Immordini, un familiare rivela che“…con il Crocefisso vicino alle sue labbra pregava e pregando morì nella notte tra il 4 e 5 novembre, alle ore 4,00, come da lei predetto”. La notizia della sua morte fu annunciata dal bollettino francescano Fiamma Serafica del dicembre 1932. Si spegneva una Piccola Ostia che si offrì generosamente al Signore per la santificazione del Clero e per la salvezza delle anime. Una sua cara amica suora la ricordava come la vera figlia e terziaria di S. Francesco. Fu definita l’Angelo di Marianopoli e nella Cappella di Tinchi venne deposta una lapide per ricordare ai posteri il suo impegno a favore della comunità. La grande bontà di Angelina Lo Dico è attestata da vari episodi. Una sera offrì il suo letto ad un giovane colpito da febbre altissima e ad una collega che le faceva notare il grave pericolo che correva, rispose: “Non c’era forse Gesù in quel giovane malato?” Ospitò poi anche una giovane affetta da tisi, colei che forse le trasmise il contagio. Custodiva i bambini di età non scolare, quando le loro mamme erano al lavoro nei campi; aiutava le contadine ammalate ad impastare il pane; faceva recitare a scuola ogni giorno il Rosario; si recava di persona a Pisticci a prendere il sacerdote che doveva celebrare la Messa con l’asino di Michele Viggiani; pregava spesso, implorando pietà e perdono per chi bestemmiava.

A Marianopoli, sono state intraprese iniziative al fine di avviare il processo di Beatificazione. La sua famiglia curò una piccola pubblicazione dal titolo “Un Giglio a Marianopoli”, mentre per i suoi alunni era ormai “La Maestra Santa”. Nella cappella di Tinchi, scolpita su una lapide, si legge:

Fra queste mura duri perennemente caro

il nome gentile di Angelina Lo Dico.

Per nove anni apostolo, maestra e madre.

Gli alunni ed i rurali di Caporotondo

ne ricordano i benefici e le virtù

nella cappella eretta dal suo zelo

implorino da Dio per Lei

luce sempre e sempre luce

nella gloria dei cieli.

Il 6 dicembre 2008 l’amministrazione comunale di Pisticci le ha intestato l’Ospedale di Tinchi a seguito di una petizione popolare di circa duemila firme. Nella lapide, all’ingresso dell’ospedale, si legge: “ Oggi 6 dicembre 2008 alla presenza di S. E. mons Salvatore Ligorio arcivescovo della diocesi di Matera-Irsina, l’ospedale di Tinchi viene intestato a Angelina Lo Dico, donna di eccezionali virtù e infermiera esemplare”.

Giuseppe Coniglio

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