Domenica 5 marzo sulle ferrovie dimenticate con Trekking Falco Naumanni

Alla scoperta del versante calabrese del Parco del Pollino

 

Anche quest’anno la prima domenica di marzo è dedicata alla Giornata delle ferrovie non dimenticate con iniziative in tutta Italia per valorizzare la rete delle vecchie ferrovie dismesse.

Siamo alla decima edizione, organizzata da Co.Mo.Do. – Confederazione Mobilità Dolce, a cui aderisce l’Associazione Onlus Trekking Falco Naumanni di Matera con una camminata lungo un tratto dimesso delle Ferrovie Calabro Lucane che si sviluppa in territorio calabrese, all’interno del Parco Nazionale del Pollino.

L’obiettivo resta quello di tutelare il patrimonio storico, sociale e culturale rappresentato dalle strade ferrate e di convertire le ferrovie definitivamente abbandonate in piste ciclo-pedonali.

L’itinerario interessa precisamente il territorio di Morano Calabro, a partire dalla stazione Carbonaro (m.755 di quota). Si attraverseranno gallerie e oltrepasseranno viadotti che si affacciano su suggestivi panorami, tra i monti del Pollino e la valle del Coscile, per raggiungere il casello ferroviario di Ospedaletto di Campotenese (m.957), dove terminava la tratta. Il percorso proseguirà lungo una strada e un comodo sentiero che porta sulla cima del Monte Cappellazzo (m.1210).

L’itinerario è prettamente escursionistico, non tanto per la lunghezza totale di circa 13 chilometri, ma a causa del fondo pietroso e dei tratti invasi dalla macchia mediterranea, soprattutto ginestre. Il ritorno avverrà sullo stesso tracciato.

L’incontro di pre-escursione è fissato per venerdì 3 marzo alle 19.45 presso la sede dell’Associazione Trekking Falco Naumanni in vico Lombardi n. 3. In caso di condizioni meteo avverse, l’escursione sarà rinviata a nuova data.


Matera, 2 marzo 2017


Cenni storici sulla Ferrovia Calabro-Lucana di Roberto Angelo Motta

In un contesto degno dei paesaggi mediterranei più belli, oggi il trenino della Ferrovia Calabro Lucana avrebbe solcato due Parchi: quello del Pollino e quello della Val d’Agri-Lagonegrese, le locomotive avrebbero collegato tanti piccoli borghi delle valli calabresi e lucane.

Ma la storia è andata in senso inverso. Del tracciato dismesso dei binari, oggi rimane la traccia che piano piano viene cancellata dalla vegetazione che si riprende i suoi spazi, tra asprezze morfologiche di territori unici, gallerie e ponti arditi, vere opere straordinarie diventate archeologia industriale.

Colpa di una politica scellerata che, oltre ad interrompere clamorosamente il servizio, permise uno smantellamento lento ma inesorabile, di tutte le strutture.

La ferrovia Lagonegro-Spezzano faceva parte di un più ampio progetto, che mirava a realizzare un collegamento su ferro in senso longitudinale fra le coste tirrenica e jonica, dal Napoletano alla piana di Sibari fra gli inizi degli anni ’20 e la fine degli anni ’70.

Progettualmente si decise per lo scartamento ridotto che risultava più conveniente per la costruzione, rispetto all’ordinario, impiegando meno materiale, ma anche perché il tracciato prevalentemente tortuoso non avrebbe consentito velocità commerciali superiori dai 15 ai 30 km/h.

Nel 1915 venne inaugurata una prima tratta, da Spezzano Albanese a Castrovillari, comprendente sezioni a cremagliera. Nel 1916 il servizio venne prolungato fino a Morano Calabro.

Dopo una grave crisi economica i lavori vennero ripresi solo nel 1929 con la realizzazione della tratta Lagonegro-Laino Bruzio (gli odierni Laino Castello e Laino Borgo un tempo unificati).

I lavori continuarono e nel 1931 si completò l’intero tracciato con l’apertura del tratto Laino-Morano completando di fatto il collegamento che unificava la Lucania e la Calabria.

La linea attraversava territori di orografia difficile, per cui furono necessari accorgimenti progettuali a quel tempo importanti dal punto di vista dell’esecuzione, pertanto ponti, viadotti arditi e tortuosità artificiali, necessarie a mantenere le pendenze accettabili, portarono alla presenza di numerosi tornanti come quelli presso la “Dirupata” (tratto dell’escursione organizzata da Trekking Falco Naumanni).

L’avvento della diffusione delle auto e la costruzione dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria fecero perdere interesse all’utilizzo del trasporto passeggeri su rotaia.

Quello che risultava soddisfacente rimaneva il traffico merci vista anche la forte vocazione agricola e di sfruttamento boschivo dove il tracciato insisteva.

Purtroppo anche la natura stessa del territorio influì molto sulla storia della ferrovia. Le ingenti risorse per la manutenzione dei manufatti non potevano più essere sostenuti per cui cominciarono ad evidenziarsi i primi cedimenti alle volte delle gallerie e fenomeni di smottamento con conseguenti problemi di deformazione dei ponti. Ciò spinse l’amministrazione a cominciare a chiudere alcuni tratti dirottando i passeggeri verso i primi autobus di autoservizi sostitutivi.

La non conveniente idea di ristrutturazione collegata all’esiguità del numero dei passeggeri ed i continui problemi sul tracciato, convinsero l’amministrazione ad utilizzare definitivamente mezzi su gomma.

Agli inizi dei primi anni ’70 i cedimenti divennero insostenibili e quindi si decise per la definitiva interruzione del traffico anche sulla tratta Castrovillari–Spezzano Albanese. La ferrovia privata dei suoi naturali collegamenti con la rete nazionale, divenne un inutile moncone e sia il traffico passeggeri sia quello delle merci subì un notevole calo. Intanto alla stazione di Castrovillari si iniziava lo smantellamento dell’infrastruttura ferroviaria per far posto alla nuovissima Autostazione dei Pullman, come si può notare oggi. Ormai era chiaro che la tratta sopravvissuta, quella che andava da Castrovillari al Bivio di Latronico, risultava sempre meno capace di competere con il sistema stradale, soprattutto dopo la realizzazione dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. L’esercizio ferroviario si prolungò per qualche anno ancora e fu definitivamente soppresso nel giugno 1978. Agli inizi degli anni ottanta la ferrovia fu completamente dismessa e smantellata dei binari e delle traversine.




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