Piccoli Comuni: Non sarà certo la nuova legge sui Piccoli Comuni a favorire il ritorno a casa degli emigrati lucani all’estero.

Non sarà certo la nuova legge sui Piccoli Comuni a favorire il ritorno a casa degli emigrati lucani da anni all’estero. Piuttosto può essere un motivo per intensificare i rapporti commerciali tra piccole comunità lucane rimaste e quelle impegnate nella vendita dei nostri prodotti di nicchia sempre più richiesti dai mercati europei ed internazionali. Per Giovanni Baldantoni, presidente di Palazzo Italia Bucarest, quartiere generale dell’Associazione Lucani nel Mondo, la nuova normativa nazionale può diventare uno strumento per rinsaldare legami commerciali e di cooperazione economica. E’ evidente – spiega – che è semplicemente impensabile per un lucano che svolge un’attività in una capitale o città europea tornare, anche con incentivi economici e fiscali, al proprio paese dove le opportunità di fare la stessa attività o un’altra sono quasi completamente inesistenti. Per questo noi attraverso l’accordo di partnership con la Fondazione Italiani in Europa, presieduta dal prof. Giuseppe Arnone, con al centro dell’attenzione la crescita dell’imprenditorialità italiana all’estero, lo sviluppo dell’export, l’assistenza e la costante presenza a fianco degli italiani in Europa, puntiamo sull’alimentare tipico e di qualità lucano l’elemento più importante per i mercati dei Paesi Balcanici e la Germania dove Palazzo Italia ha sedi decentrate. Se infatti diventerà possibile favorire la nascita nei piccoli paesi di ditte individuali – la legge prevede una serie di norme per facilitare e promuovere la vendita diretta dei prodotti agroalimentari provenienti da filiera corta a chilometro utile- ci saranno attraverso il nostro network europeo più sbocchi di mercato. Quanto ai giovani il discorso cambia: devono poter tornare. E’ il compito che svolgiamo nei Balcani (oltre che in Romania, in Serbia, Ungheria, Repubblica Ceca) e in Germania– spiega Baldantoni – è quello di intercettare questi nuovi emigrati: sono almeno 55mila gli under 40 che solo nel 2016 hanno lasciato l’Italia e trasferito la propria residenza all’estero, chi per cercare fortuna, chi per inseguire un lavoro, una passione o una nuova carriera. Immigrati, expat, foreign professionists con meno di 40 anni rappresentano la metà circa del totale dei trasferimenti di residenza che gli italiani hanno registrato . Per i giovani, si tratta in pratica di 3,3 trasferiti all’estero ogni mille under 40, in aumento del 34,3%. Rispetto al passato, si tratta di una emigrazione più limitata nel tempo e di qualità almeno per quanto riguarda le partenze dalle metropoli del Nord. Spesso si tratta di giovani mandati all’estero dalle famiglie (imprenditori o professionisti della media borghesia settentrionale) per studiare o comunque acquisire conoscenze, competenze e know-how da riversare poi, una volta rientrati in Italia, nelle attività professionali familiari o personali. È un fenomeno, a cui stiamo assistendo ormai da qualche anno.  Noi – dice Baldantoni – puntiamo a farli diventare moderni imprenditori, liberi professionisti, ambasciatori del “made in Italy” con un collegamento costante tra i Paesi di lavoro e l’Italia, una sorta di “pendolari” del lavoro all’estero. Sia chiaro: non sosteniamo che tutti i giovani lucani dopo un’esperienza all’estero debbano tornare nei piccoli comuni ma che bisogna offrire loro anche questa possibilità.

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