Garante per l’Infanzia di Matera su “Carta dei doveri”

Dalla storia legislativa del nostro paese apprendiamo che la seconda metà del secolo scorso è stata foriera dell’affermazione dei diritti della persona. Una lunga e progredita cronologia di leggi, dichiarazioni, prescrizioni, direttive, carte internazionali dei diritti cui ha fatto seguito altrettanta nutrita riflessione dottrinale. Come in un gioco di costruzioni lego, poiché, volta a volta, si verifica la tenuta e l’integrabilità delle nuove norme al sistema giuridico complessivo, accade che: Si introduce nell’ordinamento giuridico un nuovo diritto, si classificano le fonti, si apre il dibattito per la ricerca autentica della sua interpretazione e si succedono numerose le tavole rotonde. Un esercizio continuo ed incessante di logica giuridica che permea le nostre istituzioni e conseguentemente la vita dei consociati. E, tuttavia, introdotto nell’ordo juris, il nuovo diritto, in relazione al bene giuridico tutelato, ci si accorge, fatalmente, e, sempre più spesso, che lo stesso rimane inattuato, parzialmente o integralmente. Ciò, mi pare di poter affermare, vale in ogni ambito del diritto, ma per chi scrive il riferimento è, ovviamente, a quello minorile e di famiglia. E, infatti, da tale angolo visuale, si rileva che la legge sull’affidamento condiviso, ad esempio, introdotta ormai, 10 anni or sono, rimane eminentemente lettera di principio, con una incidenza di applicazione pari al 2-3% del totale degli affidamenti minorili. E, così, la legge n.54 del 2006 rimane un classico esempio di legge inapplicata, anche se nel panorama legislativo minorile non è l’unica, atteso che è replicata in maniera esponenziale la mancata attuazione di molti altri dettati legislativi minorili e di famiglia. Cosicché, il diritto minorile nel suo complesso, riguardato al suo principio fondamentale c.d. “interesse del minore” resta un mero esercizio linguistico e di stile, finanche retorico. Gli esempi, come si accennava, sono numerosi, ma qui valgano ai soli fini argomentativi. Potremmo chiamarli, in definitiva e per comodità di esposizione, ‘diritti congelati’, o ‘diritti ammorbiditi’, o ‘diritti affievoliti’. A ben vedere, dunque, nonostante la nostra legislazione minorile sia potentemente all’avanguardia, tanta strada si ha da fare ancora, affinchè – posto al centro della riflessione scientifica, ‘l’interesse del minore’, esso venga a delinearsi, finalmente, come principio e diritto vivente. Vero è che sono plurime e composite le cause della mancata fedele applicazione dei principi, dei valori e dei diritti che attengono a nascita e crescita delle persone minori d’età e tutte avrebbero bisogno di compiuta analisi. Mi pare, tuttavia, di poter dire che le cause tutte vadano ricollegate ad una cultura dell’infanzia grandemente depotenziata o scemata. Vediamone qualcuna. La prima e forse la più assorbente è quella che ha fonte in una visione culturale adulto-centrica della società, tanto che il passaggio a quell’altra bambino-centrica è divenuta a questo punto, oltremodo necessaria, affinché il diritto del minore divenga , in sostanza, “diritto vivente del minore”. Il fatto è che, forse, accanto alle numerose carte dei diritti e tavole rotonde, dovremmo- con sforzo necessario e incessante- promuovere, prevedere, avallare, sostenere, riflettere, propagandare una nuova stagione culturale delle tutele rivolte all’infanzia e all’adolescenza ed è così che penso ad una ‘Carta dei doveri’ indirizzata a quanti, genitori, agenzie educative e operatori del settore, si occupano dei fanciulli e degli adolescenti. Una Carta che ragioni di responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nella cura del minore, i cui contorni occorrerà, delineare e decifrare come “competenze”. Prima fra tutte le “competenze genitoriali”. Domandiamoci e riflettiamo su cosa significhino, ad esempio, “ competenza genitoriale”, e “competenza professionale” riguardato agli educatori, agli operatori psico-socio-assistenziali, ai magistrati e agli avvocati. Ma non basta. Alle ‘competenze genitoriali e professionali ’ credo vada associata l’esercizio delle buone pratiche a casa, a scuola e nelle strutture di accoglienza minorile. L’argomento “Carta dei doveri” si attesta così quale strada maestra per l’attuazione dei diritti del minore e del fanciullo laddove si solleciti un confronto di studio tra quanti a vario titolo si occupano del “ pianeta infanzia” obiettivando il c.d. “diritto vivente”. Il nuovo registro di indagine, come sopra individuato, sembrerà, forse, più crudo e rozzo, ma a ripartire dai doveri di ciascuno e di tutti nei confronti dei piccoli, avremo da guadagnarne, per intuibili ragioni riconnesse ad una società più sana e più giusta. Certo, occorrerà cambiare punto e logica di osservazione mirando all’effettività delle tutele minorili. Il focus, lo ripeto, dovrebbe, pertanto, essere la responsabilità, il dovere, la competenza e l’effettiva attuazione dei diritti sia per i genitori e sia per gli operatori tutti del settore. Sarà un lavoro lungo ma necessario per inaugurare la nuova stagione del ‘diritto vivente del minore’ al fine di assicurargli tutele sempre più efficaci e per agevolare il lavoro di chi porta la responsabilità genitoriale o di chi ne fa le veci. E, così, perché, il richiamo al dovere di ciascuno non sia mero esercizio di stile e di retorica e, perché, un bambino felice sarà un adulto consapevole.

Matera, 19 maggio 2017

Garante per l’infanzia e l’adolescenza

        del Comune di Matera

        Maria Grazia Masella

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