A Moliterno un convegno su Rocco Scotellaro

Sabato 24 febbraio 2018 alle ore 18,00 presso la Sala Conferenze del Museo del Novecento in Via Mazzini (Moliterno), uno dei sei presidi culturali del MAM (Musei Aiello Moliterno), si terrà il primo incontro del 2018. Il sistema museale MAM ha scelto di collaborare nell’ACAMM (acronimo di Aliano, Castronuovo Sant’Andrea, Moliterno e Montemurro), in sinergia con le altre istituzioni culturali, con l’intento di promuovere una iniziativa di qualità nel panorama nazionale.

Dallo Scrigno della “Biblioteca Lucana” si attingerà per poter rileggere alcune opere di Rocco Scotellaro che ivi sono custodite con tanto amore.

Della sua “rilettura” si farà “portavoce” il carismatico Mario Trufelli, uomo di spicco della Lucania di oggi, che con il suo valore aggiunto dato dall’amicizia con lo Scotellaro ci offrirà la possibilità con il racconto di aneddoti tratti dalla quotidianità della sua vita e con la proiezione di filmati esclusivi, di conoscere in maniera più approfondita l’uomo e di comprendere la sofferenza della sua anima che lo porterà a morire prematuramente a soli trent’anni per l’occlusione di una vena nel cuore.

Rocco Scotellaro nacque a Tricarico nel 1923 da una famiglia di umili origini, il padre era un calzolaio e la madre era una levatrice. Ebbe la possibilità di studiare e di elevarsi dalle proprie origini e questo passaggio fu per lui fonte di stimolo al fine di farsi da ambasciatore degli umili, dei contadini, di tutta quella categoria di persone che non avevano una identità in quel particolare momento storico, ma anzi erano sempre più vittima di soprusi e continue umiliazioni. Infatti eletto sindaco nel suo paese a soli 23 anni nel 1946, nelle file del partito socialista si liberò dai vincoli ideologici per difendere con i fatti la sua gente. Divideva i suoi pasti e i suoi proventi con chi stava peggio di lui, prestava aiuto ai contadini in maggiore difficoltà, proprio per questo subì persecuzioni e calunnie dalla vecchia classe dirigente che non tollerava il suo modo di amministrare. Finì anche in carcere per false accuse di truffa, rinchiuso a Matera per 45 giorni, fino a quando Carlo Levi con una robusta campagna in favore della sua innocenza, riuscirà ad avere una sentenza della corte di appello di Potenza che riconoscerà l’infondatezza delle accuse e il motivo esclusivamente politico del suo arresto. La dura esperienza causerà una forte amarezza in Scotellaro che deciderà di abbandonare la carica di sindaco e l’impegno diretto in politica, e trasferendosi a Napoli deciderà di continuare la sua battaglia con la letteratura. Toccherà infatti alle sue opere pubblicate postume, lasciare la sua importante eredità di pensiero e passione.

Nel 1954, un anno dopo la sua morte uscirà il suo libro di poesie “E’ fatto giorno”, nello stesso anno “Contadini del Sud”. L’opera con molta probabilità più emblematica e rappresentativa della sua poetica è data da “L’uva puttanella”, opera autobiografica che ripercorre la vita dell’autore. L’uva puttanella è un’uva che si caratterizza per i suoi acini “maturi ma piccoli”, come “non pari agli altri con i quali sono costretti a lavorare nel più vasto mondo” sono gli uomini del Sud. Quegli uomini a cui ha dato finalmente una dignità e un palcoscenico su cui fare la parte dei protagonisti.

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