Donne in campo (Cia): una nuova generazione di imprenditrici agricole

Under 35 anni, diploma di istituto agrario (o laurea), titolare di azienda innovativa per coltivazioni-produzioni bio o laboratori artigianali di confetture e conserve, di caseifici e strutture di trasformazione di prodotti di qualità: è l’identikit della nuova generazione di Donne in Campo, associazione della Cia-Agricoltori Basilicata che ha partecipato a Roma all’assemblea con una delegazione guidata da Lucrezia Di Gilio (presidente), e composta da Angela Guarini, Leonarda Tantulli, Marina Centola e Carmela Lamorte. Intanto è stata l’occasione per presentare le novità della presenza femminile nei campi della regione e il programma di attività. Intendiamo – ha detto Marina Centola – prima di tutto aggiornare la nostra conoscenza sulla condizione della donna che per oltre un terzo è la titolare di aziende, avvalendoci della collaborazione di Basilicata Rurale. Vogliamo aprire un canale diretto di dialogo con le ragazze, le mamme, le monne delle nostre realtà rurali, incontrarle per organizzarci insieme, costruire legami di solidarietà, crescere insieme e far crescere agricoltura ed economia della regione.

“Femminile” e “creativo” sono due termini molto legati tra loro soprattutto in agricoltura dove, secondo una tendenza che si va consolidando in Basilicata – sottolinea la presidente Lucrezia Di Gilio – è in corso da diversi anni un percorso di crescita delle donne al timone di aziende, agriturismi, fattorie sociali, attività di trasformazione dei prodotti alimentari, strutture di ricerca. Aumenta la capacità delle donne di fare impresa agricola e, insieme, sale la necessità di una partecipazione attiva e diretta alla rappresentanza dei loro bisogni.

La storia di Lucrezia è un po’ un simbolo di riscatto: laureata in agraria tecnologia delle produzioni animali, lavora nell’azienda di famiglia di Ferrandina e viene dal direttivo regionale AGIA e per AGIA e il CEJA (Consiglio Europeo Giovani Agricoltori) ricopre l’incarico di Esperto UE presso il Gruppo di Dialogo Civile Prodotti da Latte a Bruxelles, fino ad entrare a far parte della direzione nazionale della Cia.

Il respiro della terra” non a caso è stato il tema conduttore dell’assemblea perché sono soprattutto le donne delle “custodi” del territorio, delle tradizioni coniugate al cambiamento. L’Associazione crea ‘reti’ di donne sul territorio rurale, tesse relazioni tra le aziende e costruisce comunità e gruppi locali. Il connubio straordinario tra donne e agricoltura passa attraverso l’amore per la terra, l’attenzione alla salubrità dei prodotti e ai processi produttivi, nell’impegno a tramandare le culture locali alle nuove generazioni e nell’innovazione, caratteristica determinante dell’imprenditoria femminile.

Pina Terenzi, eletta nuova presidente nazionale di Donne in Campo, sottolinea che “il ruolo delle donne in agricoltura è vitale ed è legato strettamente a una visione multifunzionale e sostenibile del settore, che coniuga la produzione di cibo con welfare, socialità, tutela di suolo e paesaggio, salvaguardia di risorse e biodiversità.  Donne in Campo, con Cia, ha chiesto al Ministero delle Politiche agricole di lavorare fin da subito a un Piano dedicato, che tratti l’adattamento al cambiamento climatico al pari della mitigazione, e che questo pacchetto confluisca nel Piano strategico per la nuova Pac che ogni Stato membro dovrà definire. Un piano in cui dovranno trovare spazio le azioni positive che vengono dall’agricoltura, le esperienze di adattamento, le buone pratiche e le tecniche agricole sostenibili già messe in campo da chi coltiva la terra, con incentivi specifici e maggiore investimento sul suolo, l’irrigazione, le rinnovabili agricole e la bioeconomia.

Le donne sono un esempio di sostenibilità e possono giocare una funzione primaria nelle strategie di mitigazione e adattamento al clima -ha evidenziato il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino, chiudendo l’Assemblea-. Sono le custodi operose dei suoli e della loro fertilità e un argine contro il rischio desertificazione che coinvolge il 20% della superficie italiana. Sono una risorsa per tutta l’agricoltura e uno dei driver vincenti per il progresso del settore, anche nella lotta ai cambiamenti climatici”

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