CIA: A VIGGIANO LA 21ESIMA RAFANATA

Anche il “tartufo dei poveri”, il rafano, rientra nel progetto di filiera agroalimentare della Val d’Agri al quale sta lavorando la Cia-Agricoltori perché il destino dell’area, oltre il petrolio, è un’agricoltura di qualità a certificazione territoriale, con la piena valorizzazione di ogni prodotto tipico. E’ il messaggio lanciato ieri da Viggiano dalla 21esima Rafanata , tradizionale manifestazione per la promozione del rafano da ingrediente delle più antiche ricette della tradizione contadina (specie del martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale) che può diventare un’ulteriore opportunità per incrementare il reddito degli agricoltori.

Il rafano è una pianta erbacea perenne di cui si usa la radice, che viene grattugiata e preparata in vari modi: da sola, conservata sott’olio o aceto (preparato in questo modo viene detto anche “cren”) o insieme a salse, senapi, mostarde. Il rafano è marroncino, molto piccante e ha proprietà antibatteriche. Nella gastronomia tipica lucana è usato specie per i fusilli al sugo di maiale, per aromatizzare alcuni piatti e per una grande frittata, a base oltre che di uova e rafano grattugiato, pecorino, erbetta selvatica.
Non avendo bisogno di particolari cure la radice cresce spontaneamente in varie zone della regione e in particolare in Val d’Agri è un prodotto di grande richiesta che riesce a spuntare prezzi di vendita al consumatore sino ai 10-12 euro al kg (sulla base della qualità, della grandezza, della tipicità della zona di raccolta) e sui mercati del nord dove è cresciuta la richiesta specie in negozi specializzati di alimentari e da parte dei ristoratori, può spuntare anche 15 euro al kg.
Il dirigente della Cia della Val d’Agri, Nicola Pisano, è un autentico pioniere di questo prodotto e  sottolinea che “negli ultimi anni stanno nascendo in Val d’Agri i primi veri e propri piccoli imprenditori di rafano tenuto conto che la richiesta di questo prodotto è notevolmente cresciuta nel Paese e si fa ricorso all’importazione da Paesi Europei e persino dal Giappone. Per la Cia -evidenzia Pisano- la Rafanata che si celebra ogni anno con i coltivatori diretti di Galaino di Marsiconuovo (che consiste nella produzione di un gigantesco panettone salato cotto in forno a legna realizzato con 400 uova, 6 kg di rafano macinato, 6 kg di pecorino di Moliterno ed erbe aromatiche) è un’occasione per valorizzare le tradizioni gastronomiche rurali e per dimostrare che quella che una volta si definiva la “cucina povera” oggi può rappresentare reddito aggiuntivo specie per i titolari di aziende agricole a conduzione familiare”.

Il legame con il territorio, opportunamente valorizzato nelle strategie imprenditoriali – è stato sottolineato dai dirigenti della Cia prima di gustare a tavola oltre alla Rafanata i ferricelli alla lucana al rafano – rappresenta uno dei maggiori fattori di competitività e potenziale successo dell’agricoltura e dell’agroalimentare. Il settore deve tornare a rappresentare un fattore costitutivo del territorio, l’attività produttiva che interfaccia l’ambiente geografico con la comunità. Il legame con il territorio delle strategie agricole ed agroalimentari non è dato solo da fattori geografici e naturali, ma anche storici e culturali. Componente identitaria di un territorio è il paesaggio agrario modellato storicamente dagli agricoltori. La Cia lucana ritiene questo legame essenziale per un’agricoltura italiana che vuole tornare a crescere e contribuire alla crescita economica e sociale dell’intero Paese.

Le proprietà salutari del rafano
Il rafano appartiene alla famiglia delle Crucifere, come i cavoli e i broccoli, e possiede tutte le proprietà degli altri membri di questa famiglia, ovvero aiuta la salute del cuore combattendo due dei principali fattori di rischio delle malattie cardiovascolari: il colesterolo e i trigliceridi. La radice aromatica possiede anche proprietà antibatteriche e antibiotiche, è molto efficace contro le infezioni gastrointestinali prodotte da cibo contaminato (fra cui anche il pericolosissimo batterio Escerichia Coli), contro le infezioni del tratto urinario, le faringiti e le infezioni del tratto respiratorio. Nella cosmesi naturale e in ambito della medicina popolare, il rafano è impiegato come rimedio blando contro le macchie della pelle, le dermatosi dell’herpes e l’alopecia.

L’uso del rafano in Basilicata
In Basilicata, visto il clima, il rafano è una pianta stagionale ed è dunque sorto il problema di come conservare questo speciale dono della terra, sia come spezia sia come potente medicina. Da secoli l’estratto di questa radice è usato dalle nonne lucane in forma di succo o come decotto macerato nel vino bianco per sconfiggere anemie e rachitismo, reumatismi e sciatica. Altro uso officinale che da secoli si tramanda è quello di antiscorbutico, emolliente ed espettorante.

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