Uil-Cssel: per sistema produttivo servono comportamenti virtuosi

“I dati  Istat del mese di gennaio 2018 fanno emergere un mercato del lavoro in continua e lenta ripresa. L’occupazione torna ai livelli pre-crisi, diminuiscono le persone inattive e ci sono prospettive di miglioramento anche per i più giovani. Aumenta però il tempo determinato.
Sono tendenze che in qualche modo ritroveremo nelle dinamiche regionali, quando avremo in Aprile le informazioni sul quarto trimestre del 2017”. E’ l’analisi di Carmine Vaccaro,  Segretario regionale Uil, e di
Giancarlo Vainieri, presidente Centro Studi sociali e del lavoro
“E’  in crescita  il numero di occupati: +25mila rispetto al mese di dicembre. Ma l’aumento, tra i dipendenti, è trainato esclusivamente dai contratti a tempo (+66mila), mentre quelli stabili sono in calo (-12mila).Ancora, il tasso di disoccupazione giovanile scende al 31,5% (-1,2 punti). È il più basso dal dicembre 2011, quando si attestò al 31,2%. Positivo complessivamente il dato che riguarda l’occupazione femminile: il numero di donne al lavoro sale di 37 mila unità. Ma è drastico il calo degli inattivi, che tra le donne crollato di -78 mila.  Il tasso di occupazione sale così al 49,3%, toccando il massimo storico.
Su base annua si conferma l’aumento degli occupati (+0,7%, +156 mila) ed anche qui la “crescita si concentra solo tra i lavoratori a termine (+409 mila), mentre calano gli indipendenti (-191 mila) e i permanenti (-62 mila). I dipendenti a termine toccano i 2,9 milioni, aggiornando il record assoluto.
E’ senz’altro presto per trarre conclusioni, ma il dato Istat è interessante perché descrive la situazione del mercato del lavoro all’avvio della nuova forma di sgravi alle assunzioni, entrati in vigore con il 2018 a seguito dell’approvazione della legge di Stabilità.  Sgravi che si rivolgono proprio ai giovani.  Nella fascia 15-34 anni si è vista la crescita maggiore, con un +2% degli occupati.
Qualche riflessione per cogliere le criticità e le tracce di lavoro: c’è una ripresa in atto che dopo gli anni durissimi della crisi globale dobbiamo vivere come una grande opportunità.
I problemi sotto la veste dei numeri del mercato del lavoro,i ‘trascinamenti inerziali’ dice il Censis , che ci derivano dagli anni scorsi, si chiamano ‘denatalità’, invecchiamento demografico, disfunzionalità tra sistema universitario , dell’istruzione superiore e mercato del lavoro,polarizzazione delle occupazioni tra professioni intellettuali e lavoro non qualificato. Una marcata sconfitta del ceto medio,privato di status e funzione sociale, dagli operai, agli artigiani, agli impiegati.
Sono rimaste inevase poi le politiche di contesto di territorio con le tante fragilità che si acuiscono anche per una mancanza di strumenti di tutela e gestione . La vicenda annosa ed inenarrabile del piano paesaggistico regionale è sintomatica.S enza questi strumenti anche il confronto con lo Stato, i grandi players che si presentano sul territorio per svolgere le pratiche di estrazione di petrolio e gas è cosa vana.
Ed allora che cosa occorre per superare le fragilità della ripresa e consolidare le dinamiche del mercato del lavoro? Servono politiche e comportamenti virtuosi  per stabilizzare le prospettive a medio termine del sistema produttivo, al fine di incrementare il flusso di investimenti e quindi irrobustire la tendenza ad assumere con contratti di tipo stabile.
E’ un problema di qualità del lavoro, di un maggiore peso del lavoro produttivo. Senza una più robusta ripresa della domanda finale per consumi, ancora frenata da una struttura salariale schiacciata verso il basso, il miglioramento di prospettive, e quindi l’irrobustimento del mercato del lavoro regionale, sono ancora fuori portata.
In questo senso, i rinnovi contrattuali finalmente sbloccati da un nuovo e convincente confronto Governo-Sindacati sono cruciali, al fine di incrementare in termini reali i salari medio-bassi.
Ma , d’altronde, servono azioni di impulso regionale e politiche attive del lavoro, a cominciare dalla nuova Agenzia Regionale, con il sostegno alle assunzioni per contratti stabili.
Da questo punto di vista, l’esperienza  insegna che non sono tanto gli sgravi contributivi a termine a far crescere,in modo permanente i contratti a tempo indeterminato. Piuttosto  occorre una migliore qualificazione professionale e formativa, da raggiungere attraverso una complessiva vera riforma del sistema della formazione professionale e della transizione scuola/lavoro.
Elemento centrale  di misure innovative per il lavoro è il potenziamento e radicamento di un management pubblico regionale, più autonomo e capace di attuare creativamente leggi e programmi ,che conquisti uno spazio di azione rilevante ,abile nello sperimentare indagini e contatti con il ‘genius’ dei territori e nell’interpretazione di nuovi bisogni.
E poi  servono azioni di sostegno e bandi pubblici ,più finalizzati ed orientati a coinvolgere nuovi interessi al di la del formalismo e della separatezza delle singole azioni pubbliche spesso confezionate per autoreferenza.
Un maggiore coinvolgimento delle parti sociali, non solo in sede progettuale, ma anche di orientamento e di sostegno alle procedure di assunzione, insieme ad una migliore qualità dell’informazione disponibile sulle dinamiche del mercato del lavoro, tramite l’implementazione dell’Osservatorio Regionale.
Sono gli ingredienti che altrove hanno consentito di superare la frammentazione e l’instabilità del mercato del lavoro.
E così spostare verso i lavoratori  i frutti della ripresa economica in atto a livello nazionale e far prendere al sistema regionale una nuova spinta più libera e legata ai disegni ,all’immaginario dei soggetti autonomi”

 

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