A BARI: IL CARCINOMA PROSTATICO SOTTO STRETTA SORVEGLIANZA

Giovedì 29 e venerdì 30 giugno i nuovi approcci terapeutici dell’Irccs barese saranno al centro di un convegno

Nuovi approcci al trattamento del carcinoma prostatico.

C’è grande fermento nei laboratori del “Giovanni Paolo II” da quando, da qualche mese, è stato avviato un progetto di studio preliminare, il secondo a livello nazionale, che punta il dito contro una variante di splicing del recettore androgenico (cioè un messaggero più breve prodotto dal gene androgenico) chiamata AR-V7, in grado di condizionare negativamente la malattia.

I recenti trattamenti approvati per i pazienti finiti nel vortice del della malattia agiscono sul metabolismo del recettore androgenico e sembrano dare risposte molto promettenti sia come intervallo libero da malattia che come sopravvivenza totale; tuttavia una percentuale di questi pazienti resiste alla cura. Ma la ricerca non dorme mai, anche e soprattutto per accendere le speranze di quanti sembrano rassegnati al destino della malattia. «Molto recentemente sono stati fatti studi per capire sia i meccanismi di tale resistenza sia se esistono bio-marcatori che permettano di predire la prognosi dopo tali trattamenti- spiega la dottoressa Stefania Tommasi dell’Irccs barese- Un lavoro pubblicato un paio di mesi fa ha messo in evidenza come una variante di splicing del recettore androgenico (cioè un messaggero più breve prodotto dal gene androgenico) chiamata AR-V7, evidenziata nelle cellule tumorali circolanti dei pazienti con carcinoma prostatico, sia legata a un andamento prognostico sfavorevole della malattia».

È all’interno di questa cornice che il “Giovanni Paolo II” si fa protagonista, provando a mandare fuori dalla scena il tumore maligno più frequente nel sesso maschile. «Nel nostro Istituto abbiamo iniziato da qualche mese uno studio simile dal punto di vista dell’approccio molecolare a quello pubblicato (a nostra conoscenza il secondo a livello internazionale) che dosa la forma AR-V7 in pazienti che hanno già iniziato un trattamento con farmaci anti-androgenici e sono andati in progressione e la mette in relazione con la risposta e il tempo di risposta a tale terapia. I dati sono preliminari (ad oggi 20 casi) ma i risultati sembrano sovrapponibili a quelli pubblicati» aggiunge la Tommasi che domani e dopodomani interverrà durante il convegno dal titolo “I team multidisciplinari nei tumori uro-ginecologici” in programma all’hotel “Palace” di Bari a partire dalle 9, per la coordinazione scientifica del dottor Emanuele Naglieri, medico dell’unità operativa di Oncologia Medica presso l’Irccs di via Orazio Flacco.

La tavola rotonda che ospiterà relatori di tutto pregio sarà un’occasione importante come poche altre, per anticipare i trattamenti più innovativi e i promettenti risultati, seppur preliminari.

Il prossimo step della ricerca? Studiare la capacità predittiva dell’AR-V7, cioè la possibilità di usare l’AR-V7 come bio-marcatore per selezionare i pazienti che possono realmente beneficiare di tali trattamenti.

Bari, 28 giugno 2017

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