CGIL Basilicata: Legge Madia sulle società pubbliche partecipate, a rischio in Basilicata 30 posti di lavoro

Summa: “Bisogna riformare gli enti sub regionali ma salvaguardando l’occupazione e le funzioni pubbliche. Grande attenzione su Acqua Spa e Sviluppo Basilicata”

Chiesto un tavolo di confronto con Regione Basilicata, Anci e Province

Con il testo unico sulle società partecipate che si applica alle società di capitali, si riducono per il presente le società e sono individuati criteri qualitativi e quantitativi attraverso i quali razionalizzare a regime la platea delle partecipate. Delle conseguenze in Basilicata si è discusso oggi in un incontro che si è svolto a Potenza promosso da Cgil Basilicata, Fp Cgil Basilicata e Filctem Potenza e al quale hanno partecipato Giuliana Scarano, segretaria Cgil Basilicata, Michele Palma, segretario generale Filctem Cgil Potenza, Roberta Laurino coordinatore regionale FP Cgil Basilicata, Angelo Summa segretario generale Cgil Basilicata e Michele Gentile responsabile Cgil nazionale settore pubblico.

Secondo il decreto legge Madia sulle società partecipate, non sono consentite le società prive di dipendenti o quelle che hanno un numero di dipendenti inferiore a quello degli amministratori, quelle che nella media dell’ultimo triennio hanno registrato un fatturato sotto il milione di euro, quelle inattive che non hanno emesso fatture nell’ultimo anno, quelle che svolgono all’interno dello stesso comune o area vasta doppioni di attività, quelle che negli ultimi cinque anni hanno fatto registrare quattro esercizi in perdita e quelle che svolgono attività non strettamente necessarie ai bisogni della collettività.

Alla banca dati Mef aggiornata al 2014, secondo l’osservatorio dati della Cgil, risultano in Basilicata 16 società partecipate da amministrazioni locali, 3 partecipate da amministrazioni centrali e 4 partecipate miste. “Queste società strumentali e le amministrazioni che detengono una quota di controllo di queste società entro il 30 settembre 2017 – spiega Michele Gentile –  debbono fare un piano di revisione straordinaria, decidere se mantenere la società o procedere a una chiusura o riorganizzazione, sui criteri stabilititi dalla legge Madia. Secondo i dati del 2014 in Basilicata sono interessati all’incirca una trentina lavoratori. Entro il 30  settembre le amministrazioni controllanti devono indicare anche quali lavoratori sono in eccedenza, che a quel punto andranno in bacino regionale dove dovrebbero essere le stesse Regioni ad agevolare i processi di mobilità. Per questo motivo – conclude – chiediamo che si attivi un tavolo che veda Regioni, associazioni di rappresentanza, Comuni e Province. Quello che ci preoccupa, oltre alla questione occupazione, è la chiusura di determinati servizi che fanno capo a queste società a cui le amministrazioni potrebbero non essere in grado di far fronte. Si tratta di una riforma non sbagliata in sé ma sbagliata nel modo in cui fatta. È un settore che ha 770.000 lavoratori al livello nazionale, ripartiti in 4894 società. È necessario salvaguardare l’occupazione e razionalizzare i servizi che ci sono sul territorio”.

“Chiediamo che venga subito convocato un tavolo di confronto con Regione Basilica, Anci e Province in quanto in Basilicata la situazione è molto delicata  – aggiunge Angelo Summa – perché i nuovi parametri potrebbero mettere a rischio posti di lavoro e funzioni pubbliche, soprattutto quando parliamo di servizi essenziali come Acquedotto lucano o municipalizzate pubbliche come l’Acta, che hanno  a che fare rispettivamente con la risorsa idrica e con i rifiuti. C’è bisogno di fare delle scelte. Modificare la governance è una necessità, dal momento che in Basilicata vi sono funzioni ridondanti per cui la riforma di alcuni enti è una delle priorità da affrontare. Questo riguarda Acqua spa le cui funzioni, per  esempio, possono essere ricondotte ad Acquedotto lucano o  a altri enti.  Grande attenzione va posta su Sviluppo Basilicata, trasformata non solo in azienda  di assistenza e tutela alla promozione dello sviluppo ma anche soggetto del credito diretto. Questa integrazione poteva essere complementare ai piani di produzione  dello sviluppo. Bisogna riprendere la discussione per capire se oggi può svolgere quelle funzioni. Ridurre gli enti sub regionali è una scelta che va fatta, in parte perché sono un poltronificio in parte perché strumento di alterazione della democrazia e del consenso”.

Potenza, 6/07/2017

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