DI GIACOMO (SPP): SCIOPERO DELLA FAME, IN ITALIA NON C’E’ PIU’ DISTINZIONE TRA VITTIMA E CARNEFICE

Ho ripreso lo sciopero della fame perché il carcere è lo specchio fedele dell’emergenza sicurezza che coinvolge tutti gli italiani e perché nel nostro Paese, per responsabilità della politica, non c’è più alcuna distinzione tra vittima e carnefice. La dichiarazione del segretario generale del Spp (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo parte davanti al carcere di Campobasso insieme all’annuncio di un nuovo tour attraverso le piazze dei capoluoghi d’Italia e gli istituti penitenziari.

Proprio così: se nel carcere non c’è sicurezza con il personale quotidianamente a rischio di aggressioni, minacce e continuamente offeso, con la “legge dei detenuti” che – dice Di Giacomo – è più forte della legalità al punto che evadere, come dimostrano i numerosi episodi di questa estate, è un gioco da ragazzi, figuriamoci se possiamo pretendere sicurezza nelle città e nelle case dei cittadini.

Il Ministro Orlando, il Governo e il Parlamento fanno come le tre scimmiette: non vedono, non sentono e non parlano. Anzi, se parlano, si limitano a dichiarazioni formali miste ad annunci di programmi, progetti e provvedimenti puntualmente disattesi e rinviati, sottovalutando i problemi veri.

Purtroppo anche nei mass-media si dà più risalto al baby-killer detenuto a Ferrara che si fidanza dal carcere e alla storia di Bossetti “uomo distrutto” in cella piuttosto che a quello che accade negli istituti di pena con il personale che ha dovuto subire l’ennesimo schiaffo dal Governo, quello dell’aumento della paga oraria dell’80 per cento in più mentre da otto anni si aspetta il nuovo contratto collettivo di lavoro.

Per noi – continua il segretario SPP – l’impegno è dalla parte di tutte le vittime di questa situazione, siano essi appartenenti alle forze dell’ordine, cittadini costretti a sparare i ladri in casa, donne che subiscono violenza, pensionati scippati all’uscita dell’ufficio postale o della banca con l’aggravante che la politica non è capace di mettere un freno alla dilagante criminalità esercitata da immigrati e profughi padroni assoluti di piazze, stazioni ferroviarie e periferie della nostre città.

Sono fortemente convinto – conclude – che sia necessario un nuovo Movimento con l’obiettivo assai semplice ma prioritario di rendere sicure le nostre case e le nostre città con  misure efficaci di controllo, ridando dignità alle forze dell’ordine e al tempo ristabilendo nei fatti chi è vittima e chi è carnefice.

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