Vertenza Trony, i sindacati chiedono l’apertura di un tavolo di crisi al mise

Si gioca su un doppio tavolo la vertenza Trony: uno nazionale con i sindacati di categoria Filcams, Fisascat e Uiltucs che il 19 marzo hanno chiesto al Mise l’apertura di un tavolo di crisi e uno locale rivendicato in queste ore dalla segretaria della Fisascat Cisl, Aurora Blanca, che auspica un intervento della Regione per mettere in sicurezza circa 30 posti di lavoro dopo l’annunciata chiusura dei punti vendita di Melfi e Tito. Una vertenza, quella dei 40 punti vendita Trony, che arriva da lontano e che interessa a livello nazionale circa 500 dipendenti di ben tre società: Dps, Frc e Vertex. Anche l’ipotesi paventata nei mesi scorsi del fitto di ramo d’azienda per alcuni punti vendita si è risolta in un nulla di fatto. “Ora la nostra priorità – spiega la leader regionale della Fisascat – è mettere in campo una doppia interlocuzione con ministero e Regione per evitare la dispersione di tante professionalità, specie in un territorio, come il nostro, che presenta diverse criticità dal punto di vista occupazionale. Per quanto ci riguarda – avverte Blanca – la soluzione non può che essere la riassegnazione delle superfici commerciali lasciate libere da Trony e la ricollocazione dei dipendenti, da negoziare nelle forme e nei tempi, nelle nuove aziende, anche per scongiurare un effetto negativo a cascata sugli stessi centri commerciali.”.

 

Ma è tutto il settore della grande distribuzione in Basilicata a mostrare segnali di sofferenza. Vivono, infatti, in apnea da circa un mese e mezzo anche i 36 dipendenti di due cash and carry, uno a Potenza, l’altro a Tito, del gruppo Fontana e Moscarelli. Dal 3 febbraio i lavoratori sono sospesi e senza retribuzione, riferisce la sindacalista della Fisascat, ma ora si apre uno spiraglio dopo la nomina, ieri, del liquidatore da parte del tribunale fallimentare di Potenza. Per la segretaria della Fisascat “a questo punto, posta l’impraticabilità del fitto di ramo d’azienda, con la nomina del liquidatore si potrebbe procedere alla vendita delle due strutture e alla salvaguardia dei livelli occupazionali”. Infine, una stoccata alla politica regionale che, accusa Blanca, “al destino di questi lavoratori non ha dedicato la necessaria attenzione; ora l’auspicio – conclude la sindacalista – è che, archiviata la lunga campagna elettorale, giunta regionale e forze politiche si attivino concretamente e non a colpi di proclami per una positiva risoluzione di entrambe le vertenze”.

 

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