UIL: NEL PRIMO TRIMESTRE 2018 IN BASILICATA PIU’ 38,1% CIG E CIRCA 2.700 POSTI SALVAGUARDATI

 

Nel primo trimestre 2018 le ore autorizzate di cassa integrazione, in Basilicata, registrano un incremento del 38,1% rispetto al primo trimestre 2017 e un aumento di 727 unità, sempre rispetto a gennaio-marzo 2017. E’ quanto evidenzia il terzo rapporto 2018 della Uil sulla cassa integrazione.

Nello specifico nei primi tre mesi dell’anno le ore di cig sono state complessivamente poco più di 1 milione 345 mila (1 milione di ordinaria, 280mila di straordinaria e 5.500 di cig in deroga), di cui 963 mila ore autorizzate in provincia di Potenza (più 46,5%) e 382mila in quella di Matera (più 20,5%); i posti di lavoro salvaguardati sono stati 2.637 (2.076 per l’ordinaria, 550 per la straordinaria e 11 per la cig in deroga).

Carmine Vaccaro, segretario regionale della Uil, evidenzia che aumenti dell’ammortizzatore sociale si registrano in sole 3 Regioni: Valle d’Aosta (+83,6%), Sardegna (+40,3%) e Basilicata (+38,1%). La nostra regione – aggiunge – continua ad essere in controtendenza nazionale. A tali dati devono aggiungersi quelli relativi ai recenti Fondi di Solidarietà che, con l’aggiornamento di marzo, mostrano una consistente richiesta di prestazioni che cresce mese dopo mese.

E’ chiaro, quindi, a parere della Uil , che da questa visione più completa dell´insieme degli ammortizzatori sociali previsti dal nostro ordinamento, il quadro diventa meno positivo di quello evidenziato analizzando i soli dati delle 3 gestioni ordinaria, straordinaria e deroga.

A tale quadro occorre aggiungere la fotografia dell´aumento delle domande di disoccupazione nel I bimestre 2018, che si concentrano in maniera più marcata nel Mezzogiorno dove assorbono il 37,5% del totale.

C’è inoltre una specificità femminile come testimonia l’Istat che ci propone un focus “madri sole con figli” sulla condizione delle mamme in Italia con figli minori.

La fotografia è ancora una volta spietata e  conferma come essere madri nel nostro Paese, vuol dire misurarsi continuamente con situazioni critiche: condizioni economiche sempre più svantaggiate; mancanza d’integrazione e stabilità lavorativa; carichi di cura sempre più pesanti; difficoltà di fronteggiare i rischi quotidiani per sè e per i figli.

Nel 2016 lavora il 63,8% delle madri sole (nel 2006 erano il 71,2%), una su quattro è inattiva, l’11,8% è disoccupata. Quasi la metà del totale delle madri sole non può far fronte ad una spesa imprevista, non può andare in vacanza, quasi 1 su 5 non riesce a pagare bollette, affitto o mutuo.

È necessario intervenire strategicamente per far fronte alla povertà materna coinvolgendo tutti gli attori istituzionali e sociali, ponendo l’accento proprio sulla necessità e libertà di lavorare: ricordiamo infatti che gli ultimi dati dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro confermano come le donne (mamme) che si sono licenziate sono state  24.618 e hanno specificato motivazioni legate alla difficoltà di assistere il bambino (costi elevati e mancanza di nidi) o alla difficoltà di conciliare lavoro e famiglia.

Sosteniamo pertanto la necessità di incrementare politiche attive per l’occupazione femminile, più misure nazionali a sostegno della conciliazione tempi di vita e lavoro, più condivisione delle responsabilità tra i genitori dei carichi di cura, equa distribuzione e presenza di servizi territoriali, soprattutto per la prima infanzia.

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