Venosa, Mollica: ludopatia una delle nuove povertà

L’effetto negativo del gioco d’azzardo patologico sui giovani e le famiglie: questo il tema dell’incontro svoltosi a Venosa, presso l’Istituto di istruzione superiore “Ernesto Battaglini” e che ha visto la presenza  di Andrea Costantino, autore del libro “Ludopatia. La debolezza della volontà”, Luisa Rubino, presidente A.Ge Basilicata, Giusi Pietrafesa, psicologa e psicoterapeuta, Francesco Mollica, consigliere regionale. Ha moderato i lavori la giornalista Angela Desario.

Un progetto voluto dal Consiglio regionale in collaborazione con le scuole e tutti gli attori di una lotta per certi versi immane che vede la Basilicata, purtroppo, primeggiare nel fenomeno della ludopatia.

Quelli di Claudio Martino, dirigente scolastico e di Tommaso Gammone, sindaco di Venosa, non sono stati saluti di rito. Nelle loro parole “la sfida ad un problema di gravità assoluta, sfida da condurre in interazione con le famiglie, i genitori, la scuola e le istituzioni”.

“Riproporre il metodo islandese – ha detto Martino – alla luce dei risultati che ha prodotto, un metodo ‘ricco’ rivolto agli adolescenti con molteplici punti di intervento e lotta al disagio non estemporanea, ma fatta di opportunità da distribuire con continuità, nell’arco dell’intero anno”.

“La sfida va raccolta a livello istituzionale – a parere del Sindaco – per combattere un fenomeno che non avrebbe dovuto sfociare in patologia, oltretutto avendo una radice, “ludo”, che vuol dire gioco di tutt’altra natura. Due le forme per raggiungere questo obiettivo: la repressione e la prevenzione. Importanti leggi e norme di competenza delle Istituzioni, ma altrettanto importante la sinergia tra scuola e famiglia. Prevenzione e sensibilizzazione, ed il convegno di oggi ne è testimonianza chiara, auspicando, come ha sottolineato il Dirigente scolastico, un maggiore impegno da parte dei genitori. Concezione della prevenzione per combattere, anche, la pubblicità nazionale che propone quanto di peggio ci sia per giungere alla ludopatia”.

I lavori del convegno hanno visto la presenza costante degli alunni del Battaglini, nella fattispecie la IV A e IV B dei Servizi commerciali guidati dalle docenti Anna Minutiello e Maria Grazia Petraccone,  con una serie di intermezzi fatti di proiezioni, lettura di poesie e scritti e, soprattutto, arricchiti dall’emozione per il ricorso ai momenti topici della storia di Andrea Costantino autentico testimone di una vicenda di gioco d’azzardo patologico.

Ed eccolo, Andrea Costantino, presentare il suo libro “Ludopatia. La debolezza della volontà”. E’ un’autobiografia, un cammino in cui il proprio ‘io’ si perde nel trascorrere sempre più insulso dei giorni che portano all’allontanamento dagli affetti più cari, dal lavoro, fino all’irreparabile. “Non solo debolezza della volontà  – dice Costantino – ma fattori biologici uniti ad altre forme di debolezza. Vincita e, quindi, il coinvolgimento. La citazione a Sant’Agostino: la causa dei problemi è la debolezza dell’amore. Non si ama quello che si vuole e quello che andrebbe amato. Sfogo, disperazione, richiesta di soldi, ricorso all’usura, situazione di follia. La fa da padrone – spiega Costantino – il cosiddetto ‘pensiero rapido’ del giocatore d’azzardo, la ricerca della vincita immediata. Con i tempi del gioco che si sono notevolmente ridotti negli anni e, soprattutto, i tanti rischi legati al fenomeno, la degenerazione. Nel gioco è facile cadere, il difficile è rialzarsi e poi, quell’ostinata concezione che continua a voler vedere il gioco come un vizio e non come una vera malattia”. Contro tutto il marcio, giunge finalmente, un lampo di luce, arriva la via di fuga scandita dall’amore dei familiari e dall’orgoglio di essere uomo e cittadino, un individuo che continua ad inseguire la propria rinascita e cerca di portare il proprio esempio a tutti per far sì che la sua brutta esperienza non si ripeta.

La presidente dell’A.Ge Basilicata, l’Associazione genitori Basilicata, Luisa Rubino, ha presentato il progetto contro il Gioco d’azzardo patologico “Gioca Ascolta Previeni – Vincere la ludopatia è un gioco da ragazzi!” ed ha ribadito la collaborazione con il Consiglio regionale per portare la ‘voce’ nelle scuole. Luisa Rubino ha sottolineato che “la Regione Basilicata ha visto incrementare in negativo il numero dei giovani che praticano il gioco d’azzardo patologico, con l’assenso dello Stato che ha l’esclusiva nell’offerta e, dunque, grande responsabilità nella prevalenza del ‘patos’ sul ‘ludus’. Si cerca di farlo passare per ‘gioco pubblico’ e solo l’articolo 721 del Codice penale definisce esaustivamente il gioco d’azzardo, cogliendo l’elemento soggettivo, l’individuo che decide di praticarlo, e l’elemento oggettivo, la sorte, il caso. La ludopatia – ha specificato Rubino – si insinua in modo silente attraverso modalità apparentemente normali e gli artefici del danno, Stato, monopoli, concessionari, esercenti, aziende e gestori non sono imputabili in presenza della rovina non solo economica del giocatore. Utilizzate tutta una serie di locuzioni e di artifizi linguistici per evitare la parola ‘azzardo’. Non vi è – ha esplicitato Luisa Rubino – una specifica normativa comunitaria sul gioco d’azzardo. Nel 2015 la commissione europea ha adottato una raccomandazione sui servizi di gioco on-line che incoraggia gli Stati membri a realizzare un livello elevato di protezione per i consumatori, gli utenti e i minori grazie all’adozione di principi relativi ai servizi di gioco d’azzardo on- line ed alla pubblicità e sponsorizzazione responsabile di tali servizi. Per quanto concerne la legislazione italiana si registrano ripetuti interventi sulla ludopatia da parte del Parlamento, fondati sull’esigenza di tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica, di contrastare il crimine organizzato, considerando la stretta colleganza all’usura ed al riciclaggio. La legislazione regionale vede specifici provvedimenti adottati dalle singole Regioni, la normativa della Basilicata contempla la legge regionale del 27 ottobre 2014, n. 30 ‘Misure per il contrasto e la diffusione del gioco d’azzardo patologico’ con le successive rivisitazioni. Importanti l’articolo 6 in merito all’Apertura ed esercizio dell’attività e l’articolo 8 sulla riduzione dell’aliquota Irap per gli esercizi che decidono di rinunciare alla famigerate ‘macchinette’. Il Gap, oltre all’aspetto patologico, va considerato nella sua veste di strumento di povertà che investe non solo gli individui e le singole famiglie, ma l’intera comunità. Fa sì che l’economia, con l’impoverimento dei soggetti, non giri. Purtroppo, non si riesce nella finalità complessiva in virtù della liquidità che il gap pone a disposizione dell’esercente che altrimenti non riuscirebbe a coprire i costi di gestione. Siamo in presenza di una vera emergenza sociale che è cambiata nel corso degli anni e che richiede interventi di tipo diverso e diviene fondamentale l’intesa tra Stato, Regione ed Enti locali con al centro l’interesse della persona, prevedendo nell’arco di tre anni la diminuzione consistente degli esercizi con fasce di chiusura più lunghe per i centri scommesse, oltre alla identificazione del giocatore, utile soprattutto per i minorenni ed una banca dati sui volumi di gioco. Passi in avanti considerevoli, ma c’è da considerare che al giorno d’oggi le modalità di gioco sono assolutamente variegate, molteplici sono le lotterie, i gratta e vinci la fanno da padrone, senza dimenticare quelle ormai unanimemente riconosciute come slot machine su carta. E ancora, il problema della pubblicità ingannevole (‘Ti piacerebbe vincere facile?’) con il grosso inganno della micro vincita e la falsa idea del ‘gioco responsabile’ che vuol dire tutto e niente. E Internet che porta l’azzardo in ogni istante della vita con le app da scaricare sui cellulari sotto il falso richiamo del gioco di abilità. I bambini ne divengono i soggetti più esposti. In verità, si vince adrenalina e la cultura dell’azzardo diviene sempre più allarmante. Una riflessione davvero triste in conclusione: l’azzardo è aumentato con l’aggravarsi della crisi economica, ciò vuol dire annullamento della personalità, mancanza di autostima e affidamento alla ‘buona sorte’ di antica memoria, ma che è giusto chiamare azzardo”.

La psicologa e psicoterapeuta, Giusi Pietrafesa, ha illustrato i risultati di una analisi approfondita del fenomeno e quelli di un questionario sottoposto ai ragazzi prima di partire con le ‘lezioni’ nelle scuole. Emerso, in ispecial modo, il ‘disturbo del controllo degli impulsi’. Un comportamento persistente e dipendenza senza sostanza (alcol o droghe), stati arretrati di conoscenza nella mente del giocatore e questo diviene dipendenza. Rincorrere la perdita, dissesto finanziario. Ci si rende conto di non riuscire a vincere ma subentra la dipendenza. Gli atteggiamenti: bisogno di aumentare la posta in gioco, incontrollabilità, deterioramento dei rapporti. “L’88 per cento dei ragazzi – ha riferito Giusi Pietrafesa – gioca dalle 3 alle 6 volte al mese e 6 ragazzi su cento per più di dieci volte. I giochi sono legati all’età. Si inizia ad 11 anni, nell’età della fanciullezza, con il gratta e vinci,  per poi passare alle scommesse sportive che richiedono una conoscenza del settore ed una buona dose di agonismo, questo a partire dai 13 – 14 anni. Giocano di più i ragazzi, ma le ragazze reggono bene il confronto ed il 70 per cento gioca al gratta e vinci. La spinta forte è data dall’imitazione degli adulti e l’80 per cento gioca on – line. Sono tante, molte le ore in cui si resta connessi alla rete, l’intero pomeriggio. Qui – ha concluso Giusi Pietrafesa  – diviene di importanza capitale il ruolo delle famiglie nell’ambito della prevenzione”.

Nel chiudere i lavori, il consigliere regionale Francesco Mollica, ha sottolineato come “sia importante il ruolo di ogni soggetto e associazione sociale per debellare quello che è diventato un problema di gravissima rilevanza ed è da tener presente nell’ambito della rete che si va costruendo il ruolo della Chiesa. Come Consiglio regionale abbiamo inteso mettere in campo il progetto per la prevenzione e la lotta al gioco d’azzardo patologico, in collaborazione con le scuole e vogliamo proseguire su questa strada avendo esaurito solo il primo step di un programma più esauriente e complessivo. Per la lotta alla ludopatia – ha specificato Mollica – è stato fondamentale un primo incontro voluto dalla Caritas a Tricarico, lo scorso aprile, che ha portato anche alla ferma volontà di ribadire con forza i contenuti della legge regionale 30 del 2014 e che ha sicuramente bisogno di ulteriori aggiornamenti e rivisitazioni tenendo ben presente l’importanza dell’art.5 che parla di una nuova informazione sanitaria laddove esistono i luoghi per il gioco d’azzardo. I dati raccolti in questi anni in merito al fenomeno in Basilicata sono davvero raccapriccianti e i numeri dimostrano come il Gap rappresenti la terza industria italiana per fatturato. Occorre, quindi continuare il progetto partendo proprio dai risultati e dai veri report che incoraggiano ad andare avanti in sinergia con i vari attori operanti sul territorio. La Regione Basilicata prevede un finanziamento di mezzo milione di euro da dividere per le due province, finanziamento fino ad ora servito essenzialmente alla cura. Diviene altresì fondamentale il momento della prevenzione e in questo riveste un ruolo importante l’intera società”.

“Non bisogna arrendersi – ha rimarcato Mollica – ma rafforzare la rete di relazioni ed il rapporto tra scuola, famiglia e ragazzi e istituzioni che non devono mai esimersi dal compiere fino in fondo il proprio dovere. Tre sono i problemi essenziali: quello etico che vede una platea numerosa di giocatori in Basilicata, quello politico che riguarda il problema della povertà causata dal gioco d’azzardo e che purtroppo conduce a migrazioni di massa, quello economico che consiste nel germi della povertà che si mutano in episodi di rivolta. Fondamentale la fondazione dell’Osservatorio regionale stabilito con la legge del 2014 ed il Programma “Guadagnare Salute Basilicata”. Il decreto Balduzzi, inoltre, ha riconosciuto l’importanza di inserire la ludopatia tra le dipendenze trattate dai Livelli essenziali di assistenza (Lea) con riferimento alle prestazioni di prevenzione, cure e riabilitazione rivolte alle persone affette da patologie di gioco compulsivo. Oltre alla stretta connessione in rete, divengono essenziali le azioni di informazione e di inversione di tendenza con una sola ed importante preoccupazione, quella che tutti siano interessati a debellare il fenomeno senza scaricare colpa alcuna”.

“Le persone giungono sempre al momento giusto nel luogo in cui sono attese”, è con questa frase di Paulo Coelho che il consigliere ha concluso il suo intervento.

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