A GRASSANO FESTA DELL’OLIO NUOVO

A Grassano domani domenica 22 ottobre per iniziativa dell’Oprol-Cia è Festa dell’olio nuovo. Presso il frantoio oleario grassanese sarà possibile assaggiare la produzione 2017, accompagnati da musica, prodotti tipici e alle ore 18 si discuterà con Luca Braia, Maria Antezza e il sindaco Filippo Luberto. Una festa per ridare ottimismo a produttori e consumatori entrambi presi da annate di calo di produzione e prezzi in su. A prevalere è come sempre qui a Grassano e nella Collina Materana la qualità dell’olio in attesa di verificare come si concluderà la nuova campagna olearia per tutte le aziende lucane e per i 92 frantoi attivi (50 nel Potentino e 42 nel Materano). Una prima indicazione positiva sulla campagna olearia 2017 riguarda la qualità che sarà interessante mentre sul fronte del mercato si stanno consolidando gli aumenti in atto già da mesi.

Per la Cia e l’Oprol (l’organizzazione di categoria degli olivicoltori lucani) i punti principali da affrontare sono: il rafforzamento del ruolo dei territori e quindi delle singole OP (Organizzazioni Produttori) del comparto olivicolo, le quali stanno sempre più diventando attori sul mercato di riferimento, oltre che terminali per gli interventi del programma di sviluppo finanziato con fondi Ue; il ruolo propulsivo giocato con gli altri protagonisti agricoli, industriali e commerciali della filiera per uno sviluppo in chiave moderna del settore e per una forte coesione con finalità strategiche.

Il calo produttivo, sia pure a macchia di leopardo – si sottolinea – è dovuto principalmente alle continue variazioni climatiche e alla prolungata siccità e i margini sono sempre più ridotti al punto da non riuscire a remunerare il lavoro degli imprenditori agricoli e dei familiari coinvolti.

“Ci sono – sostengono i dirigenti Oprol-Cia – competitori agguerriti che ‘minacciano’ i primati del made in Italy. Per esempio, nelle ultime sei annate, la Tunisia che investe molto nello sviluppo della filiera olivicola, per ben tre volte ha prodotto piu’ olio di oliva rispetto al volume ottenuto dall’Italia nella corrente campagna 2016-2017”. “C’e’ un altro dato attestante il declino della filiera olivicola nazionale: il trend di lungo periodo della produzione e’ in forte calo, mentre i piu’ agguerriti concorrenti europei e mondiali registrano tassi di crescita produttiva eccezionali. Non a caso – puntualizzano a Grassano gli olivicotori – proprio li’ dove e’ in atto una mirata politica di investimenti e prevale un orientamento favorevole verso la tecnologia, l’innovazione e l’impresa”. Da noi in Italia, invece, “il potenziale produttivo olivicolo indietreggia. Alla base dei cattivi risultati della olivicoltura nazionale degli ultimi anni ci sono tre principali ragioni: il processo di abbandono della coltivazione, la frammentazione della struttura produttiva ed il mancato ammodernamento del settore”. “Anche la politica ha le sue colpe – rileva Dino Scanavino, presidente nazionale della Cia – Agricoltori Italiani – perche’ si e’ ostinata a non voler riconoscere ed affrontare i problemi, con interventi incisivi, tempestivi e coerenti con le esigenze del settore. Si puo’ rimediare al declino e riportare il sistema dell’olio di oliva italiano nella posizione che ha sempre ricoperto nel contesto europeo e mondiale”. “E’ necessario attuare il prima possibile un piano nazionale, articolato a livello regionale e di distretti produttivi, per la riconversione, la ristrutturazione e l’ammodernamento della olivicoltura italiana, anche tramite un processo di razionalizzazione fondiaria. Il settore olivicolo oleario italiano per tornare leader mondiale avra’ bisogno di piu’ di 150 milioni di nuovi olivi in produzione e almeno 25 mila nuovi addetti che riequilibrino il ricambio generazionale nei campi, ora fermo sotto il 3 per cento”. “Per l’olivicoltura sarebbe un passo straordinario essere riconosciuta alla stregua della vitivinicoltura nazionale, che ottiene il triplo delle risorse europee per gli investimenti e la promozione del comparto, per poter programmare con piu’ dinamicita’ tutti gli interventi utili allo sviluppo e al rilancio del settore”.

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