Confartigianato: donne italiane le più intraprendenti in Ue ma non le madri-lavoratrici

Le donne italiane sono le più intraprendenti d’Europa, ma il nostro Paese è agli ultimi posti nell’Ue a 28 per l’occupazione delle donne con figli e le condizioni per conciliare lavoro e famiglia. Lo rileva l’Osservatorio sull’imprenditoria femminile realizzato da Confartigianato e presentato alla Convention di Donne Impresa Confartigianato. Il Movimento, che dà voce alle istanze e alle potenzialità di 361.000 aziende, si occupa di promuovere lo sviluppo dell’imprenditorialità femminile e di favorire la conciliazione tra lavoro e cura della famiglia, compito difficile in un Paese, come l’Italia, che investe poco in servizi sociali.

Rosa Gentile, Delegata di Confartigianato ai Movimenti, sostiene che “quando si discute di impresa in rosa non si deve guardare esclusivamente alla partecipazione totale o prevalente della donna nella gestione delle attività, ma anche alla tipologia di investimenti che si vogliono realizzare all’interno dell’azienda, alla vitalità dell’impresa, cioè la permanenza sul mercato, ed alla capacità di mantenersi competitive, organizzando il lavoro in modo da permettere la conciliazione della vita lavorativa con quella familiare. Per questo c’è bisogno di contribuire alla costruzione di una rete di contatti e scambi di informazioni con tutte le associazioni che si battono per la difesa dei diritti delle donne, coinvolgendo assolutamente in questo anche gli uomini, al fine di dare forza, maggiore incisività e diffusione al lavoro delle donne presenti nelle istituzioni, nel mondo del lavoro e nelle associazioni, definendo una linea comune nelle attività future delle pari opportunità”. 

La crescita del lavoro autonomo femminile è guidato dalle imprenditrici artigiane, il cui numero è aumentato del 2,5% negli ultimi 10 anni. Un record in Europa e nella classifica regionale per tasso di femminilizzazione dopo il Molise seguono la Basilicata con il 26,8% e l’Abruzzo con il 25,9%. Chiudono la classifica le regioni del nord: agli ultimi tre posti troviamo rispettivamente il Veneto (19,7%), la Lombardia (18,4%) e il Trentino Alto Adige (17,6%). Solo in Basilicata le imprese di donne sono 15.747.

Ma, mentre il tasso di occupazione delle donne senza figli è pari al 56,9%, scende al 53,2% per le donne con figli. Percentuali che fanno dell’Italia il fanalino di coda in Europa dove il tasso medio di occupazione delle madri lavoratrici è il 71,3% e in Svezia arriva all’87,4 per cento.

L’Osservatorio di Confartigianato sottolinea che la spesa pubblica è fortemente sbilanciata sul fronte delle pensioni e della spesa sanitaria per anziani che ammonta a 270,3 miliardi di euro. Invece, per le famiglie e i giovani la spesa pubblica italiana si ferma a 25,2 miliardi, pari al 3% della spesa totale della PA (rispetto al 3,7% della media Ue) e all’1,5% del Pil (rispetto all’1,7% della media Ue). Percentuali che collocano l’Italia rispettivamente al 18° posto e al 15° posto tra i 28 Paesi europei. Confartigianato ha analizzato anche costo e qualità dei servizi per la famiglia messi in campo dagli Enti locali. Si scopre così che soltanto il 57,3% dei Comuni italiani offre servizi di asili nido e servizi integrativi per l’infanzia e che l’utilizzo di queste strutture è molto basso: a livello nazionale soltanto il 12,9 dei bambini con meno di 3 anni ha usufruito di tali servizi.

«Il nostro welfare pubblico – sottolinea Daniela Rader, Presidente di Donne Impresa Confartigianato – non aiuta le donne a coniugare il lavoro e la cura della famiglia. Per colmare queste carenze, Confartigianato ha lanciato il progetto per un nuovo welfare ispirato alla sussidiarietà e che fa leva sull’innovazione digitale con piattaforme dove si incontrano domanda e offerta di servizi utili a semplificare la vita delle madri che lavorano”.

«Continueremo a impegnarci contro le discriminazioni di genere per costruire le condizioni che consentano alle donne – aggiunge Gentile – di esprimere le proprie potenzialità e contribuire allo sviluppo economico e sociale del Paese. Gli sforzi e le nuove sfide per agganciare la ripresa e rilanciare la competitività delle nostre aziende sono uguali per tutti gli imprenditori, donne e uomini. Rispetto ai nostri colleghi maschi, abbiamo un maggiore carico di responsabilità, soprattutto sul fronte familiare da gestire contando su un nuovo sistema di welfare, attento alla specificità del lavoro indipendente femminile».

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