Pittella su acqua potabile in Comuni del Metapontino

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“Con gli assessori all’Ambiente e alla Sanità, con gli uffici e con l’azienda sanitaria abbiamo costruito una cabina di regia ed una griglia di azioni per ristorare i cittadini dal punto di vista dell’erogazione dell’acqua potabile, ma soprattutto per avviare studi ed approfondimenti che garantiscano di recuperare serenità”. Lo ha detto oggi, il governatore lucano, Marcello Pittella, in una sua lunga comunicazione sui problemi conseguenti alle ordinanze per il divieto di utilizzo dell’acqua per usi potabili, che hanno interessato nelle settimane scorse alcuni Comuni dell’area Jonica del Metapontino. “Nel corso del suo  discorso il presidente ha ricordato che l’allarme nelle popolazioni del Metapontino ed i divieti di erogazione di acqua potabile da parte dei sindaci di alcuni comuni dell’area erano stati determinati dopo che in seguito a controlli su campioni d’acqua potabile (da parte dell’Asm e di Acquedotto Lucano) erano state riscontrate concentrazioni tra i 31 e 46 microgrammi al litro di trialometani, quando il limite della legislazione nazionale (più volte in realtà derogato nel territorio italiano) è fissato dal decreto n. 31 del 2001 in 30 microgrammi.  Pittella ha ricordato come la Regione sia intervenuta tempestivamente, a maggio, chiedendo ad Acquedotto Lucano “lo svuotamento ed il lavaggio dei serbatoi, convocando tutti gli attori interessati e costituendo un gruppo di lavoro interdipartimentale”. Dalle prime indagini è emerso che la causa dello sforamento dei limiti potrebbe essere riconducibile ad un sovradimensionamento della rete idrica, che determinerebbe “un rallentamento nel fluire dell’acque e quindi episodi di stagnazione e di degradazione delle componenti”. Per questo motivo, la Regione ha chiesto una serie di interventi di ammodernamento da realizzarsi nel medio e lungo periodo, impegnandosi a trovare le risorse. Ma su sollecitazioni delle associazioni e dei sindaci ha stabilito di provvedere anche ad interventi immediati con tecnologie innovative, per garantire le risorse idriche con l’avvicinarsi del periodo estivo.  Il limite di sforamento, però, in Italia è ben più basso (30 microgrammi) rispetto a quello previsto dalla comunità europea (100 microgrammi). “Avremmo potuto – ha detto ancora Pittella – chiedere una deroga come hanno già fatto le Regioni Lazio, Sicilia e Puglia, che hanno spinto il limite anche a 60 microgrammi. Ma non lo facciamo, perché la nostra idea è quella di contenere al massimo il limite inferiore, per garantire la massima salubrità dell’acqua, pur sapendo che anche un limite di 40 non inciderebbe sulla salute umana, considerato che la stessa comunità europea fissa il limite a 100 microgrammi”. “Il tema – ha sottolineato Pittella – non è la pericolosità dell’acqua ad uso potabile per la salute umana, ma l’allarme ed il clamore che si sono creati relativamente ad un disallineamento di valori, da qualcuno anche strumentalizzato. Si è pure provato a mettere in relazione le problematiche dell’Itrec di Rotondella, che nulla hanno a che fare con questa vicenda. Stiamo comunque lavorando, anche celermente per provare a mettere in campo iniziative tecniche che ci consentano di rimanere nel limite dei 30 microgrammi. C’è bisogno di una diversificazione della rete idrica complessiva, che ha un costo importante per le nostre capacità e di questo discuteremo con il governo centrale. Ma esiste un’azione di coordinamento e di controllo e di verifica sulla salute, che deve tranquillizzare la popolazione”. Al termine della comunicazione e dopo gli interventi, il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità  una risoluzione sulle recenti interruzioni idriche e sulla valorizzazione e tutela della risorsa idrica. Prima della votazione, il presidente è intervenuto brevemente in risposta ad alcuni consiglieri, ricordando che “per quanto riguarda il piano di tutela delle acque siamo a buon punto della seconda campagna di monitoraggio”.

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