Per Inciso: Vittorio Manno, Angelo Rizzelli e la tradizione grafica italiana

Per chi abbia visitato la Grafica di Via Sette Dolori, incastonata fra i Sassi di Matera, è difficile non fare un’associazione spontanea fra l’aspetto geologico di quelle cavità e la pratica stessa dell’incisione. Quei buchi neri disseminati nel tufo chiaro sotto il cielo del sud diventano quasi la metafora del confronto fatto di dialogo e scontro fra il bianco della carta e il nero dell’inchiostro. Luogo e nome sembrano legati ad un destino: i sette dolori sono quelli del lento travaglio dell’incisore, che però sottintendono altrettante gioie (di cui non si dice perché c’è una certa mitologia intorno a questa figura di virtuoso e un po’ eremita) e promettono grandi ricompense, un po’ come alla fine di un cammino iniziatico.
Vittorio Manno e Angelo Rizzelli sono l’anima della Stamperia, che nel 1976 ha iniziato ad operare nell’ambito del Circolo La Scaletta, punto di riferimento di molti artisti ed intellettuali a livello nazionale e internazionale. Dal 1978 a Matera si sono avvicendati artisti-incisori rinomati come Guido Strazza, Giulia Napoleone, Peter Willburger, Assadour, Lorenzo Bruno, Hector Saunier apportando, con la loro esperienza didattica, linfa vitale anche alla ricerca dei due incisori salentini e poi materani d’adozione.
A questo proposito, è cosa nota che l’insegnamento di Guido Strazza – ospitato dalla Stamperia nel 1978 – sia stato qualcosa di
simile ad una pietra miliare nella storia della Grafica di Via Sette Dolori. Da quel momento è stato chiaro a Vittorio e Angelo che fare incisione non è solo usare una tecnica per esprimersi creativamente, ma che strumenti e tecnica devono produrre un segno, un insieme di segni che, in ogni artista animato da autentica pulsione, è individuale e dà vita ad un linguaggio per interpretare il mondo. Ritengo sia importante per la storia di tutti e due gli incisori, per altro caratterizzati da linguaggi
nettamente distinti, rimarcare l’importanza del contatto con tutti gli altri artisti appena nominati: si ha infatti la sensazione, confermata anche dalle loro stesse parole, che Manno e Rizzelli abbiano assorbito come spugne gli aspetti che più gli interessava del lavoro grafico altrui, ma in una chiave estremamente dinamica. Un profondo processo di metabolizzazione, infatti, ha permesso loro di rielaborare gli elementi assunti e farli  propri e combinarli, con il proprio bagaglio artistico,
costruendo linguaggi autonomi che da quel lontano 1978 continuano a dare traccia dell’esistente.


Questa premessa è dovuta perché se non si tiene conto di come è avvenuto l’avvio e il successivo sviluppo dell’arte di Manno e Rizzelli, non si comprenderà l’importanza del loro apporto al rinnovamento dell’arte incisoria in Italia. Tra loro, negli anni, si è instaurato un vero e proprio sodalizio, che li ha sollecitati più volte a esporre insieme, come nella presente occasione,
consuetudine che non deve indurci ad assimilare le due personalità. A tal proposito, mi sembra opportuno riprendere quanto lo
stesso Strazza ha avuto modo di scrivere in occasionedi una loro mostra ad Oslo nel 2005, da lui presentata, quando
così ne tratteggiò i profili: “Quello che nelle opere di Manno si dà come presenza ineffabile e assoluta, si fa in Rizzelli accadimento dinamico, volontaria costruzione. La geometria di Manno è pervasiva effusione di  luce, quella di Rizzelli è riferimento d’ordine, fino all’apparentemente contraddittoria citazione di strutture informali della materia, come a ricordare che di tanta geometrica chiarezza la materia è necessaria e non contraddittoria alterità. Lo spazio di Manno è pervaso di giusta  misura, quello di Rizzelli è tensione alla misura. Le immagini di Manno sono senza tempo, come fermate in un eterno istante,  quelle di Rizzelli scandiscono un prima e un dopo, si costituiscono come farsi di un progetto.” Ho fatto riferimento alle parole di Strazza proprio perché, alla luce della sua conoscenza dei due artisti, poteva anche sostenere senza incertezze che “per più  forti ragioni non si può non vedere come la pur comune predilezione per la sperimentazione tecnica, condotta in serrato  dibattito tra loro e altri ospiti del laboratorio, li abbia portati ad approfondire originalmente, ognuno per conto suo, le tecniche  di incisione diretta, con particolare attenzione alla maniera nera e varianti (il nero che nasconde il bianco), qui esemplarmente esibite in opere che rendono palese, con la comune perizia, la loro profonda diversità poetica e di linguaggio.” Parole, queste  ultime, che si possono ripetere – per inciso – anche per le opere presenti in questa mostra.

(Il testo qui offerto è tratto dalle presentazioni a due precedenti cataloghi degli artisti, scritte da Marina Bindella e Lucio Galante.)

NOTE BIOGRAFICHE

VITTORIO MANNO (1939) si diploma nel 1957 all’Istituto Statale d’Arte di Lecce per poi
stabilirsi a Matera nel 1966, dopo aver iniziato ad insegnare nella provincia materana già
nel 1959. Assieme ad altri, tra cui Angelo Rizzelli, fonda a Matera La Scuola Libera di Grafica,
che dal 1988 prenderà il nome di Grafica di via Sette Dolori. Organizza e partecipa
negli anni a corsi di incisione calcografica tenuti da Maestri quali Guido Strazza, Giulia
Napoleone, Peter Willburger e altri, elevando l’Associazione a rango di uno dei maggiori
centri europei per la ricerca e la sperimentazione nel campo dell’arte incisoria, coinvolgendo
Maestri da tutto il continente nonché dall’Oriente e dagli Stati Uniti. E’ premiato
nel 1991 con la Medaglia d’Onore alla VII Biennale di Lodz (Polonia), mentre espone in
mezzo mondo, da Cuba alla Norvegia, dal Brasile al Giappone. Tra le innumerevoli mostre
a cui partecipa citiamo l’autorevole Da San Pietroburgo a Matera: Vittorio Manno e
Angelo Rizzelli, tenutasi in Russia nel 2011 e poi a Matera nel 2012.

ANGELO RIZZELLI (1940) si trasferisce da Lecce a Matera nel 1972, dove insegna in diversi
licei locali. Nel 1976 fonda, con un gruppo di amici, La Scuola Libera di Grafica
presso La Scaletta di Matera. Partecipa a corsi di incisione calcografica tenuti da Maestri
quali Guido Strazza, Giulia Napoleone, Peter Willburger e altri, arrivando a fondare nel
1988, sempre a Matera e assieme a Vittorio Manno, l’Associazione Incisori Grafica di Via
Sette Dolori (http://graficaviasettedolori.blogspot.it). Qui, negli anni, porta avanti ricerca
e sperimentazione sia con colleghi di fama internazionale (Akané Kirimura, Hector
Saunier, Marina Bindella, Assadour, Lorenzo Bruno) che con studenti americani e europei
attratti dalle attività didattiche e dai laboratori dell’Associazione. Partecipa già dalla
fine degli anni ’80 a rassegne d’incisione in tutta Europa, tra le quali citiamo l’importante
mostra Da San Pietroburgo a Matera: Vittorio Manno e Angelo Rizzelli, tenutasi in Russia
nel 2011 e poi a Matera nel 2012. Molte le sue inclusioni in edizioni d’arte e numerosi i
premi e riconoscimenti.

ANTHONY MOLINO, curatore, è psicoanalista e pluri-premiato traduttore di letteratura
italiana in inglese. Membro associato della Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica, ha
tradotto in inglese i poeti Valerio Magrelli, Lucio Mariani, Mariangela Gualtieri, Luigia Sorrentino,
Paolo Febbraro e Antonio Porta, nonché commedie di Manlio Santanelli e Eduardo
De Filippo (“Natale in casa Cupiello”). Da sempre attento alle intersezioni tra la psicoanalisi
e altre discipline, da qualche anno Molino si interessa all’arte, ed è attivo nella promozione
di alcuni artisti. Scrive per la rivista d’arte online ARACNE (www.aracne-rivista.it),
per la quale cura la rubrica Raccordi. Questa è la terza mostra che organizza per la Fortezza
di Civitella del Tronto. Vive e lavora in Abruzzo. Email: tonymolino@hotmail.it

 

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