Garante Infanzia Comune di Matera su questione minorile

Questo Paese non è per bambini e, i bambini, infatti, non nascono più. La lente d’ingrandimento delle indagini ISTAT più recenti e non solo, fotografa una geografia antropologica dove le nascite risultano prossime all’azzeramento. Il fatto, come è logico, non è senza effetti sul futuro del Paese. Un popolo si sta estinguendo, senza che nessun meteorite si sia schiantato sul suolo italico. Proviamo a rintracciarne le ragioni. Direi che sono sempre le stesse da oltre 20 anni: politiche familiari insufficienti e/o inesistenti; disattenzione e superficialità nei confronti dell’universo dell’infanzia. Ragioni queste tutte che si traducono in una visione adultocentrica della società. Eppure, il nostro, è un Paese all’avanguardia in fatto di legislazione minorile e di protezione dell’infanzia. Dal 1975 a oggi la legislazione minorile e familiare si è concentrata sulla sostanziale protezione del minore, introducendo concetti come –responsabilità,  al posto di potestà – o attivando con l’ausilio della sottoscrizione delle Convenzioni internazionali, prima fra tutte quella di New York del 1989, i processi dell’ascolto del minore nei procedimenti che lo riguardano, passando per il concetto di bigenitorialità, divenuto punto culminante nei processi separativi e divorzili. E ancora. Le leggi del lavoro che assicurano pariteticamente tra i genitori c.d. congedo parentale di potersi occupare del neonato direttamente. Una più stringente tutela che riguarda il mancato ottemperamento agli oneri di mantenimento e di assistenza all’infanzia. E così via discorrendo. Ma è chiaro ed evidente che a una compiuta legislazione minorile fa difetto la concreta attuazione, ovvero un’attuazione a scartamento ridotto che interessa, volta a volta, il solo giudice che l’applica, non sempre in buona compagnia, o l’indefesso lavorio degli operatori giuridici e psicologici dell’ampio parterre di professionisti che si occupano di famiglia, di minori e delle tutele correlate. Il resto di tale universo dell’infanzia è, come dire, lasciato in balia di un esistente e di una realtà concreta che parla invece tutt’altra lingua. Abusi, violenze domestiche, bullismo, abbandono scolastico, povertà diffusa (4 milioni in Italia i minori in povertà assoluta; di quell’altra povertà, relativa, i dati sembrano addirittura snervanti). Povertà relativa e snervante che rinvia al non poter frequentare ad esempio per un bambino o un adolescente, un corso di sport o non poter ricevere cure mediche dentistiche adeguate e/o visite specialistiche a pagamento per molte malattie tra cui anche quelle rare. Il panorama è desolante e gli interventi sporadici. Dicevamo che abbiamo un sistema legislativo compiuto e coerente che riguarda la persona minore d’età. Eppure, è sotto gli occhi di tutti l’analfabetismo di ritorno dei minori costituito da ragazzi che parlano e scrivono male in italiano, da persone che pur sapendo leggere e scrivere hanno difficoltà di comprensione del testo e via dicendo. Dunque, abbiamo detto di essere in grado di individuare le ragioni della crescita zero e nei passaggi di cui sopra ne abbiamo elencato qualcuna. L’elenco, tuttavia, è ancora lungo e si articola, a ben vedere, tra le varie agenzie educative, familia in primis. Orbene, così ragionando, si delinea una questione minorile, non minore, che pervade la trattazione del tema. E, tale questione, è talmente pervasiva che occorre, sì una visione d’insieme come ho appena enucleato, ma anche apposite e scriminate soluzioni e ipotesi di intervento. Occorreranno anni, e il giudizio è assai ottimista, perché rifiorisca una cultura dell’infanzia al centro del progetto politico, sociale ed economico della Nazione. E ancor prima delle ipotesi solutorie occorrerà una strategia di intervento ed un focus –obiettivo cui mirare. Ovverossia, il modello cui tendere per crescere figli sani ed equilibrati e farne gli uomini del domani. Un domani che, per quanto corre la modernità, è già oggi, bussa alle porte e alle coscienze di tutti noi, sollecitandoci risposte ed intraprese per ricompattare, riseminare e soprattutto educare ad una intelligenza laica che adopri le armi della critica costruttiva e si cibi di principi. La questione minorile è sul tavolo! Qualcuno dovrà farsi carico di studiarla, approfondirla e risolverla, pena la morte annunciata di un’età, quella minorile, alla quale finora ci si è disinteressati. Deve crescere l’attenzione per questa fase della vita tanto incredibilmente assorbente e fascinosa quanto inevitabilmente sintomo e cuore dell’umanità che verrà. Guardiamo all’infanzia come al momento cruciale dell’essenza umana dalla quale dipenderanno vizi o virtù dell’Uomo. Ciò è nei miei voti.

Garante per l’infanzia e l’adolescenza del Comune di Matera

Maria Grazia Masella

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