No, loro non sono i ragazzi che si amano!

No, loro non sono i ragazzi che si amano! Chissà cosa avrebbe scritto J. Prevért a proposito dei nostri ragazzi che uccidono! Chissà cosa avrebbe scritto dei nostri ragazzi che girano con un coltello di 17 cm in tasca che adoprano senza sapere. Essi non sanno del “male” e neppure dove si annida, né se sia necessario sconfiggerlo, né se esista una differente modalità di vita. Perché chi ha ucciso ha privato della vita un suo coetaneo e ha stracciato miseramente la propria. Chissà se questi ragazzi che uccidono hanno mai letto una poesia o se si sono mai interrogati sulle categorie morali ed etiche da Kant in poi o se sapevano che i ragazzi greci ambivano di essere al seguito dei pensatori del tempo, Socrate in primis. Chissà poi cosa sapevano dell’amore e di se stessi e perché sono stati attratti come in un maleficio dai fiori del male! E’ la fascinazione del male che nutre queste giovani vite e che ogni volta ci lascia stupiti e sgomenti. E, ogni volta, ci interroga di questioni che non vorremmo affrontare e ci determina a frasi di circostanza come dettati da deterministico destino. Ragazzi di quest’epoca ostaggio della filosofia del male che permea l’intorno. E chissà se di quell’intorno che ha costruito il male, c’è qualcuno oggi disposto ad abbatterlo! Non con armi spuntate e obsolete ma nuove ed efficaci, come l’educazione e la precisa identificazione dell’altro da sé che merita solidarietà. Le armi della critica e della logica e le armi del valore umano, cifra indelebile che sembra essersi perduta. Due diciasettenni, uno morto, l’altro in galera, una lite, la catastrofe! Il punto è allora quello della sconfitta del mondo adulto. Una sconfitta che senza infingimenti può dirsi totale e non avere giustificazioni. No, non possiamo dire, abbiamo fatto il possibile, perché non sarebbe onesto! Non è che ci si sveglia una mattina e un ragazzo muore per mano di un altro a seguito di una lite! No, così non è! Questi sono ragazzi per i quali la vita e il suo mistero valgono quanto uno spinello! E noi? Noi siamo colpevoli. Perciò, ad effetto riparativo, ricuciamo gli strappi e diamo prova della nostra vicinanza ad entrambe le famiglie! Questo lutto è di tutti, ma dopo le lacrime il nostro “fare” sia decisivo perché i nostri ragazzi, tutti, siano i ragazzi di Prevért I ragazzi che si amano si baciano in piedi Contro le porte della notte E i passanti che passano li segnano a dito Ma i ragazzi che si amano Non ci sono per nessuno Ed è la loro ombra soltanto Che trema nella notte Stimolando la rabbia dei passanti La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno Essi sono altrove molto più lontano della notte Molto più in alto del giorno Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.

Matera, 23 maggio 2017

Garante per l’infanzia e l’adolescenza

        del Comune di Matera

        Maria Grazia Masella

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