CIA: Il progetto del “Network dei Valori”

Il progetto del “Network dei Valori” con “Reti d’impresa territoriali” capaci di mettere in trasparenza l’intero processo di filiera che porta i prodotti agricoli e alimentari locali dal campo al consumatore; le proposte della Cia per una Politica agricola post 2020 che costruisca un’economia agricola efficiente, sostenibile e competitiva, partendo dal protagonismo degli agricoltori; un “Codice d’emergenza” da attivare in caso di calamità ed eventi catastrofici per bypassare le lente e farraginose procedure amministrative previste: sono le idee progettuali più significative dell’VIII Conferenza Economica della Cia in stretta sintonia con il “brand Qualità Basilicata” , quale Marchio d’Area ed efficace strumento di marketing lanciato dall’Assemblea Regionale di Basilicata. A rilevarlo è una nota della Cia lucana che sottolinea che per pagare un caffè al bar, l’agricoltore dovrebbe mettere sul bancone oltre 2 litri di latte  o almeno 11 uova o oltre 5 chili di arance. Ma anche per compare un biglietto del cinema, un produttore dovrebbe vendere quasi 18 chili di patate, che oggi “valgono” circa 45 centesimi al chilo, mentre al consumatore vengono proposte a 1,50 euro con un ricarico del 233%.  Per questo la Cia coglie l’occasione della Conferenza economica per rilanciare il progetto del “Network dei Valori“, su cui sta lavorando per raccogliere adesioni e contributi  dalla presentazione ufficiale all’Assemblea nazionale di novembre.    La proposta della Cia è semplice e chiara: bisogna creare accordi sinergici ben codificati tra l’agricoltura, l’artigianato, il commercio, la logistica, gli enti locali per costruire un percorso virtuoso intorno alle produzioni agroalimentari. Una sorta di patto per dare vita a “Reti d’impresa territoriali” con un codice di tracciabilità “ad hoc”, da apporre sul packaging dei cibi, a certificazione e garanzia del processo avvenuto all’interno di un accordo di “Network”.

Inoltre, la Politica agricola comune post 2020 -è emerso dalle proposte della Cia- deve favorire una crescita inclusiva che possa ridare fiducia ai cittadini europei. Ciò vuol dire investire nei territori, rafforzare la partecipazione dei cittadini mediante livelli di occupazione elevati e di qualità, combattere la povertà e sostenere lo sviluppo socio-economico delle aree rurali. Anche in questo ambito, l’agricoltura europea è chiamata a svolgere un ruolo da protagonista, fornendo un importante contributo in termini di Pil e di posti di lavoro diretti e indiretti, grazie all’effetto moltiplicatore derivante dal suo indotto. Il fatturato complessivo del settore primario comunitario vale più di 340 miliardi di euro. Gli agricoltori devono poter continuare a svolgere la preziosa funzione di gestione delle terre (land management) e per questa attività occorre gli vengano dedicate misure incentivanti “ad hoc”. Un obiettivo fondamentale -secondo la Cia- soprattutto per le aree geografiche più marginali dove l’agricoltura, attraverso i servizi ambientali e il sostegno economico, rappresenta spesso l’unico freno allo spopolamento.

Infine non bisogna dimenticare il ruolo strategico che le aziende agricole svolgono in termini di sicurezza. L’Italia, con circa mezzo milione di frane attive, è tra i Paesi in Europa più esposti ai pericoli e al rischio idrogeologico, che coinvolge quasi il 15% della superficie nazionale e l’82% dei Comuni. Cruciale il ruolo degli agricoltori che rappresentano le “sentinelle” del territorio capaci, grazie alla coltivazione dei terreni, di stabilizzare e consolidare i versanti, trattenere le sponde dei fiumi. Non ultimo, i danni provocati al patrimonio paesaggistico italiano che, tra turismo rurale e indotto legato all’enogastronomia tipica, “vale” più di 10 miliardi di euro l’anno. Il rapporto tra agricoltura e territorio quindi, alla luce delle criticità che l’Italia si trova a dover affrontare, diventa strategico. Nell’ultimo anno il fatturato generato dalle attività di supporto all’agricoltura (al cui interno rientrano anche le attività di conservazione del suolo, la manutenzione dei terreni, la gestione dei sistemi di irrigazione etc.) è valso oltre 6,5 miliardi di euro. La gestione delle terre, gli operatori biologici presenti sul territorio e le attività degli agriturismi sono fattori indispensabili sui quali puntare per mantenere il comparto forte e sostenibile.

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