Castelluccio (FI): Portare il partito azzurro al 30 per cento dei consensi è alla portata come testimonia l’ultimo sondaggio Ipsos

L’asticella posta dal Presidente Berlusconi – portare il partito azzurro al 30 per cento dei consensi – è alla portata come testimonia l’ultimo sondaggio Ipsos. Un obiettivo per il quale anche la Basilicata deve concorrere a raggiungere con determinazione annullando la “sindrome” del Pd-invincibile. Lo afferma il consigliere regionale Paolo Castelluccio (Fi) ricordando che secondo l’elaborazione di un sondaggio (Ispos), all’indomani delle elezioni siciliane, il centrodestra unito si attesterebbe intorno al 36,5%, oltre sette punti sopra M5s (29,3%) e ben 12 sopra il Pd (24,3%). Traducendo queste percentuali nell’ipotesi di ripartizione dei seggi secondo le più probabili indicazioni sulla definizione dei collegi, una coalizione fra Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia otterrebbe 253 seggi di cui 114 nei collegi uninominali; i grillini 173 seggi di cui 63 uninominali e una coalizione di centrosinistra formata da Partito Democratico e Alternativa Popolare 164 seggi di cui 54 uninominali. Completa il quadro il risultato della sinistra, a cui andrebbero 23 seggi. Quanto alla determinazione del numero dei seggi che spettano alla nostra regione – dice Castelluccio – anch’io condivido il giudizio “bipartisan” che il Sole 24 ore ha preso una cantonata perché non ha alcun senso parlare di 4-5 seggi in meno degli attuali. Al massimo è ipotizzabile un seggio e noi, come ha dichiarato il nostro capogruppo Romani, ci batteremo perché nemmeno un deputato sia sottratto alla Basilicata per affermare la piena rappresentanza territoriale e non certamente la logica delle comunità regionali più numerose. La democrazia non è questa. Intanto ci sprona il messaggio del Presidente Berlusconi: di fronte al fallimento della sinistra e dei suoi governi Forza Italia costituisce, come ha già dimostrato in Sicilia, l’unica alternativa seria e credibile al voto di protesta, al pauperismo, al ribellismo e al giustizialismo. Non è possibile affidare il futuro del Paese a un gruppo dirigente, come quello dei Cinquestelle, che non ha alcuna esperienza nè in politica, nè nella vita professionale; a politici improvvisati che non hanno un programma serio, ma solo idee molto pericolose per il futuro dell’economia italiana.

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