Vinitaly: Cia dedica giornata a “Filari eroici” e piccoli-grandi vini di montagna

Al Vinitaly una giornata dedicata ai filari italiani “eroici” e ai piccoli-grandi vini di montagna che contribuiscono alla produzione del miglior vino italiano. Coltivazioni d’eccellenza considerate realisticamente risultato di un’epica impresa contadina ad alta quota, su terrazzamenti e territori difficili dove non arrivano i macchinari e fare viticoltura vuol dire tornare all’uso quasi esclusivo delle mani. Di viticoltura eroica Cia-Agricoltori Italiani ha parlato al Vinitaly portando nel suo stand tante storie di piccoli vignaioli. Saranno pure meno “nobili” dei Doc, Docg, Igp, ma i piccoli vini di montagna, quelli che si producono in tante aree interne delle Dolomiti Lucane, del Basento-Camastra, della Collina Materana non temono confronti. Anzi, la strada per il futuro è recuperare vitigni autoctoni come l’Aglianicone, il Moscatello, l’Aleatico, l’Asprinio, il Bombino perché il vino, e la grande realtà economica che c’è dietro, rappresenta sempre più una risorsa strategica per il turismo, un biglietto da visita inequivocabile del nostro Made in Basilicata. Finalmente nel “tempio” delle bottiglie prestigiose da decine di euro l’una, le bottiglie anche di 5 euro l’una, si sono conquistate il palcoscenico. Da noi le produzioni vinicole “paesane” che, a differenza di quelle a denominazione protetta, non godono di strumenti e canali di promozione-valorizzazione, rappresentano i 2/3 della produzione vinicola complessiva. Intanto con la passione per il vino locale cresce la tendenza che è al tempo stesso una filosofia, uno stile di viaggio e di scoperta dei territori del vino italiano, che vede, di anno in anno, sempre più turisti, curiosi ed enoappassionati avvicinarsi alle cantine, desiderosi di fare un’esperienza diversa dal comune. È anche merito delle cantine se il numero dei turisti enogastronomici è aumentato del 9% nell’ultimo anno, con un viaggiatore italiano su tre che si è mosso almeno una volta motivato da bevande e golosità. Come rivela il primo Rapporto sul turismo enogastronomico italiano, studio che traccia un quadro del settore e delinea le tendenze di un segmento turistico in crescita in tutto il mondo. Oltre alla possibilità di assaggiare i vini e di acquistarli direttamente in azienda, è possibile entrare nelle cantine per scoprire i segreti della vinificazione e dell’affinamento. Al centro, la valorizzazione del territorio come strategia vincente per il turismo del vino. Parliamo di un fenomeno di costume, in forte espansione, che muove in Italia 5 miliardi di euro l’anno e coinvolge tra i 3 e i 3,5 milioni di persone, con una spesa media pro-capite di 193 euro. A riprova che il vino, che racconta la sua terra, il suo mondo, il suo life style, è un richiamo di ospitalità, il 32,6% della spesa è dedicata al pernottamento, il 20,7% alla ristorazione, il 20,2% all’acquisto di prodotti tipici alimentari, il 4,1% all’acquisto di prodotti di artigianato locale e il restante 5,2% per servizi vari. Gli appassionati del vino amano visitarne i luoghi di produzione. In Italia trovano ben 169 Strade del Vino e dei Sapori, di cui 57 in sole tre regioni, Toscana, Veneto ed Emilia Romagna. In Basilicata – è stato sottolineato – bisogna riprendere iniziative analoghe che negli anni novanta hanno registrato azioni legislative regionali.

Il Mipaaf si è da tempo impegnato a tutelare e valorizzare i viticoltori e agricoltori “eroici”, dalla Vale d’Aosta a Pantelleria. Prima con l’inserimento nel Testo Unico sul vino, entrato in vigore a gennaio 2017, poi con il primo Censimento dell’Agricoltura eroica quale mappatura delle attività a livello nazionale, con relative caratteristiche e difficoltà comuni, propedeutica all’elaborazione di proposte normative di maggior salvaguardia.

“Agli eroi dell’agricoltura e della viticoltura dobbiamo attenzione e riconoscimento -ha spiegato il presidente nazionale Cia, Dino Scanavino-. Sostenerli e rappresentarli è una nostra responsabilità. La storia di tanti produttori locali è una valida guida. Ci dà elementi ben chiari di riflessione per alzare l’asticella e fare un scatto di livello, oltre la burocrazia e i processi precostituiti”.

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