Napoli (FI) – Fuga dagli ospedali: nel 2016 quasi 14.000 lucani si sono ricoverati fuori regione

“Sono stati 13865 i lucani che, bisognosi di assistenza ospedaliera, lo scorso anno si sono ricoverati  in Ospedali di altre regioni d’Italia a riprova della necessità di migliorare le prestazioni, quantitativamente e qualitativamente corrispondenti alle esigenze di salute dei nostri cittadini, che le strutture sanitarie regionali sono chiamate a garantire”.

Lo dichiara, in una nota, Michele Napoli, Presidente del Gruppo Consiliare Forza Italia della regione Basilicata, il quale precisa come “il dato relativo alla Basilicata è il frutto dell’attività di monitoraggio condotta dal Ministero della Salute attraverso le schede di dimissione ospedaliera, dalle quali si evince che il tasso di emigrazione sanitaria in Basilicata, nella componente per acuti in regime ordinario, è pari al 23,6% e rappresenta il peggior dato tra tutte le regioni dopo quello del Molise dove si attesta al 26,6%”.

Il fenomeno della mobilità sanitaria – ha spiegato l’esponente azzurro – “è la cartina al tornasole della qualità e dell’efficacia di un sistema sanitario, atteso che quando un cittadino decide di ricoverarsi fuori regione certo non lo fa a cuor leggero perché il ricovero comporta la necessità di allontanarsi dai propri affetti e dai propri interessi per trovare una possibile soluzione alle vicissitudini commesse al proprio stato di salute”.

“Dall’analisi condotta dal Ministero – aggiunge Napoli – “emerge come il tasso di emigrazione ospedaliera della Basilicata sale ulteriormente con riguardo a talune patologie come quelle tumorali, che fanno registrare una percentuale di mobilità passiva, cioè di residenti che si ricoverano altrove, del 28,4% vale a dire più di un lucano su quattro”.

Per Napoli la soluzione a tali tendenze negative tanto sotto l’aspetto umano quanto sotto l’aspetto economico è rappresentato “dalla necessità di puntura su strutture di eccellenza, le uniche in grado di frenare la migrazione sanitaria ed incrementare la mobilità sanitaria attiva”.

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