Contramianto: “Questione Ilva Taranto, la priorità è il diritto alla salute “

Contramianto e altri rischi onlus sarà presente all’incontro di Martedì 19 Giugno p.v. al Ministero dello Sviluppo Economico per ribadire le priorità che riteniamo indispensabili per Taranto e il suo territorio: Diritto alla Salute e Risanamento Ambientale. Un percorso di tutela per i cittadini che tenga conto di quanto accaduto a causa di una indiscriminata industrializzazione. Contramianto chiederà di eliminare l’Impunità cancellando i decreti Salva Ilva e riportando le regole nei principi della Carta Costituzionale. Riteniamo che ancora oggi gli interventi di bonifica previsti per lo stabilimento ILVA di Taranto ed il territorio non garantiscano un abbattimento significativo di “possibile rischio da fattori nocivi” all’interno dell’industria e nelle aree circostanti ed in particolare dei comuni di Taranto e Statte in quanto l’enormità del fenomeno e gli effetti degli inquinanti possono ancora costituire una minaccia per la salute della popolazione e per l’ambiente. Non vogliamo dimenticare il periodo ante Ilva che va dal 1960 al 1995 quando il Siderurgico era Italsider fabbrica di Stato e le emissioni inquinanti costituivano ugualmente un “ rischio da fattori nocivi ” , una situazione che lo stesso Emilio Riva aveva sottolineato nella lettera inviata ai cittadini di Taranto nel 2001 , una lettera i cui contenuti sembrano portarci alle giustificazioni economiche di oggi , lettera che riportiamo nello stralcio centrale testualmente : “ L’Ilva è finalmente una realtà produttiva ed una efficiente ed affidabile fonte di reddito per chi ci lavora e, più in generale , per la comunità ionica . “ aggiungendo “ Questo certamente non ha risolto tutti i problemi e gli effetti sull’ambiente che 35 anni di silenzio e disinteresse hanno causato. “ Quindi , a detta della stessa proprietà dell’Ilva , vi era una grave situazione ambientale del territorio già al momento della cessione dell’Italsider di Taranto , situazione che le ulteriori emissioni inquinanti del ventennio successivo hanno aggravato. Per quanto detto vogliamo ribadire che l’ambientalizzazione nella fabbrica e fuori dalla fabbrica deve assicurare adeguati livelli di sicurezza dando garanzie per la salute della cittadinanza e dei lavoratori in relazione alle pregresse e recenti esposizioni ad inquinanti industriali. L’esercizio dello stabilimento all’indomani delle prescrizioni della Procura e senza un risolutivo intervento di ambientalizzazione può aver aggravato una situazione di grande attenzione sanitaria , nota a tutte le autorità competenti, per la cittadinanza esposta all’inquinamento industriale e per i lavoratori che operano all’interno dell’impianto siderurgico. La situazione industriale della fabbrica e l’aspetto economico sembrano aver messo in secondo piano quelli che riteniamo essere interventi prioritari in termini sanitari e di risanamento del territorio dovuti all’impatto ambientale per l’attuale e pregressa condizione di morbilità e mortalità della popolazione che costituisce un elemento fondamentale, in relazione al danno alla salute delle persone causato dalle eventuali e continuate esposizioni a fattori inquinanti anche cancerogeni. Chiederemo al Ministro e al Governo se vale anche per l’ Italia e per Taranto il principio di “ Chi inquina paga “ perché i cittadini di Taranto aspettano di essere risarciti per i danni alla salute e all’ambiente ma Taranto sembra essere una città invisibile. Un territorio vittima degli effetti di decenni di industrializzazione dove a pagare sono i cittadini non solo con il prezzo inestimabile della vita ma anche con il danno economico subito con il deprezzamento e l’invendibilità degli immobili del rione Tamburi e dei fabbricati limitrofi alla fabbrica, un popolo in trappola costretto a vivere a ridosso delle fonti inquinanti senza alternative. Contramianto in continuità con quanto già proposto ritiene utile, partendo dalla grave situazione di Taranto, la costituzione di un “ Fondo Nazionale di Garanzia per le bonifiche “ sia per le aree industriali dismesse che per i siti attivi oggetto di necessari risanamenti ambientali. In tale fondo dovrebbero confluire risorse da parte delle imprese che assicurino il risanamento delle aree riducendo i costi a carico della collettività. Ad oggi non trovano ancora adeguate risposte le indicazioni portate all’attenzione degli organi istituzionali da Contramianto e altri rischi onlus affinchè la Autorizzazione Integrata Ambientale per l’ILVA di Taranto, come le AIA delle altre industrie del medesimo territorio jonico , tengano conto prioritariamente della salute delle persone e dell’ambiente in cui vivono e che facciano riferimento al dato di una popolazione già esposta per un cinquantennio ad inquinanti industriali con evidenti effetti sulle persone e sul territorio, terra, mare, animali e piante. L’AIA non può essere riferita ad un’unica fabbrica ma deve tener conto degli effetti sommatori degli inquinanti del territorio quindi in un contesto generale dei valori limite delle sostanze nocive. Certo non si può tacere su evidenze importanti in studi epidemiologici come SENTIERI ed altri, che tracciano un quadro significativo dello stato di salute della popolazione di Taranto con eccessi di mortalità e morbilità, situazione purtroppo riconfermata da nuovi studi resi pubblici nelle scorse settimane. Il solo dato di Taranto con 472 casi di mesotelioma , il tumore di certezza causato dall’amianto , dà l’evidenza di quale sia stato l’impatto dei cancerogeni sulla popolazione, cittadini e lavoratori per i quali dovrebbe essere assicurata una adeguata sorveglianza sanitaria anche post-occupazionale , un controllo che tenga conto anche delle esposizioni pregresse. Contramianto e altri rischi onlus vuole dare voce a chi chiede aiuto , a chi è costretto a fare la chemioterapia aspettando ore sui gradini dell’ospedale , a chi viene lasciato solo con la sua malattia, una situazione indegna e della quale le Istituzioni dovrebbero vergognarsi. Per questo è necessario rendere reale la tutela della salute dei cittadini di Taranto ripristinando adeguati livelli di assistenza sanitaria ed avviando da subito un Protocollo sanitario, screening e cure gratuite per la popolazione esposta agli inquinanti industriali nell’area jonica. Insistiamo affinchè si crei a Taranto un Polo sanitario nazionale per le patologie da inquinanti industriali un Centro di eccellenza sanitaria in cui confluiscano le esperienze del mondo scientifico per far sì che gli ammalati abbiamo certezza delle migliori cure e non siano ancora oggi costretti con le loro famiglie a viaggi della speranza che in molti casi diventano viaggi della disperazione.

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